lunedì 20 luglio 2020

IMPARATE IL MIO NOME. Lettera di Abhisar a due giovani milanesi

IMPARATE IL MIO NOME. 
Lettera di Abhisar a due giovani milanesi


Cari ragazzi, (come chiamarvi visto che ne avete sui 25 anni e tanto piccoli non siete) voi che l’altra sera lungo la Darsena a Milano non avete incrociato me - perché io sto a Mestre - ma avrei potuto essere io quello sventurato che avete deciso di aggredire e con violenza scaraventare nei Navigli. Anche lui faceva il mio “mestiere” e posso assicurarvi che, non avendo né casa né conto in banca, raggranellare qualche spicciolo vendendo rose nei ristoranti mi spinge a resistere, nonostante da qualche tempo siano aumentate le persone che si scagliano contro di me come se gli avessi fatto qualcosa. Ma mentre le prime volte mi mordevo la lingua per non ribattere, ora ho imparato a spiazzarli con una gentilezza in più, tentando di regalare loro una rosa, ma spesso reagiscono male e allora me ne vado un po’ triste.

Chissà ragazzi se sapete che il mio “collega” di Milano, preso a botte e spinto in acqua, ha cominciato a annaspare (se veniva come me dalla regione di Rangpur, di certo non sapeva nuotare) e rischiava di affogare. I commenti della gente non mi convincono e da troppo tempo, ad ogni episodio di razzismo e odio verso gli stranieri, si cerca di minimizzare: 'Vabbè, non s’è fatto niente'. In fondo, paragonata alle notizie drammatiche dalla Lombardia dilaniata dal Covid, per i media è stato solo un insignificante fatto di cronaca, come certo non fa notizia la nostra vita di persone come me etichettate per semplificare “senza fissa dimora”.

Ma per questo io mi rivolgo a voi, giovani, e vi chiedo solo di fermarvi a pensare al vostro gesto senza accampare le giustificazioni dei giornali: “Non esageriamo. E’ stata solo una ragazzata!”
Vi chiedo di ripensare alla vostra vita, alla preziosità della vostra persona con tutto il tesoro di doni che la rendono bella e degna di essere vissuta in pieno. E quando avrete provato a stilare una lista di queste cose belle pensate che un dono così è destinato ad ogni donna e ogni uomo che nasce a questo mondo e che nessuno ha diritto di attentare e sfregiare questa sua vita di figlio di Dio.
Forse per questo in tutte le culture siamo abituati a dare un nome ad ogni persona-capolavoro di Dio. Per non dimenticarci mai il suo immenso e inviolabile valore. Allora vi suggerisco un esercizio: informatevi di come si chiamava la vostra vittima e imparate a memoria il suo nome, come quello di un amico.
E se proprio non scoprite il suo, memorizzate il mio di nome, che come lui e come voi due mi sento un autentico capolavoro!
Vostro fratello, Abhisar


Nota: Abhisar (nome di fantasia) è analfabeta e pur essendo da tanti anni in Italia non ha mai imparato bene l’italiano. Ha provato a raccontare a don Nandino Capovilla la sua serata di “lavoro” come venditore di rose e lui gli ha riportato il fatto di cronaca del 15 luglio 2020. Don Nandino ha scritto questa lettera che Abhisar ha dimostrato di apprezzare essendo così simile alla sua invisibile vita.
(Bacheca facebook di Nabdino Capovilla 19/07/2020)




Un venditore di rose del Bangladesh è stato aggredito senza motivo da due ragazzi che lo hanno insultato e colpito. La vittima ha cercato di difendersi, di scappare, ma non c’è riuscito e subito dopo è stato preso e gettato nelle acque del Naviglio.

L’uomo è stato soccorso e aiutato ad uscire dall’acqua da alcuni passanti e ragazzi che si trovavano a quell’ora della notte lungo i Navigli, poi è stato medicato dal 118 anche se non ha avuto grandi problemi al di là dello spavento e di qualche contusione.
I suoi aggressori si sono dileguati approfittando del fatto che c’era molta gente in quel momento nella zona.

La Polizia è al lavoro per acquisire le immagini dalle telecamere di sorveglianza.