giovedì 3 dicembre 2020

LA PROPRIETÀ PRIVATA? E' UN BENE, SÌ, MA NON ASSOLUTO di Leonardo Becchetti

 

LA PROPRIETÀ PRIVATA?
E' UN BENE, SÌ, MA NON ASSOLUTO

Significa che quello che ho posso cederlo o usarlo in modo tale da realizzare un bene maggiore. La Chiesa lo dice da secoli. Il Papa l'ha ribadito. L'analisi dell'economista Leonardo Becchetti

Papa Francesco ha detto che la proprietà privata non è un diritto inalienabile e molti si sono scandalizzati. Ogni volta che la Chiesa parla di proprietà privata qualcuno si stupisce anche se il concetto è sempre lo stesso da secoli. La proprietà privata è un bene perché assicura stabilità e sicurezza alla persona. Ma è un bene subordinato a beni superiori. Il principio superiore è la destinazione universale dei beni che significa che quello che ho posso cederlo o usarlo in modo tale da realizzare un bene maggiore.

Chi si stupisce ogni volta che da 2000 anni risente questo pensiero si stupirebbe ancor più sapendo che lo stesso principio vale in tutti gli ordinamenti giuridici del mondo dove esiste l’esproprio per fini di utilità sociale, dietro indennizzo ovviamente. Quindi la proprietà privata non è inalienabile quando dobbiamo evitare che un’autostrada abbia cento tornanti che passano attorno alle case di chi si oppone alla sua costruzione in quel tratto di territorio.

Il tema ha molti risvolti. Ad esempio oggi il voto col portafoglio è un bellissimo e nuovo modo di subordinare ed orientare proprietà di beni e potere economico al bene superiore della dignità della persona e del lavoro e della tutela dell’ambiente. Rendendo la nostra vita più “ricca”. Il mondo poi cambia e oggi in molti casi l’accesso senza necessariamente proprietà è più importante per garantire sicurezza e diritti. Le cose più importanti di oggi (la rete, i contenuti audiovisivi, i dati, persino molti mezzi di trasporto in sharing) non le possediamo ma ciò che conta è potervi accedere.

Va da sé che la Chiesa deve applicare il principio innanzitutto a se stessa. Ci sono moltissimi beni demaniali ecclesiastici e proprietà di enti religiosi che nei casi migliori riacquistano vita e generatività con comodato d'uso a persone e associazioni che proseguono la mission dei fondatori. O terreni affidati a cooperative di giovani con buoni progetti imprenditoriali.

E’ povero chi non sa godere di ciò che non possiede (che è la stragrande maggioranza di quello che ci circonda). Ed è povero o meno generativo chi non sa utilizzare i suoi beni e il suo potere economico (consumo, risparmio, proprietà) per generare beni più grandi, avere maggiore impatto sociale ed ambientale e dunque avere una vita più felice e ricca di senso. Sarà un paradosso ma i limiti al diritto di proprietà sono ciò che veramente ci consente di fuggire le forme più gravi di povertà di senso del vivere. Le regole del gioco della vita sono sempre state queste, dall’inizio della storia dell’uomo.