domenica 22 marzo 2020

La Parola Dio, come una carezza, ci da molta consolazione e forza nella situazione che stiamo vivendo - Card. Francesco Montenegro

La Parola Dio, come una carezza, 
ci da molta consolazione e forza 
nella situazione che stiamo vivendo
Card. Franco Montenegro 

Domenica 22 Marzo (IV di Quaresima A), l’Arcivescovo di Agrigento, 
come la precedente domenica, ha celebrato la S. Messa senza il popolo, 
 nella Basilica Cattedrale di Agrigento



Nell’omelia, commentando la liturgia della Parola, l’arcivescovo ha esordito dicendo: “Anche oggi, con la sua Parola Dio, ci da molta consolazione e forza”. Ed ha invitato ad accoglierla “come la sua carezza per incoraggiarci nella situazione che stiamo vivendo; spero – ha proseguito – che davvero la sua Parola trovi spazio nelle nostre giornate trascorse fra le mura di casa”. Ha invitato, quanti, dalle loro case lo seguivano in streaming, a “tirare fuori dai cassetti la Bibbia… Mettetela in vista – ha esortato – in un luogo dignitoso e centrale della casa, leggetela ogni giorno. Il farlo è vivere in compagnia e in comunione con Dio. Considerate – ha affermato – il posto dove collocate il Vangelo come il tabernacolo della famiglia, la vostra piccola chiesa domestica”. Tornando alle letture della domenica e al brano del Vangelo, la guarigione del cieco nato, ha ricordato come “ il tema dominante è quello della luce. Dio è la sorgente della luce; Lui è la luce e ha mandato tra noi il Suo Figlio che è la luce della vita; e quando, lo accogliamo diventiamo a nostra volta luce. Dove c’è luce – ha proseguito l’Arcivescovo – c’è vita, c’è armonia, c’è bellezza; il suo contrario – il buio – fa pensare alla morte, all’ oscurità, ci blocca nei movimenti. Dio si presenta da subito come luce; nella creazione la luce è la sua prima “creatura… Penso che in momenti come quelli che stiamo vivendo – ha detto – ci faccia bene meditare un po’ sulla luce. Siamo tutti preoccupati e impauriti per quello che sta avvenendo; nuvole grigie ci sovrastano; sono tante le domande che ci facciamo sul presente e sul futuro. Mai come ora – ha affermato – abbiamo bisogno della luce di Dio; di un Padre che si mette accanto, ci prenda per mano e con la luce della sua lampada ci conduca là dove i nostri occhi non riescono a vedere. Abbiamo pregato (salmo): “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”. Il Salmista paragona Dio a un pastore che non fa mancare al suo gregge ciò che gli serve;… il pastore, resta con le sue pecore, le guida e le protegge. Facciamo in modo – ha detto- che la luce della fede illumini questa difficile situazione che stiamo vivendo. Non possiamo cedere allo sconforto o alla disperazione. Dobbiamo attraversare questi giorni con la luce della fede, con la certezza che Dio non ci lascia soli e ci da’ il suo aiuto per affrontare qualsiasi difficoltà”. Commentando, poi, l’incontro tra Gesù e il cieco nato ha fatto notare come “c’è molto di più di un miracolo; c’è un cammino di fede, la scoperta di Gesù unita a una profonda adesione a Lui; il cieco, infatti, poco alla volta, ‘scopre’ Gesù e si unisce a Lui; riconosce davanti a tutti quello che Lui ha fatto e senza timore ripete: ‘so soltanto so questo: che prima non ci vedevo e adesso ci vedo’; e, alla fine, fa la sua professione di fede: ‘Credo, Signore’ “. L’Arcivescovo si è poi soffermato sull’atteggiamento di Gesù che si fa prossimo al cieco. “Mentre gli altri – ha proseguito – sono preoccupati di scoprire di chi è la colpa della cecità o perché Gesù ha compiuto il miracolo di sabato, l’evangelista Giovanni si concentra sull’unica cosa che conta: Gesù si accorge di quell’uomo e prende l’iniziativa. Si coinvolge nella vicenda del cieco; si accorge di lui, gli spalma il fango sugli occhi, gli parla, lo apre ad orizzonti più grandi”. Ha esortato, coloro che ascoltavano, a mettersi al posto di quel cieco. “Gesù – ha continuato – ci raggiunge, si accorge della nostra situazione e ci risolleva. Quanto stiamo vivendo – ha proseguito – ha modificato molte delle nostre pratiche cristiane. Non possiamo uscire, non abbiamo – purtroppo – la possibilità di ritrovarci insieme in chiesa per celebrare l’eucarestia. Sembrerebbe quasi che il nostro cristianesimo, in questo momento, sia contraddistinto dal segno “meno”. Ma siamo sicuri che è così? Siamo sicuri di essere “senza” qualcosa – si è chiesto – oppure, alla luce del Vangelo di oggi, possiamo e dobbiamo dire di essere anche ora “con” Qualcuno?… In questo momento difficile – ha detto – Lui è con noi; Lui soffre con noi, Lui lotta con noi, Lui è dentro di noi e questo ci deve dare tanta, tanta serenità… Con Lui vicino possiamo dire: ce la faremo perché il Signore è dalla nostra parte!”
Facendo, poi, riferimento alla scorsa domenica (vedi) quando ha chiesto di tornare a considerare l’importanza del rapporto con Dio vissuto in spirito e verità, anche in assenza delle nostre chiese è ritornato ancora sul questo concetto ricordando che “ il nostro essere luce oggi va testimoniato soprattutto nelle nostre case. Forse – ha proseguito – non eravamo più abituati a stare con noi stessi o con i nostri cari. La frenesia della vita prima del corona virus ci aveva fatto perdere di vista l’importanza dell’interiorità, del pensare a noi, e la stessa presenza dei nostri cari era ormai un’abitudine, ma in senso negativo: si parlava poco tra noi e la tv è diventata la padrona di casa. Lo stare a casa – ha detto – ci potrebbe aiutare a riandare verso il centro della nostra vita per capire se in essa è presente la luce oppure no. È questo il tempo – ha affermato – in cui più che prenderci cura del decoro delle nostre chiese ci possiamo preoccupare della trasparenza del nostro cuore perché Dio guarda il cuore e lo vuole limpido, puro, pronto a donare, amare e ad accogliere. La luce da portare al mondo deve partire dall’intimo di noi stessi e questo tempo di forzata permanenza nelle nostre case può essere utile per verificare quanto il nostro cuore è luminoso… Sentiamoci confortati dalla Parola ascoltata – ha concluso – , il Signore è il nostro Pastore e se crediamo in Lui abbiamo la luce della fede… ”. Non è mancato infine l’invito alla preghiera: “Ci attende un’altra lunga settimana – ha detto – Preghiamo gli uni per gli altri. Ricordiamo le persone che stanno soffrendo; sosteniamo con la preghiera i medici, gli operatori sanitari e i cappellani che stanno dando una grande testimonianza di dedizione e di sacrificio e chiediamo che il Signore ci liberi presto da questo male. Facciamo nostre – ha detto – le parole di San Newman: ‘Conducimi tu, luce gentile, conducimi nel buio che mi stringe, la notte è oscura, la casa è lontana, conducimi tu, luce gentile. Tu guida i miei passi, luce gentile, non chiedo di vedere assai lontano mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi avanti, luce gentile’. La Vergine Santissima, salute degli infermi, ci sorregga sempre nel nostro cammino e ci doni tanta forza in questo grave momento”.

L’affidamento alla Vergine
L’Affidamento alla Vergine Maria. Prima della benedizione finale, davanti all’immagine della Madonna di Pompei posta alla destra dell’altare, ha affidato tutti all’intercessione della Vergine, “salute degli infermi”.

La preghiera al Cimitero.
 Prima del concedo finale, guardando i banchi vuoti della Cattedrale, ha detto: “questi banchi vuoti fanno venire il desiderio di guardare i volti e di abbracciare le persone, facciamo in modo che, anche chiusi nelle nostre case, il nostro cuore sia sempre aperto agli altri”. Ha poi ricordato che, venerdì 27 marzo, in comunione con i vescovi italiani, sosterà in preghiera per tutti i defunti, al cimitero. “Pregherò per tutti i defunti – ha detto – e sentirò di avevi accanto e così ci aiuteremo a continuare questo cammino certi che il sole spunterà”
(Fonte: "L'Amico del Popolo")

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