mercoledì 6 maggio 2020

Coronavirus - Indagine Caritas: Raddoppiano i nuovi poveri ma aumentano anche i volontari tra i giovani

Coronavirus - Indagine Caritas: 
Raddoppiano i nuovi poveri 
ma aumentano anche i volontari tra i giovani


Coronavirus, l'allarme della Caritas: raddoppiano i nuovi poveri e i loro bisogni

In tanti si rivolgono per la prima volta ai centri di ascolto rispetto al periodo pre-emergenza. Cresce la richiesta di beni di prima necessità, cibo, viveri e pasti a domicilio, empori solidali, mense, vestiario, ma anche la domanda di aiuti economici per il pagamento delle bollette, degli affitti e delle spese per la gestione della casa. Tra gli operatori della Caritas 10 morti e 42 contagiati


Il doppio delle persone in difficoltà si rivolge per la prima volta ai centri della Caritas Italiana rispetto al periodo pre-emergenza. Chiedono aiuto, ascolto, cibo, indicazioni per le mense, soldi per pagare le bollette l'affitto, chiedono indicazioni per le partiche di sostegno e per trovare lavoro. Ma accanto a questi numeri inquietanti c'è anche il dato, positivo, che aumentano i volontari under 34 anni. Sono alcuni dei dati dell'indagine, svolta attraverso un questionario destinato ai direttori/responsabili Caritas, con cui l'organizzazione pastorale della Cei (Conferenza episcopale italiana) ha cercato di tracciare il cambiamento nei bisogni dei nuovi poveri, le loro fragilità e le richieste intercettate nei Centri di ascolto e/o servizi Caritas. Capire come mutano gli interventi e le prassi operative sui territori; quale è l'impatto del Covid-19 sulla creazione di nuove categorie di poveri, ma anche su volontari e operatori.

I dati del primo monitoraggio si riferiscono a 101 Caritas diocesane, pari al 46% del totale. Fin dai primi giorni dell'emergenza Covid-19, l'organizzazione ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane in Italia, svolgendo un ruolo di collegamento, informazione, animazione e consulenza. Grazie al suo essere radicata nel territorio e punto di riferimento per i più poveri, ha mantenuto la regia di quella cultura della prossimità e della solidarietà che da sempre promuove. Ed è proprio in questo quadro che rientra la prima rilevazione nazionale che è stata condotta dal 9 al 24 aprile. Vediamola.

Si conferma, come anticipato nei giorni scorsi, il raddoppio delle persone che per la prima volta si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza. Cresce la richiesta di beni di prima necessità, cibo, viveri e pasti a domicilio, empori solidali, mense, vestiario, ma anche la domanda di aiuti economici per il pagamento delle bollette, degli affitti e delle spese per la gestione della casa. Nel contempo, aumenta il bisogno di ascolto, sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento per le pratiche burocratiche legate alle misure di sostegno e di lavoro.

Un dato confortante è il coinvolgimento della comunità e l'attivazione solidale che nel 76,2% delle Caritas monitorate ha riguardato enti pubblici, enti privati o terzo settore, parrocchie, gruppi di volontariato, singoli. Un fiorire di iniziative percepito anche a livello nazionale. A partire da Papa Francesco che ha donato 100 mila euro per un primo significativo soccorso in questa fase di emergenza, e dalla Conferenza episcopale italiana che ha messo a disposizione un contributo di 10 milioni di euro dai fondi dell'otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. A tutto questo si affianca la risposta alla campagna Caritas "Emergenza coronavirus: la concretezza della carità", che ha raccolto finora più di 1,9 milioni di euro da parte di 3.760 offerenti. Oltre alle donazioni di singoli, si registrano quelle di aziende, imprese, comunità, parrocchie e altre Caritas nazionali.

Il monitoraggio svolto conferma che nel 59,4% delle Caritas sono aumentati i volontari giovani, under 34, impegnati nelle attività e nei servizi, che hanno consentito di far fronte al calo degli over 65 rimasti inattivi per motivi precauzionali. Purtroppo 42 tra volontari e operatori sono risultati positivi al Covid19 in 22 Caritas diocesane e in 9 Caritas si sono registrati 10 decessi.

Di fronte al mutare dei bisogni e delle richieste, sono cambiati o si sono adattati anche i servizi e gli interventi, in particolare: i servizi di ascolto e accompagnamento telefonico con 22.700 contatti registrati o anche in presenza negli ospedali e nelle Rsa; la fornitura di pasti da asporto e consegne a domicilio a favore di più di 56.500 persone; la fornitura di dispositivi di protezione individuale e di igienizzanti a circa 290.000 persone; le attività di sostegno per nomadi, giostrai e circensi costretti alla stanzialità; l'acquisto di farmaci e prodotti sanitari; la rimodulazione dei servizi per i senza dimora; i servizi di supporto psicologico; le iniziative di aiuto alle famiglie per smart working e didattica a distanza; gli interventi a sostegno delle piccole imprese; l'accompagnamento all'esperienza del lutto.

A tutto questo si aggiungono le strutture edilizie che le Diocesi hanno destinato a tre categorie di soggetti: medici e/o infermieri, persone in quarantena e persone senza dimora. Ad oggi sono 68 le strutture per quasi 1.450 posti messe a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale da parte di 48 Diocesi in tutta Italia. A queste si sommano altre 46 strutture, per oltre 1.100 posti in 34 Diocesi, disponibili per persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali e più di 64 strutture per oltre 1.200 posti in 42 diocesi per l'accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all'ospitalità residenziale ordinaria. "È questo il volto bello e solidale dell'Italia che non si arrende. La concretezza della carità", conclude la Caritas.



Caritas: raddoppiati "nuovi poveri", incremento 105%
Guarda il servizio di TG2000


“Qual è la strategia, qual è il disegno per arginare l’epidemia di povertà e della crisi sociale che è sotto i nostri occhi? La Caritas parla di un più 100% di richieste d’aiuto, i dati Inps confermano un incremento di 100 mila domande per il Reddito di Cittadinanza. In queste settimane gli assistenti sociali e gli operatori sociali in tutti i comuni hanno lavorato 15 ore al giorno per garantire i servizi precedenti e l’aiuto straordinario, sabati e domeniche compresi. Cosa ci sarà nel nuovo decreto? Il Governo ha capito che servono sì i bonus e il REM, ma non possiamo sbrigarcela con il solito meccanismo del sussidio?”. Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali, a un mese dall’allarme per il rischio di uno “bomba sociale”, torna a chiedere all’Esecutivo una strategia di medio periodo per intervenire sugli strascichi drammatici del Covid-19.
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“Non abbiamo più donne, uomini e risorse per rispondere al grido di aiuto. Non si può pensare di gestire un’epidemia sociale con mezzi ordinari, già precari e fragili – conclude -. Basta paternalismo. Servono subito personale e risorse. Senza se e senza ma”.