mercoledì 29 dicembre 2021

NATALE 2021 - "Dio ama e solo questo vince la paura. È la prima parola che viene rivolta a quei pastori: non temete, non abbiate paura!" don Matteo Zuppi, cardinale (TESTO E VIDEO)

NATALE 2021 
Dio ama e solo questo vince la paura. 
È la prima parola che viene rivolta a quei pastori: 
non temete, non abbiate paura! 
Don Matteo Zuppi, cardinale

Bologna - Cattedrale



OMELIA MESSA DELLA NOTTE DI NATALE

“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”. Ecco il segreto che contempliamo questa notte, notte di solo amore, che restituisce sentimenti a cuori spesso involgariti e aridi. Per vederla dobbiamo entrare dentro noi stessi e uscire verso gli altri, scendere nel profondo della nostra vita così com’è, nella mangiatoia del nostro cuore, perché anche lì il Signore si lascia deporre. Le tenebre non hanno vinto questa luce che viene nel mondo. Ma non dobbiamo dimenticare che le tenebre continuano a cercare di vincerla, spesso con la stolta complicità degli uomini che la luce della fede e dell’amore la nascondono sotto il moggio o che si lasciano attrarre da “delle piccole luci che illuminano il breve istante, ma sono incapaci di aprire la strada”. Quando manca la luce, “tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla meta da quella che ci fa camminare in cerchi ripetitivi, senza direzione”, scrive Papa Francesco insieme a Papa Benedetto.

È duro camminare nelle tenebre. Lo capiamo quando ci misuriamo con le tenebre delle tante pandemie, che questa pandemia ci può insegnare a riconoscere: la malattia e la sofferenza, la scomparsa di una persona cara che misuriamo proprio a Natale in una sedia che rimane vuota; la violenza che diventa aggressività epidermica, un po’ elettrica, violenza contro le donne o follia banale, indecente per come si mette a rischio la vita ma anche indecente filmarla con i cellulari invece di intervenire per bloccarla; la povertà, con le sue tante e dolorose sorelle, che spingono a farsi stranieri pur di sfuggirle; la guerra, mostro che uccide la vita, quando si ode il rimbombo dei calzari dei soldati e troppi mantelli sono pieni di sangue, come descrive il profeta Isaia, spesso nel disinteresse del mondo.

Le pandemie le capiamo nel volto concreto di una persona, nei suoi occhi. Guardiamo gli occhi e capiremo meglio come qualunque cosa avete fatto ad uno di questi suoi fratelli più piccoli l’avete fatta a Lui. Nell’indifferenza si lascia solo, nudo, affamato, straniero tutto l’universo, il sole che sorge, il Verbo senza il quale nulla “è stato fatto di ciò che esiste”. Ma nell’amore è il mondo intero che è Gesù ad essere amato! A volte le tenebre sono nascoste nel cuore, nelle pieghe dell’anima, come quando il mondo crolla addosso poco alla volta e l’io, che l’idolatria del benessere esalta, precipita nell’abisso della malinconia e della depressione. Sono tenebre che spengono la voglia di vivere e di essere migliori, rendono schiavi di dipendenze e di se stessi.

Ecco allora nella notte e in quelle notti di buio profondo vediamo la luce del Natale, sempre uguale e sempre nuova, che non smettiamo di scoprire perché ci dice “ti amo” per aiutarci a capire chi è Dio, chi siamo noi e quanto siamo preziosi. È una luce che non acceca, non abbaglia come una falsa idea di forza, fosse pure cristiana, potrebbe fare credere. È una luce forte, fortissima, perché più forte delle tenebre; è dolce, tenerissima, umana, possibile a tutti, per tutti, che non allontana ma attrae; non ordina, ma bussa; non fa sentire condannati perché sporchi ma rende puri perché amati; che conosce le nostre imperfezioni e le trasforma perché tutto è bello quando è amato da Dio.

Questa luce non è una entità generica. Ha un nome e un volto: l’Emanuele, Gesù, il Dio con noi che significa anche “io con te” e anche “io con io” perché non scappiamo più da noi stessi e da Lui, perché l’alto ci fa trovare l’altro e anche noi stessi. Dio rischia consegnandosi a noi perché non siamo buoni ma vuole che lo diventiamo. Lui assume il rischio che spesso fa dire a noi: “Non voglio figli”, “Debbo pensare solo a me stesso perché il mondo è troppo duro e difficile”. Dio ama e solo questo vince la paura. È la prima parola che viene rivolta a quei pastori: non temete, non abbiate paura! Questa è la gioia così umana di questa notte, questo pezzo di paradiso, che proprio perché non si impone chiede qualcosa a noi. Lo aveva capito nella pandemia dell’idolatria nazista e poco prima di essere deportata nei campi di concentramento, dove venne uccisa, la giovanissima Etty Hillesum. Lei promise a Dio una cosa soltanto: “Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me” perché “siamo noi a dover aiutare te” e dobbiamo “salvare un piccolo pezzetto di te in noi stessi, mio Dio”.

Ecco chi dobbiamo salvare nelle pandemie, nella marea dell’individualismo che tutto sommerge: Gesù. Lui. È per tutti ma per loro non c’è posto. “Per loro non c’era posto nell’alloggio”. Come non c’era posto? A volte facciamo di questo una colpa proprio a chi resta fuori! La paura, l’egoismo, il pregiudizio occupano tutti i posti, fanno sentire in diritto di farlo, anche quando le case sono mezze vuote e la convenienza stessa indica il contrario. Non hanno posto, non perché non c’è, ma perché non vediamo con amore un forestiero che può diventare un fratello. Quando le porte restano chiuse vuol dire che non c’è amore, non che non c’è posto! Gesù resta fuori e fuori dobbiamo cercarlo.

Il Vangelo non ci lascia alibi: chi non trova posto è Gesù. Quando accogliamo Gesù non prendiamo un problema, un utente da sistemare, un peso, ma l’amore. Quando manca, non perché non ci sia ma perché nascosto in noi o speso alla ricerca di una vita pornografica che lo ruba ma non lo restituisce, tutti finiamo per perdere il nostro valore. Ecco, allora siamo chiamati ad essere pastori. Vegliano perché hanno qualcuno da proteggere, hanno un gregge, cercano il futuro. Non sono gli intelligenti, i sapienti, i ricchi che pensano a sé: hanno cura degli altri. Ecco, a chi veglia e nella preghiera cerca il Signore e difende il gregge, a chi si ferma ad aiutare chi vive per strada, a chi si prende cura e visita un anziano perché non può accettare che resti solo e diventa un angelo che protegge dall’inferno di tanti fantasmi e sofferenze, a chi dona fiducia ad un ragazzo o ad uno straniero non perché buono ma perché lo diventi, ecco a chi si prende cura del prossimo – e tutti possono farlo – parla l’angelo di questo Natale.

Sono io, Gesù. Non avere paura di amarmi e di amare! Io non ho paura di te perché tu abbia fiducia che l’amore vince il male. Sono nato per te e per voi, fratelli miei tutti. Sono fragile perché così non scappi più da me, da te stesso e dalla tua debolezza. Sono povero, perché così capisci quello che ti fa ricco e gioisci di tutto perché trovi quello che conta per davvero. Sono per te e per voi, perché non posso vederti e vederli nella tempesta delle pandemie e la vostra sofferenza mi fa soffrire. Io nasco nel tuo cuore perché non ho paura e perché tu non abbia più paura di amarmi e di amare. Se mi ami anche tu diventi luminoso. Sono piccolo perché tu diventi grande e possa crescere con me e diventare grande di cuore. Aiutami, come sai e come puoi a portare luce nel buio così forte in questa pandemia. Io sono la gloria di Dio che è nel più alto dei cieli ma io sono qui sulla terra, con te e con gli uomini che amo.

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Omelia integrale



OMELIA MESSA GIORNO DI NATALE

Natale con la sua realtà disarmante, essenziale, semplice, profonda riesce a cambiare i nostri cuori. È occasione – certo non solo per il consumismo – nella quale volentieri scegliamo regali per le persone che amiamo e siamo contenti di fare sentire loro il nostro amore, tanto che offrire un segno di riconoscenza all’altro è un obbligo che rispettiamo volentieri.

È quello che sceglie Dio che a Natale ci regala il suo amore. In realtà ci rendiamo conto che dalla sua pienezza abbiamo ricevuto grazia su grazia, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, delle quali spesso non ci accorgiamo, pensiamo siano un diritto, un nostro possesso oppure le diamo per scontate, motivo per cui siamo scontenti, perché non capiamo quanto il Signore ci circonda con tanti segni di amore. Dipende da noi capirlo.

Quando accade, siamo liberi dal cercare quello che ci manca e sappiamo godere del tanto che abbiamo. La grazia basta perché contiene tanto amore. Il consumismo non basta mai. Dio ci regala il suo amore a Natale: non ci compra, non impone, non ci circuisce con l’inganno o, come si direbbe, con l’abuso di potere, non ci possiede: ci ama. Quando anche noi diciamo al Signore: ti amo, voglio essere tuo, ho gioia di stare con te, da quando ti conosco voglio essere migliore, mi sento sicuro perché sei con me, ecc., allora è Natale nel cuore.

Natale, infatti, è la prima prova più grande dell’amore di Dio, il regalo più impegnativo: se stesso. Gesù non regala qualcosa che parli del suo amore, non ci riempie di regali come chi deve convincerci o chi non sa regalare il suo cuore e risolve mandando cose. Gesù dona se stesso e così si espone, si dichiara, corre il facile rischio di essere rifiutato, tradito, male interpretato. Ma ci ama.

Stamane in carcere con i detenuti abbiamo detto che in fondo si fa carcerare proprio per stare insieme a noi, per liberarci dalla condanna della vita prigioniera della terra e aprirci la strada del cielo e per donarci la chiave per uscire. Gesù non ci obbliga ad aprire la cella di cui solo noi abbiamo la chiave, quella del nostro cuore.

Dipende solo da noi. Quando ce ne accorgiamo avviene qualcosa di bellissimo, sempre affidato a noi, ma che ci cambia: dire anche noi al Signore ti amo, ti prendo con me, imparo da te ad amare il prossimo, perché chi ama Dio ama il prossimo. Ama: non svolge un compito. È perché amiamo che affrontiamo i sacrifici, non viceversa. Alla Dozza lo hanno capito i detenuti che hanno spontaneamente raccolto tra loro dei soldi per aiutare i bambini del reparto di oncologia pediatrica. Mi ha molto commosso. Nessuno è tanto povero da non potere aiutare uno che sta peggio di lui.

Ecco Natale, inizio di una vita nuova. Sarà perfetta o sarà la stessa di prima? Non lo sappiamo. La differenza è che c’è Lui e noi siamo gli stessi ma nuovi. Noi avremo sempre bisogno di imparare ad amare e certamente sbaglieremo: ma il Signore non si stancherà di volerci bene, perché la sua è una nuova creazione come descrive il prologo di Giovanni e con Lui inizia anche un uomo nuovo. In principio e poi inizia tanta vita diversa, perché amata.

Forse Dio non si accorge di come siamo? Perché non pensa in maniera scettica che tanto uno resterà sempre lo stesso? Non si fida troppo? Certamente, ma come un padre non si arrende anche Dio ci aspetta sempre, ci cerca, perché sa che vogliamo e possiamo diventare nuovi. Lo sappiamo: la vita non cambia come schiacciando un tasto, in maniera digitale o scavando tanti pozzi in superficie, ma scavando in profondità nel nostro cuore, perché solo così si trova la sorgente che in esso è nascosta. Natale, infatti, non è un’emozione: è carne, un bambino che è nato e ci è affidato, che chiede solo una cosa: mi ami, mi prendi con te, mi fai tuo. Certo, è Lui che ci adotta ma siamo noi che dobbiamo aprirgli la casa del nostro cuore. Perché tutto questo avviene solo per amore.

Natale ci apre al mondo intero, perché è nato per tutti e con Gesù tutti li sentiamo nostri, tutto ci appartiene nell’amore. E questo è bellissimo. Gesù è una presenza personale, ma non individuale; è privata, ma pubblica, come la nostra vita che è nostra ma trova il suo senso quando la doniamo, diviene di altri. Dio stesso fa così con ciascuno di noi. Viene per me, per entrare nella mia vita e per collegarla al prossimo perché non siamo noi se soli ma siamo noi se stiamo insieme.

Chi sono, però, questi “suoi” ai quali ha dato il potere di diventare figli? Possono essere tutti. È un potere che ha dato Lui a chi lo accoglie: essere come Lui. È questo il potere dell’amore perché l’unica cosa che chi ama desidera è che l’altro dica di sì, corrisponda. I suoi sono quelli che lo accolgono.

Non si appartiene ai suoi per diritto, per eredità, per meriti, credendo di possedere senz’amare. L’hanno accolto, hanno sentito che si è fatto carcerato nella cella di questo mondo e della vita che ha una barriera, un limite invalicabile, che non fa uscire: la morte. Ci cerca e attende che gli diciamo ti voglio bene. Il nostro popolo è libero dai legami di sangue, non perché non valgano ma perché viviamo un legame ancora più forte, che dona senso agli stessi legami di sangue: siamo suoi per amore, quello che il sangue non garantisce.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Perché come nella creazione il divisore lo nasconde agli uomini, lo fa immaginare come un limite e non come libertà. Per questo i “suoi non lo hanno accolto”. Lo riduciamo ad una regola da osservare o da evitare e non lo accogliamo nel cuore come amore da vivere. Se il Vangelo diventa una legge e non spirito ci fa sentire suoi ma non lo siamo.

Suoi lo diventiamo non perché perfetti, ma perché osserviamo i precetti, perché ci sentiamo amati. Questa è la differenza del Natale, quella per cui i perfetti non sono suoi, mentre quelli con una vita sbagliata, rovinata, lo diventano. Ecco perché i primi saranno gli ultimi e i pubblicani e le prostitute ci passano avanti nel regno dei cieli. Non ci costringe: non sarebbe amore. Siamo suoi e amiamo perché liberi. Non ha ragione Nicodemo per cui chi è vecchio resta tale, chi ha sbagliato sbaglierà! Nicodemo non conosce l’amore di Dio e può nascere solo dall’alto. Gesù è amore, è un corpo, concreto non virtuale.

Oggi, Natale del Signore nel mondo, si realizza l’attesa di tutti i poveri e i piccoli. Cantano i bambini dell’Antoniano per rassicurare Gesù perché scenda lo stesso sulla terra: “Forza Gesù, non ti preoccupare se il mondo non è bello visto da lassù, tutto il male che viviamo sulla Terra. Ogni lacrima che scende sale su. Con il tuo amore si può sognare. E avere un po’ di Paradiso. Quaggiù”.

Sì, Gesù non ti preoccupare, vieni lo stesso nonostante tanta violenza e cattiveria, nonostante le tante lacrime che scendono giù. Tu non ti abitui alla sofferenza delle persone e tu le raccogli, asciughi le lacrime apri alla fiducia. Insegnaci Signore ad aiutarti, a prendere sul serio il tuo amore, ad essere umili e pieni di gioia per metterci a servizio, amando tutti perché incontrino il tuo amore. Gloria a Dio e pace in terra agli uomini amati dal Signore.

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