lunedì 4 maggio 2020

Papa Francesco: “abbiamo bisogno di un giornalismo libero”

 
Papa Francesco: “abbiamo bisogno di un giornalismo libero”


In occasione della 27esima giornata della libertà di stampa papa Francesco ha scritto su twitter, un nuovo mezzo di comunicazione molto conosciuto e diffuso: “Nella crisi attuale abbiamo bisogno di un giornalismo libero al servizio di tutte le persone, specialmente di quelle che non hanno voce; un giornalismo che si impegni nella ricerca della verità e apra vie di comunione e di pace.”

Certo, tutti possono ritenere che il loro sia il vero “giornalismo libero”, anche quello che denuncia complotti, che vede ovunque una spectre al lavoro. Chiunque di noi può vedere in un’ideologia che nasconde i fatti concreti, reali, la vera affermazione della realtà, della concretezza. Per esempio: chi nega che esista una pandemia e ritiene che sia in atto un complotto per scristianizzare l’Italia ha le stesse identiche posizioni e ragioni di chi nega che esista una pandemia e ritiene che sia in atto un complotto per privarci della nostre libertà. Libertà costituzionali, che si vogliono confiscare o libertà cultuali che si vogliono coartare. Di questi approcci ideologici ne abbiamo visti tanti.

Poi c’è l’esempio di papa Francesco, che ha chiesto a tutti “pazienza”: già, la pazienza… Cosa può darci la pazienza invocata dal papa? La capacità di resistere. La forza di sapere che possiamo resistere. Ma è difficile resistere se ci si è fatti convincere che libertà vuol dire fare come ci pare. Se libertà non è poter seguire i propri principi, ma essere liberi di seguire i propri desideri, le proprie necessità, si perderanno di vista i propri principi. Si penserà che una società è un’insieme di persone che stanno insieme per problemi di spazio, non perché hanno un progetto comune. E allora lo Stato sarà sempre e comunque un nemico e oltre allo Stato nemico ci sarà bisogno di un nemico esterno, di una spectre che ci vuole piegare, derubare, magari della nostra privacy. Ma questa spectre non c’era già prima? Non c’era già prima il furto dei nostri dati sensibili? L’utilizzo improprio dei nostri sensibili non c’è già stato su scala mondiale? E chi lo diceva veniva ascoltato da chi oggi urla all’assalto alle libertà? E perché l’allarme oggi funziona mentre ieri la denuncia passava in sordina?

Non sono tempi facili per il giornalismo libero. Le spectre possibili sono sempre al lavoro, ma non bisogna arrivare a negare l’evidenza di Bergamo per vederle. Basta ricordarsi che nessuno ha posto il problema della regolarizzazione degli immigrati prima che questa regolarizzazione divenisse una necessità economica. Allora il giornalismo libero non è quello che ne parla oggi, ma quello che vedeva questa esigenza di regolarizzarli prima, quando non era un’urgenza economica, ma un’urgenza di progetto sociale. Che società vogliamo essere?

Questo giornalismo libero vedrà anche le multe a danno dei rider alimentari nei giorni in cui non si poteva uscire di casa, vedrà anche le navi-quarantena per i soccorsi in mare disposte da questo governo ma che nessuno ha visto arrivare nei porti. Vedrà questo come la malafede di tanti complottisti: complotti cinesi che mettono in ginocchio la Cina, complotti americani che mettono in ginocchio l’America, complotti nord-europei che metterebbero in ginocchio il nord Europa… Lo spazio che si è dato ai complotti è miliardi di volte più ampio dello spazio dato all’Iran, alla Siria, all’Africa in ginocchio davanti a una pandemia che fronteggia senza terapie intensive, senza respiratori.
I complotti sono il prodotto della retorica del “siamo in guerra”: in guerra con chi? In guerra con chi ordisce il complotto!!!!! Il complotto di chi vuole derubarci delle nostre libertà, il complotto americano, il complotto cinese. La verità che cerca il giornalismo libero è che siamo tutti sulla stessa barca, o forse siamo tutti nella stessa tempesta, ma i senzatetto di Roma su un’imbarcazione più fragile della mia, gli africani su un’imbarcazione più debole della nostra, i siriani su un’imbarcazione il cui personale di bordo li butta in mare, noi tutti su un’imbarcazione, quella dell’umanità, che o sceglierà la via della fratellanza e del rispetto dell’ecosistema o affonderà. Per tutti. Questo a mio avviso raccomanda al giornalismo libero Jorge Mario Bergoglio.