giovedì 21 maggio 2020

Ricordo dei beati monaci di Tibhirine nel giorno dell'anniversario del loro assassinio


Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996 vennero sequestrati sette monaci trappisti dal loro monastero di Notre Dame dell'Atlante presso Tibhirine, in Algeria, il sequestro fu rivendicato un mese dopo dal Gruppo Islamico Armato, che propose in cambio alla Francia uno scambio di prigionieri. Dopo inutili trattative, il 21 maggio dello stesso anno i terroristi annunciarono l'uccisione dei monaci, le cui teste furono ritrovate il 30 maggio; i corpi non furono invece mai ritrovati.
I funerali si svolsero nella basilica di Notre-Dame d'Afrique, ad Algeri, il 2 giugno 1996, insieme a quelli del cardinale Léon-Etienne Duval e i resti furono poi sepolti nel cimitero del monastero il 4 giugno. 

I monaci trappisti erano ben consapevoli della situazione di pericolo in cui si trovavano, ciò nonostante decisero di non abbandonare il monastero, per fedeltà alla loro missione.
La loro beatificazione è stata celebrata nella basilica di Nostra Signora di Santa Cruz a Orano, l’8 dicembre 2018, sotto il pontificato di papa Francesco.

I sette monaci erano:
Christian de Chergé, 59 anni, monaco dal 1969, in Algeria dal 1971.
Luc Dochier, 82 anni, monaco dal 1941, in Algeria dal 1947.
Christophe Lebreton, 45 anni, monaco dal 1974, in Algeria dal 1987.
Michel Fleury, 52 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1985.
Bruno Lemarchand, 66 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1990.
Célestin Ringeard, 62 anni, monaco dal 1983, in Algeria dal 1987.
Paul Favre-Miville, 57 anni, monaco dal 1984, in Algeria dal 1989.

Nel giorno dell'anniversario del loro assassinio vogliamo ricordare i beati monaci di Tibhirine con alcune loro frasi, semplici ma di una profonda intensità, che ci hanno lasciato e che testimoniano l’amore vissuto ad ogni costo, quello stesso che Gesù Cristo ha donato sulla croce.

Fratel Paul Favre-Miville

In una lettera datata 11 gennaio 1995: 
“Tuttavia io credo che la Buona Novella è seminata, il grano germoglia … Lo Spirito è all’opera, lavora nella profondità del cuore degli uomini. Sappiamo essere disponibili perché possa agire in noi attraverso la preghiera e la presenza amorevole di tutti i nostri fratelli”.

Fratel Luc Dochier

Era medico e aveva 82 anni, più della metà vissuti in Algeria, in una sua missiva del 5 gennaio 1995:
“Che cosa può accaderci? Di andare verso il Signore e di immergerci nella sua tenerezza”.

Padre Christophe Lebreton

Il più giovane, si occupava della liturgia e dell’azienda agricola che il monastero aveva avviato con i musulmani del luogo. Ha lasciato testi di una forte densità poetica e di una grande profondità spirituale. In una pagina del suo diario del 7 maggio 1995: 
“Si abita insieme una terra di speranza. La si lavora. Siamo gli abitanti della casa, ci si vive, ci si prega, ci si dimora fino all’ora di morire. Insieme abitiamo la tua mano. Da questa felicità aperta, chi ci può mandar via?”.

Fratel Michel Fleury

Cuoco e giardiniere della comunità, era instancabile nel suo lavoro; uomo semplice e silenzioso, c’è la sua grafia in un foglio datato 30 maggio 1993 e ritrovato fra le pagine di un libro nella biblioteca di Tibhirine: 
“Spirito Santo Creatore, degnati di associarmi – il più rapidamente possibile; ma non la mia volontà, ma la tua … – al Mistero Pasquale di Gesù Cristo, nostro Signore, con i mezzi che Tu vorrai, e per quello che Tu vorrai”. 

Padre Bruno Lemarchand

Superiore della comunità di Fez, in Marocco, p. Bruno Lemarchand, si trovava a Tibhirine per prendere parte all’elezione del nuovo priore programmata il 31 marzo. Questo il suo pensiero in una lettera del dicembre 1995: 
“Sono sempre felice della mia vita monastica e la vivo nella terra dell'islam. Tutto è semplificato. Qui è Nazareth con Gesù, Maria e Giuseppe”.

Padre Célestin Ringeard

Persona assai sensibile, responsabile dell’ufficio liturgico, curava molto i rapporti interpersonali; prima di farsi monaco trappista, a Nantes si era speso per gli emarginati e a Tibhirine era voluto restare nonostante i suoi problemi di salute e il suo cuore supportato da sei bypass. Queste alcune sue considerazioni in una lettera del 13 marzo 1994: 
“I legami umani sono qualcosa di unico se non di divino, e noi ci crediamo fin dalla venuta storica di Dio sulla terra, in Gesù di Nazareth! Inaudita, questa Fede che è la nostra e che pertanto deve misteriosamente restare ‘aperta’ nostri fratelli in umanità, i musulmani (terroristi o no), buddisti, non-credenti o atei convinti!”.

Padre Christian de Chergé

Priore della comunità di Tibhirine, ha dato al monastero quell’impronta spirituale che l’ha reso un luogo di accoglienza amichevole e fraterna. Insieme a p. Claude Rault, missionario d’Africa (poi vescovo di Laghouat-Ghardaïa), aveva dato vita al Ribat es Salam (vincolo di pace), un gruppo d’incontro di cristiani e musulmani che si riuniva due volte all’anno per condividere riflessioni, momenti di preghiera, questioni comuni. Consapevole di poter essere ucciso in qualunque momento, nel dicembre del ’93, p. Christian comincia a scrivere il suo testamento spirituale che firma l’1 gennaio del ‘94. In quelle righe è sintetizzata l’essenza della sua vita: 
“Se mi capitasse un giorno … di essere vittima del terrorismo … vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese … Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato”
E ringraziando Dio per il dono della vita così concludeva rivolgendosi al suo aguzzino: “E anche a te, amico dell’ultimo minuto che non avrei saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie, e questo AD-DIO profilatosi con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due”.


Vedi anche il post (all'interno del quale numerosi link ai post precedenti):