sabato 6 giugno 2020

In migliaia a Minneapolis per commemorare Floyd - "Togliete le vostre ginocchia dai nostri colli" (Testo e video)

In migliaia a Minneapolis per commemorare Floyd
"Togliete le vostre ginocchia dai nostri colli"
Il reverendo newyorchese Al Sharpton, noto leader della lotta per i diritti civili, 
ha annunciato che il 28 agosto organizzerà una marcia su Washington 
nel 57/o anniversario della storica dimostrazione per i diritti civili.
"Torneremo il 28 agosto per riaffermare quel sogno (di Martin Luther King)",
 ha affermato Sharpton, durante il discorso funebre tenuto per i funerali di Floyd. "
Dobbiamo tornare a Washington - ha aggiunto - neri, bianchi, latini, arabi, 
all'ombra di Lincoln, è il momento di mettere fine a tutto questo".
#JusticeForGeorgeFloyd  #blacklivesmatter  #ICantBreathe




Il discorso del reverendo Alfred Charles "Al" Sharpton
"Voglio che non ce ne stiamo seduti qui come se fosse un funerale normale. George Floyd non dovrebbe essere deceduto. Non è morto per una malattia fisica. Lui è morto per una malattia del sistema di giustizia americano. Lui è morto perché non c’è stato un comportamento sano che ha insegnato a questo paese che se commetti un crimine, non importa se stai vestendo dei jeans blu o una uniforme blu, tu devi comunque pagare per il crimine commesso.

Quindi non è un funerale normale. Non è una normale circostanza, anche se molto comune, e noi dobbiamo farci i conti. Lasciatemi dire che per chi tra voi ha bisogno di un riferimento biblico per un omelia, potete andare a leggervi Qoèlet 3,1: «Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo».
Lo lascio lì, per ora.


Un presidente che brandisce la Bibbia

Ho visto qualcuno starsene davanti ad una chiesa l’altro giorno, occupare quello spazio come risultato di un atto di violenza. E poi impugnava una Bibbia con la mano. Ho predicato sin da giovane. Non ho mai visto impugnare una Bibbia in quel modo in tutta la mia vita. Ma lasciamo stare. Dato che ha impugnato la Bibbia, probabilmente quell’uomo ci sta guardando oggi. Vorrei che quell’uomo la aprisse, la Bibbia, e vorrei che andasse a leggere Qoèlet 3,1: tutto ha il suo momento. Credo che il nostro sforzo di fare sapere al mondo quello che succede nelle nostre strade e nelle strade d’Europa sia lo sforzo di rendere evidente che tempo sia questo.

Prima di tutto, non possiamo usare la Bibbia come un feticcio. E per quelli che hanno uno scopo che non sia la giustizia, questa famiglia non vi lascerà usare George come un feticcio. Se vuoi farti sentire, non usarlo. Lottiamo per cosa è giusto. Apertamente.

Lasciate che vi racconti questo. Sono cresciuto a Brownsville, e avevamo gli scarafaggi. Ora, so che Kevin Hart e qualche ricco di Hollywood qui presente non sa cosa sono gli scarafaggi, ma noi avevamo gli scarafaggi, ed erano schifosi, ed una cosa ho imparato a riguardo degli scarafaggi è che se tu tieni la luce spenta, se sei al buio, uno scarafaggio salterà fuori sulla tua tavola e si farà un bel banchetto. Così, ho imparato che uno dei modi per scacciare gli scarafaggi è accendere la luce, puoi vederli e rincorrerli e schiacciarli, e ho speso tutta la mia vita a rincorrere scarafaggi in questo paese.

I can’t breathe
Appena ho parlato con la famiglia di George e capito i dettagli e saputo che tra le ultime parole di George c’erano le parole: non posso respirare, con un ginocchio sul suo collo, ho immediatamente pensato a Eric Gardner. Ho predicato al suo funerale e ho chiamato sua madre. Ho detto: so che non andremo in pubblico a causa del coronavirus, ma questo ha a che fare con quello che è successo a Eric. Se riusciamo a trovare un modo per andare a Minneapolis in un qualche modo privato, andresti? E lei ha detto: reverendo, ho le valigie pronte. Mi faccia sapere. Tyler Perry ha detto: offrirò alle famiglie l’aereo di cui loro hanno bisogno, perché quello che è successo è sbagliato. Robert Smith ha detto: non preoccupatevi dei costi del funerale.

Insomma, persone di diversa razza ed estrazione sociale hanno iniziato a chiamare e alla fine abbiamo viaggiato fino a qui, lei ed io, lo scorso giovedì, e quando sono arrivato quello che mi ha colpito è stato l’aver realizzato che la storia di George è la storia degli afroamericani incominciata quattrocento uno anni fa, la storia di chi non ha mai potuto diventare chi ha desiderato essere, perché avete messo un ginocchio sul nostro collo. Noi eravamo più intelligenti e non meritavamo di andare nelle scuole di classe B, ma voi avete messo un ginocchio sul nostro collo.

Avremmo potuto amministrare società e non loschi traffici nelle strade, ma voi avete messo un ginocchio sul nostro collo. Abbiamo creatività, e avremmo potuto fare quello che chiunque altro può fare, ma non siamo riusciti a togliere il vostro ginocchio dal nostro collo. Quello che è successo a Floyd, succede ogni giorno in questo paese, nell’educazione, nei servizi sanitari, ed in ogni settore della vita americana. Ed è ora di lottare per cosa è giusto, adesso. Nel nome di George dobbiamo dire: togliete i ginocchi dai nostri colli.

Un ginocchio sul collo
Questo è il problema, non importa chi sei. Abbiamo pensato che forse era una cosa che riguardava solo noi, ma anche sulle persone colore di successo, voi avete tenuto il vostro ginocchio sui nostri colli. Michael Jordan ha vinto tutti quei tornei, e voi avete continuato a scavare perché dovevate mettere un ginocchio sui nostri colli. Le domestiche bianche hanno lavorato in case in cui si vedeva alla televisione una donna di nome Oprah Winfrey e voi la avete screditata perché dovevate mettere un ginocchio sui nostri colli.

Un uomo è cresciuto da un solo genitore e cresce, ed educa se stesso, ed emerge e diventa il Presidente degli Stati Uniti, ma voi gli chiedete il certificato di nascita perché non riuscite a togliere il vostro ginocchio dai nostri colli. La ragione per la quale stiamo marciando in tutto il mondo è perché noi siamo come George, non possiamo respirare, non perché qualcosa non va nei nostri polmoni, ma perché voi non togliete i vostri ginocchi dai nostri colli.

Non vogliamo favori. Semplicemente, toglietevi di torno e noi potremo essere e fare del nostro meglio. Ci sono state proteste in tutto il mondo. In alcune proteste ci sono stati saccheggi e altre violenze e nessuno di noi in questa famiglia giustifica tutto questo. Ma la cosa su cui vorrei che noi fossimo realisti è che c’è una differenza tra una richiesta di pace e una di silenzio. Tra voi vi è qualcuno che non vuole la pace, vuole che ce ne stiamo buoni in silenzio. Tra voi vi è qualcuno che ci vuole chiudere il becco e vuole che noi soffriamo in silenzio.

La stragrande maggioranza delle persone nelle proteste non ha distrutto vetrine, stavano provando a rompere barriere. Non stavano rubando niente, stavano tentando di riottenere la giustizia rubata. Quelli che hanno infranto la legge devono pagare per le leggi che hanno infranto. Ma altrettanto devono pagare i quattro poliziotti che hanno causato questo funerale oggi.

C’è un problema in America
Non abbiamo nessun problema nel denunciare una violenza, signor Governatore. Non abbiamo nessun problema nel denunciare i saccheggi, signor Governatore. Ma sembra che qualcuno nel sistema di giustizia abbia un problema nel guardare al video e nel riconoscere che c’è un problema, e pare che vi ci voglia parecchio tempo ad andare a fare quello che dovete fare.

Come Ben Crump ha detto, loro non saranno coinvolti in molte di queste lotte che sono intorno al sistema di giustizia. Ho fatto discorsi e prediche nella maggior parte dei funerali che abbiamo avuto in questa zona negli ultimi venti anni e guidato marce e fatto quello che dovevo fare. Vedo Martin III, siamo andati in prigione insieme per aver combattuto queste battaglie, come suo padre andò in prigione in passato. Perché? Beh, fatemi andare indietro al testo.

Qoèlet. C’è un tempo, ed un momento preciso, e quando ho guardato a questo tempo, e visto le marce in cui in alcuni casi i bianchi erano di più delle persone di colore, e adesso so che questo è un momento differente. Quando guardo e vedo le persone in Germania marciare per George Floyd, è un momento ed una stagione diversa. Quando li ho visti andare davanti al parlamento a Londra, ho capito che questo è un momento ed una stagione differente.

Anni fa, sono andato ad una marcia. Mi ricordo una giovane donna bianca che mi guardò dritto in faccia e mi disse: negro, vai a casa. Ma quando ero qui, lo scorso giovedì, e la signora Carr ed io stavamo andando in aeroporto e mi sono fermato vicino alla stazione di polizia per parlare con un giornalista, ed una giovane ragazza, non più grande di undici anni, mi ha stiracchiato la giacca e mi sono voltato e lei mi ha guardato e mi ha detto: nessuna giustizia, nessuna pace”, beh, allora ho capito che questo è un momento ed una stagione diversa.

Quell’uomo che brandisce la Bibbia davanti a quella chiesa, se la aprisse quella Bibbia, vorrei che si ricordasse qualcosa.

L’orario sbagliato
Sapete, lo scorso ottobre ero in ritardo per un appuntamento perché era cambiato il fuso orario. Il mio orologio segnava un orario sbagliato. Una volta all’anno le lancette vanno avanti di un’ora. Sì, il tempo va avanti. E se tu, mia cara parlamentare Omar, non sposti le lancette avanti, ti ritroverai in ritardo. Non perché il tuo orologio sbaglia, ma perché hai tenuto il tuo orologio sul vecchio orario. Beh, vi dico che tutto il loro parlare a Washington su militarizzare o meno il paese, siete sull’orario sbagliato, miei cari. Il tempo per voi di fare scuse è finito. Il tempo di paralizzare tutto è finito. Il tempo delle vostre parole vuote e delle vostre vuote promesse è finito. Questo è il tempo in cui noi non ci fermeremo. Continueremo ad andare avanti fino a quando non cambieremo l’intero sistema di giustizia.

Abbiamo specifiche ordinanze che abbiamo bisogno entrino in vigore. Quindi, sono felice che Martin III sia qui oggi, perché il 28 agosto, 57° anniversario della marcia su Washington, torneremo a Washington, Martin. Lì è dove tuo padre ha protestato, all’ombra della statua di Abramo Lincoln e ha detto: I have a dream. Beh, torneremo questo 28 agosto per restaurare e impegnarci di nuovo per quel sogno, come quando ci rivoltammo contro la schiavitù. In un altro momento abbiamo combattuto Jim Crow. In un altro momento abbiamo combattuto per il diritto di voto, Questo è il momento per combattere per una giustizia equa. Dobbiamo tornare a Washington e lottare, neri, sudamericani, arabi, all’ombra di Abramo Lincoln, e dire loro: “Adesso è ora di finirla!”.

28 agosto: marciare a Washington
Io e Martin ne abbiamo parlato. Ho chiesto al reverendo Bryant di raggruppare i leader di diverse fedi insieme. Ho parlato con Randy White per radunare i leader sindacali. Nei prossimi due mesi organizzeremo in ogni regione, no semplicemente una marcia, ma una processione. E sarà guidata dalla famiglia Floyd. E dalla famiglia Gonda. E sarà guidata da quelle famiglie che hanno sofferto e conoscono il dolore, e sanno cosa significa essere messi da parte. Sarà una preparazione al voto di novembre, non solo per ciò che riguarda la Casa Bianca, ma per il parlamento, e i consigli comunali che lasciano queste questioni inesplorate.

Cambieremo l’ora. Lasciatemi dire questo alla famiglia che ha mostrato così tanta grazia e lucidità ed equilibrio. Questo è il motivo per cui voglio il loro aiuto per guidare tutto questo. E voglio, credo uno dei maggiori pensatori del nostro tempo, Dr. Michael Eric Dyson, che venga e parli. Dobbiamo irrompere, perché voi non sapete che ora è. Voi vi comportate come se fosse ieri. E il motivo per cui siete in ritardo e dovete rincorrere gli eventi di queste proteste è perché non avete spostato l’orario delle vostre lancette. Parliamo di fare l’America di nuovo grande? Ok, per chi? E quando? Noi faremo l’America grande per tutti per la prima volta.

Non è mai stata grande per i neri. Non è mai stata grande per i sudamericani. Non è mai stata grande per molti altri. Non è mai stata grande per le donne. Le giovani donne che hanno dovuto marciare per il loro diritto di votare. E alla fine la questione spirituale. Stavo leggendo e ho continuato a pensare che George, al punto della sua sofferenza, di questo brutale attacco, ha chiamato sua madre. Ho detto all’avvocato Crump: “Bene, sono grato di poter parlare con i suoi fratelli, ma vorrei parlare con sua madre”. E lui mi ha detto: “Sua madre è morta”. E ho detto: “Ma come sua madre è morta? Lui stava chiamando sua madre prima di morire”. E ho pensato a questo perché sono stato cresciuto da una madre single. E a volte, la sola cosa che abbiamo in comune tra noi sono le nostre madri. A volte, l’unica cosa che ci può proteggere dal pericolo sono le nostre madri.

Le nostre madri
Le sole persone che assicurerebbero il cibo alle nostre tavole sono le nostre madri. So perché George stava chiamando sua madre. Quando ho capito tutto questo, ho anche capito perché anche io la continuo a chiamare, mia madre, e lei è morta otto anni fa. A volte chiamo il suo numero di telefono per ascoltare la sua voce perché non ho cancellato i messaggi nella segreteria telefonica.

Voglio sempre in qualche modo raggiungere mia madre. E parlando con Quincy ieri sera, uno dei suoi cinque figli, Quincy mi ha detto: “Ho pensato che stesse chiamando sua madre perché in quel momento stava realizzando che stava per morire, e la mamma stava allungando le braccia dicendo Andiamo George, ti accolgo io, in un posto dove non ci sono sofferenze. C’è un posto dove la polizia non ti mette un ginocchio addosso, George. C’è un posto dove i persecutori non rimangono impuniti. Forse mamma ha detto, Andiamo George”.

Dio e la strada
C’è un Dio che ancora regna nell’alto dei cieli, e guarda in basso e farà strade dove non ci sono vie d’uscita. Questo Dio è ancora sul trono. Così, dal momento in cui lasceremo questo posto oggi, dico a questa famiglia, tenete alta la speranza. Vi voglio dire che c’è stato un momento della mia vita in cui avevo perso la speranza. Possono accadere cose come queste che ti radono al suolo, ma c’è anche qualcosa come la fede, che è sorella della speranza. La fede è la sostanza delle cose per cui speriamo, l’evidenza delle cose che non si vedono. La fede è quando hai una pila di conti da pagare e niente soldi, ma tu dici che Lui provvederà per te in qualche modo.

La fede è quando non hai le medicine di cui hai bisogno nel mobiletto del bagno, e il tuo copro è malato, ma dici che Lui è il Dottore che non ha mai abbandonato nessuno dei suoi pazienti. E Lui asciugherà le lacrime dai tuoi occhi. La fede è quando gli amici ti abbandonano, quando le persone che mai ti girano le spalle. Ma tu dici: non credo che Lui mi abbia condotto fino a qui per abbandonarmi nella mia solitudine”.

Non siamo arrivati fino a questo punto grazie alla fortuna. Non siamo giunti a questo punto a causa del fato. Siamo arrivati qui grazie alla fede, affidandoci a Dio, credendo nelle sue sante parole. E Lui non mi ha mai, mai, mai deluso. Dalle baracche alla Casa Bianca, abbiamo fatto una lunga strada. Per volontà di Dio. Lui farà una strada per i nostri ragazzi. Ora, vai a casa, George. Ricevi il tuo riposo, George. Hai cambiato il mondo, George. Continueremo a marciare, George. Terremo le lancette sull’ora giusta, George. Andiamo avanti, George. Il tempo è scaduto. Il tempo è scaduto. Il tempo è scaduto.
(Traduzione dall’inglese di Roberto Ranieri per Settimana News)

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Servizio di Dario La Ruffa per la RAI
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Servizio TG2000



Da New York a Barcellona 
in migliaia alle veglie per George Floyd
La tempesta d'indignazione popolare per l'uccisione da parte della polizia statunitense dell'afroamericano Floyd si materializza già da giorni in tanti eventi di strada. 
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Servizio EURONEWS


Papa Francesco: 
nessuna tolleranza per il razzismo, 
ma no alla violenza
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