venerdì 17 gennaio 2020

Nuova bufera sulla scuola - Scuola pubblica per tutti? Come la vogliamo inclusiva o esclusiva?


Nuova bufera sulla scuola:
Scuola pubblica per tutti? 
Come la vogliamo inclusiva o esclusiva?


In questi giorni su tutti i media si è tornato a discutere di scuola, tutto è partito da un articolo di Lorena Loiacono su Leggo "Roma, descrizione choc sul sito di un istituto: «Qui l'alta borghesia, lì i figli dei poveri»" anche noi cerchiamo di contribuire ad una corretta informazione segnalando alcuni articoli comparsi in rete per fare un po' di chiarezza avendo un quadro più ampio del problema sollevato.

Le reazioni dei genitori alla scuola divisa in classi sociali.
'Si sono fatti un autogol'

In un plesso dell'Istituto ci studiano i ragazzi "dell'alta borghesia" assieme ai figli "di colf e badanti che lavorano per le loro famiglie", mentre nella sede che si trova "nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario" siedono tra i banchi alunni di "estrazione sociale medio-bassa". Finisce nella bufera l'Istituto Comprensivo di via Trionfale di Roma per il testo di presentazione della scuola pubblicato sul proprio sito, un testo che tra le informazioni logistico-didattiche fornisce anche un presunto spaccato sociologico che finisce per essere classista descrivendo, attraverso l'estrazione sociale, la ripartizione degli studenti nelle varie sedi scolastiche. Una bufera che spinge la dirigenza dell'Istituto nel pomeriggio ad eliminare dalla pagina web il passaggio incriminato. Poi il Consiglio di Istituto precisa che si trattava di "una mera descrizione socioeconomica del territorio secondo le indicazioni del Miur" e che non c'era nessun intento discriminatorio. Ma intanto le parole, poi cancellate, che campeggiavano sul sito web della scuola dal 2011 infiammano la polemica. 

UNA MAMMA, GIA' SEGNALATO ALLA PRESIDE UN ANNO FA: "E' una storia vecchia, mi sono meravigliata che sia venuta fuori ieri. Già l'anno scorso il Consiglio d'istituto aveva invitato la preside a rimuovere quel passaggio 'incriminato' e lei non l'aveva fatto". A dirlo, Raffaella la mamma di due bambine che frequentano l'istituto di via Trionfale a Roma, finito nella bufera per la presentazione pubblicata sul suo sito in cui viene descritta la provenienza sociale degli alunni nei vari plessi. "Le era stato segnalato che era una cosa ingiusta dividere gli alunni per ceto, ma lei non lo aveva rimosso - ha aggiunto - spiegando in quell'occasione che non c'era alcun intento discriminatorio, ma che si stava adeguando a delle indicazioni ministeriali che invitano la scuola a fornire una fotografia fedele della realtà per adeguare i piani dell'offerta formativa". ...


La nuova schermata del sito
 La schermata originale del sito

LE DISUGUAGLIANZE A SCUOLA: 
3 QUESTIONI URGENTI SU CUI INTERVENIRE

La polemica nata dalla vicenda della scuola pubblica romana sul cui sito è apparsa una sommaria descrizione dell’ambiente sociale prevalente nelle diverse sedi dell’istituto si presta ad alcune riflessioni e considerazioni oggettive. Al di là del maldestro riferimento al censo degli studenti che popolano i 4 plessi postato sul sito dell’istituto comprensivo, le questioni più urgenti su cui riflettere sono almeno tre:
SEGREGAZIONE SOCIALE E ABITATIVA
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LA SEGREGAZIONE SCOLASTICA
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LA CONCENTRAZIONE DELLA POVERTÀ EDUCATIVA
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A SCUOLA, TUTTI UGUALI
di Chiara Saraceno

Che non tutte le scuole siano uguali e frequentate nella stessa misura da bambini e ragazzi appartenenti alle più disparate condizioni sociali è noto. Soprattutto chi è in condizioni economiche più modeste e ha meno informazioni tende a far frequentare ai figli la scuola del quartiere. La disomogeneità sociale tra scuole è largamente l’esito della combinazione della disomogeneità sociale dei quartieri e della diversa disponibilità e capacità delle famiglie di scegliere la scuola per i propri figli. È ciò che probabilmente spiega la situazione così socialmente differenziata dei quattro plessi scolastici che compongono l’Istituto comprensivo di via Trionfale a Roma.

La descrizione che questo ne ha fatto sul proprio sito, per altro, risponde a una precisa norma ministeriale. Nella rendicontazione sociale annuale ogni istituto deve indicare il contesto in cui opera, in particolare specificando condizioni socio-economiche, cittadinanza, appartenenza o meno a gruppi nomadi e così via dei propri studenti.

L’istituto avrebbe potuto, dovuto, analogamente a quanto fanno altri istituti, dettagliare meno le caratteristiche sociali degli studenti di ciascun plesso, come ha fatto dopo le reazioni della stampa, limitandosi a rilevarne l’eterogeneità. La direzione avrebbe evitato in questo modo l’accusa di essere lei a segregare gli studenti sulla base delle loro condizioni socio-economiche e di cittadinanza, laddove probabilmente si limita ad accettare le iscrizioni dove avvengono.

Lo scandalo provocato da una poco diplomatica scrupolosità nel dettagliare le distinzioni tra i singoli plessi dovrebbe piuttosto far riflettere criticamente sull’utilità, sui possibili effetti moltiplicatori della segregazione sociale a livello scolastico, di questo tipo di informazioni, se usate non a scopo di programmazione di modalità didattiche efficaci e di valutazione dei risultati, ma per presentarsi all’esterno, ai propri studenti, alle loro famiglie e ai potenziali nuovi iscritti. È una questione che va affrontata innanzitutto a livello ministeriale, dalla ministra, che non può chiamarsi fuori indignata a fronte di atti che rispettano alla lettera le norme. Devono porsela anche i genitori, i cittadini: quali sono le informazioni utili per decidere quale sia la scuola migliore per i propri figli, posto che si abbiano le risorse necessarie per scegliere? Rientrano tra queste la classe sociale e il tasso di diversità etnico-nazionale? Sono domande serie, con risposte non facili e probabilmente controverse.

Ma la forte differenziazione sociale, e concentrazione, degli studenti dei quattro plessi che costituiscono l’Istituto comprensivo di via Trionfale mette in evidenza due altri gravi problemi che vanno al di là del caso specifico.

Il primo riguarda la separazione territoriale dei diversi ceti sociali che caratterizza in modo più o meno intenso le nostre città, creando contesti di vita spesso anche molto differenziati per opportunità, tipo di servizi, infrastrutture.
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Non basta, ed è il secondo problema, mettere assieme più plessi scolastici in un unico istituto comprensivo per fare interagire bambini e ragazzi che provengono da contesti socio-economici diversi, se questi abitano anche in zone diverse, ancorché contigue. È una semplice operazione di tipo amministrativo, non di integrazione sociale.
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Occorre rendere sostenibile, attraente, efficace sul piano dell’apprendimento, la mescolanza di provenienze diverse.

Per farlo occorre investire in modalità didattiche, curriculari ed extracurriculari, efficaci e in strutture scolastiche accoglienti.
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Iscrizioni scolastiche: nella scelta della scuola 
1 su 3 bada al profilo dei compagni di classe dei figli

Sulla scia delle polemiche che hanno riguardato una scuola di Roma tacciata di classismo, Skuola.net ha voluto indagare quanto effettivamente conti per le famiglie l’ambiente socio-economico quando si tratta di scegliere dove mandare i propri figli. E, nonostante l’opinione pubblica si sia indignata compatta davanti alla distinzione - basata sul reddito - fatta dall’istituto nella sua presentazione online (testo poi cancellato dal sito web della scuola), da quanto emerge da un sondaggio condotto in queste ore da Skuola.net, su un campione di 500 genitori di ragazzi frequentanti la scuola dell’obbligo, più 1 su 3, nel momento di formalizzare l’iscrizione, sembra aver badato in modo tutt’altro che superficiale alla composizione demografica disegnata dai singoli istituti.

Contesto socioeconomico: per i genitori conta
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Presenza di alunni stranieri o con disabilità? Non passa inosservata
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Il RAV per scoprire il contesto della scuola
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«La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l'inclusione. Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l'istituto romano di cui ci racconta oggi @leggoit possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido», così il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina su twitter in merito alla scuola romana, l'IC Via Trionfale, che nella descrizione dell'istituto mette in evidenza la distinzione delle classi tra riservate ai figli dell'alta borghesia e quelli delle colf. 

L'INTERVENTO DEI SOTTOSEGRETARI 
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LA RISPOSTA DELL'ISTITUTO 
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LE PAROLE DELLA RAGGI
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IL PD DI ROMA CHIEDE LA RIMOZIONE DEL RESPONSABILE 
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