venerdì 3 luglio 2020

Sos dalla Caritas: 130 mila nuovi poveri sono italiani rimasti fuori da qualsiasi sostegno... in molti non possono più curarsi. Aumentano usura, depressione e violenze in famiglia.

Sos dalla Caritas: 130 mila nuovi poveri 
sono italiani rimasti fuori da qualsiasi sostegno... 
in molti non possono più curarsi. 
Aumentano usura, depressione e violenze in famiglia.


COVID-19: nuovo monitoraggio Caritas su povertà e risposte ai bisogni

Il 2 luglio di 49 anni fa, fortemente voluta da San Paolo VI, nasceva Caritas Italiana. In questi decenni ha sempre cercato, in fedeltà al mandato ricevuto, di essere - come ha sottolineato papa Francesco in occasione del 45° - “stimolo e anima perché la comunità tutta cresca nella carità e sappia trovare strade sempre nuove per farsi vicina ai più poveri, capace di leggere e affrontare le situazioni che opprimono milioni di fratelli – in Italia, in Europa, nel mondo”. Un servizio impegnativo che grazie al fiorire delle 218 Caritas diocesane ha messo radici sul territorio, dentro le comunità locali.

Durante la pandemia, di fronte alle sfide drammatiche e nonostante le forti criticità, Caritas Italiana e tutte le Caritas diocesane hanno continuato a restare accanto agli ultimi, sia pure in forme spesso nuove e adattate alle necessità contingenti. In questo quadro va segnalata la seconda rilevazione nazionale condotta dal 3 al 23 giugno. L’indagine, attraverso un questionario strutturato destinato ai direttori/responsabili Caritas, ha approfondito vari ambiti: come cambiano i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate nei Centri d’ascolto e nei servizi Caritas; come mutano gli interventi e le prassi operative delle Caritas alla luce di quanto sta accadendo; qual è l'impatto del Covid19 sulla creazione di nuove categorie di poveri; qual è l'impatto dell'attuale emergenza su volontari e operatori. I dati raccolti si riferiscono a 169 Caritas diocesane, pari al 77,5% del totale. 

Rispetto alla situazione ordinaria nell’attuale fase il 95,9% delle Caritas partecipanti al monitoraggio segnala un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas.
Nel dettaglio rispetto alle condizioni occupazionali si sono rivolti ai centri Caritas per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari/saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga, lavoratori autonomi/stagionali in attesa del bonus 600/800 euro, pensionati, inoccupati in cerca di prima occupazione, persone con impiego irregolare, casalinghe.

Altre questioni evidenziate sono: problemi burocratici/amministrativi, difficoltà delle persone in situazione di disabilità/handicap, mancanza di alloggio in particolare per i senza dimora, diffusione dell'usura e dell'indebitamento, violenza/maltrattamenti in famiglia, difficoltà a visitare/mantenere un contatto con parenti/congiunti in carcere, diffusione del gioco d'azzardo/scommesse.

Fondamentale accanto all’impegno degli operatori è stato l’apporto di migliaia di volontari tra cui molti giovani che nella fase acuta della pandemia hanno garantito la prosecuzione dei servizi sostituendo molti over 65 che in via precauzionale rimanevano a casa. Tra operatori e volontari sono stati 179 quelli positivi al Covid-19, di cui 95 ricoverati e 20 purtroppo deceduti. Piccoli segnali positivi arrivano dal 28,4% delle Caritas che, dopo il forte incremento dello scorso monitoraggio, con la fine del lockdown hanno registrato un calo delle domande di aiuto.

Non tutte le Caritas interpellate hanno quantificato con precisione le persone accompagnate e sostenute da marzo a maggio, che comunque, dalle risposte parziali pervenute, risultano quasi 450.000, di cui il 61,6% italiane. Di queste il 34% sono “nuovi poveri”, cioè persone che per la prima volta si sono rivolte alla Caritas. 92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno. Complessivamente - grazie al fiorire di iniziative di solidarietà e al contributo che la Conferenza Episcopale Italiana ha messo a disposizione dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica - i servizi forniti sono stati molteplici: dispositivi di protezione individuale/fornitura igienizzanti, pasti da asporto/consegne a domicilio, servizi di ascolto e accompagnamento telefonico, acquisto farmaci e prodotti sanitari, ascolti in presenza su appuntamento, supporto/orientamento rispetto alle misure messe in atto dalle amministrazioni/governo, assistenza domiciliare, attività di sostegno per nomadi, giostrai e circensi, servizi di supporto psicologico, rimodulazione dei servizi per senza dimora, accompagnamento alla dimensione del lutto, sportelli medici telefonici, aiuto per lo studio/doposcuola, alloggio per quarantena/isolamento, presenza in ospedale/Rsa, accoglienza infermieri e medici.
(fonte: Caritas Italiana 01/07/2020)
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LA MISERIA, EFFETTO COLLATERALE DEL COVID: PICCO DEI NUOVI POVERI

Da marzo a maggio, la Caritas italiana ha seguito quasi 450.000 persone, di cui il 61,6% italiane. Di queste il 34% s'è rivolto per la prima volta ai centri sparsi sul territorio. Risposte mirate a seconda dei problemi segnalati: 92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno.


Allarmano i numeri e quel che si cela dietro le cifre: 450 mila richieste di aiuto in tre mesi da marzo a maggio; aumentano i “nuovi poveri”; s'ingrossano le fila degli italiani in difficoltà. È un quadro preoccupante quello tracciato dalle indagini Caritas, da cui emerge che la pandemia ha messo a dura prova una parte consistente della popolazione. Fra le persone sostenute da marzo a maggio ben più della metà - il 61,6% - sono italiane. E di queste un terzo - il 34% - sono “nuovi poveri”, cioè persone che per la prima volta si sono rivolte alla Caritas. Le difficoltà poi non si sono esaurite con la fine del lockdown, ma continuano ancora oggi.

A mancare, in Italia, è in primo luogo il lavoro. In una rilevazione condotta fra il 3 e il 23 giugno, il 95,9% delle Caritas diocesane partecipanti al monitoraggio (169, pari al 77,5% del totale) segnala infatti un aumento dei problemi legati alla perdita delle fonti di reddito, mentre oltre la metà segnala problemi come difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia a cure e assistenza sanitaria. Ampio il ventaglio delle persone che si sono rivolte ai centri Caritas, fra cui disoccupati, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari privi di ammortizzatori sociali, dipendenti in attesa della cassa integrazione, pensionati e casalinghe.
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Laura Bellomi 01/07/2020)

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Ci sono le ferite emotive dei bambini e c'è anche il disagio economico delle fasce più vulnerabili della popolazione. La Caritas ha assistito 450mila persone durante il lockdown. Di queste il 34% sono nuovi poveri: ovvero cittadini che mai, prima della pandemia, avevano avuto bisogno di rivolgersi all'associazione. Il servizio di Massimiliano Niccoli

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