giovedì 22 novembre 2018

Partiamo per aiutare ma anche per salvarci di Giobbe Covatta - CHI È SILVIA ROMANO, LA VOLONTARIA CON L'AFRICA E I BAMBINI NEL CUORE - «Si sopravvive di ciò che si riceve ma si vive di ciò che si dona»

Partiamo per aiutare ma anche per salvarci 
di Giobbe Covatta

Ci ho mandato anche mia figlia, Olivia, che ha 21 anni a fare volontariato a Nairobi. 
È successo l’anno scorso. Ma non ce l’ho spedita contro la sua volontà. 
È colpa del fatto che, dal 1994, sono qualcosa di più di un testimonial per Amref, la più grande organizzazione sanitaria no profit attiva in Africa. 
Mia figlia Olivia è nata nel 1997 ed è cresciuta in un contesto in cui il volontariato è una questione di famiglia. È stato naturale per lei partire per il Kenya e andare a insegnare inglese ai bambini. 

Parlo di Olivia perché è mia figlia, ma come lei ci sono decine, centinaia, migliaia di giovani che fanno i bagagli per provare l’esperienza del volontariato. Ne ho conosciuti tanti. Cos’è che li muove? La curiosità, certamente, di conoscere altri mondi: ma anche la voglia di mettere a disposizione esperienze e capacità che possano essere d’aiuto. Perché il volontariato può cambiarti la vita. È successo a me. Ma è accaduto anche a mia moglie, Paola, perché le cose le facciamo sempre in due: continuiamo ad avere piacere di condividere certe cose. Occuparsi degli altri ti pone dinanzi a situazioni che ti restituiscono la misura reale delle cose, dei tuoi stessi problemi e angosce. Tante volte con Paola ci siamo ritrovati ad ammettere di aver avuto un «gran culo» nella vita. E questa fortuna va messa a frutto per gli altri. Anche perché ti rendi conto, poi, che certe fortune non sono così diffuse in questo pianeta. La percentuale di chi se la cava è bassa, perché quelli malconci sono la maggioranza. E come diceva quella famosa filosofa del ’900, Rita Pavone, «la storia del passato ormai ce l’ha insegnato che un popolo affamato fa la rivoluzion». Peccato che la lezione, ai tempi nazionalpopolare del suo Gian Burrasca, sia stata non tanto dimenticata quanto tradita

Viviamo in tempi paradossali di criminalizzazione del mondo del volontariato, come se dare una mano sia diventato un motivo di colpa. Non ho mai preteso o pensato che fare volontariato fosse nobilitante agli occhi degli altri, ma trovo fuori da qualsiasi logica che oggi sia quasi un motivo di colpa. Le parole hanno il loro peso. Fare oggi il volontario è quasi essere collaborazionista degli invasori. A proposito di parole, allora, bisogna chiedersi se davvero i migranti in fuga da guerre e povertà possano realmente dirsi invasori. Basta andare sul vocabolario. Non c’è mica da filosofeggiare sopra. 
(fonte: “la Repubblica” del 22 novembre 2018 - testo raccolto da Antonio Di Giacomo)


CHI È SILVIA ROMANO, 
LA VOLONTARIA CON L'AFRICA E I BAMBINI NEL CUORE

La ragazza di 23 anni, laureata con una tesi sulla tratta degli esseri umani, ora nelle mani di un gruppo armato sconosciuto, si trovava in Kenya da novembre per conto della Onlus Africa Milele attiva in progetti di sostegno all'infanzia. In un post su Facebook aveva scritto: "Amo stringere i denti ed essere una testa più dura della durezza della vita"

Sul suo profilo Facebook aveva scritto: «Si sopravvive di ciò che si riceve ma si vive di ciò che si dona». Questa è Silvia Costanza Romano, la volontaria milanese di 23 anni, rapita nella serata di martedì 20 novembre in un villaggio in Kenya da un gruppo di uomini armati. Il sito dell'associazione di Fano per cui lavorava, Africa Milele, che sostiene progetti legati all'infanzia, riporta solo queste frasi: "Non ci sono parole per commentare quello che sta accadendo. Silvia, siamo tutti con te». Nessun riferimento a possibili contatti ed è comprensibile: in queste ore così delicate, il riserbo è d'obbligo. Anche perché ancora non si sa nulla su chi ha rapito la ragazza e sul perché: potrebbero essere delinquenti comuni a caccia di un riscatto, o terroristi islamici legati al gruppo al-Shabab. 

Di certo, almeno in base alle prime testimonianze, i rapitori cercavano proprio lei e sono andati a colpo sicuro. L'hanno schiaffeggiata e legata, prima di portarla via. È quanto afferma un ragazzo che sostiene di essere testimone oculare del rapimento, Ronald Kazungu Ngala, 19 anni. Il giovane è uno dei giovani la cui istruzione è sostenuta dalla onlus per cui lavora la ragazza italiana ed era nell'ufficio dell'organizzazione, quando ha sentito gli spari provenienti dall'esterno, che hanno fatto fuggire o nascondere tutti quelli che si trovavano nell'area commerciale. La banda ha quindi fatto irruzione nell'ufficio con fucili e machete, intimando che fosse loro detto dov'era la donna bianca. «Ho detto loro che se ne era andata - racconta - ma non mi hanno creduto e si sono precipitati nella stanza, dove l'hanno trovata». Ngala dice di averli seguiti e aver sentito uno di loro chiedere a un altro «se fosse lei». Quando gli è stata data una risposta affermativa, l'ha «schiaffeggiata duramente finchè Silvia è caduta». «Ronald, per favore, per favore! Ronald, per favore aiutami», avrebbe detto la giovane, secondo Ngala. «Ho provato a respingere un uomo che la teneva giù per legarle le mani dietro la schiena - dice ancora il ragazzo - ma qualcuno mi ha colpito in testa con un bastone e ho quasi perso i sensi. Lei mi ha detto di mettermi in salvo e sono fuggito». Due degli uomini armati che erano fuori dalla stanza avrebbero quindi sparato a delle persone presenti, tra cui due bambini

Silvia, che si è laureata con una tesi sulla tratta degli esseri umani, era rientrata in Kenya all'inizio di novembre. In precedenza, sempre con Africa Milele onlus, aveva trascorso in precedenza alcuni mesi. Prima di partire, la ragazza ha lavorato in una palestra: «Silvia ha collaborato con noi nell'ultimo anno - raccontano da Zero Gravity, un centro sportivo in via Vavassori Peroni dove si insegna freestyle, parkour e acrobatica - faceva l'istruttrice di acrobatica. Era andata via a luglio e sapevamo che inizialmente sarebbe dovuta rimanere fino a settembre, per poi tornare a tenere i corsi da noi a ottobre. Poi però ci ha chiamato dicendoci che sarebbe ripartita a ottobre e quindi avrebbe lasciato i corsi da noi. Ma era quello che desiderava».

La posta abitualmente sui social foto e iniziative benefiche per i bambini africani. Il suo ultimo post è del 17 novembre e la ritrae sorridente, alle spalle di una capanna di legno in un villaggio, mentre veste degli abiti tipici africani, mentre in altre foto appare mentre sale su un albero di cocco o durante un selfie con i bambini di cui si prendeva cura. «Amo piangere commuovendomi per emozioni forti, sia belle sia brutte - scrive - ma soprattutto amo reagire alle avversità. Amo stringere i denti ed essere una testa più dura della durezza della vita. Amo con profonda gratitudine l'aver avuto l'opportunità di vivere».

«Seguiamo con preoccupazione e interesse la notizia del rapimento della cooperante italiana Silvia Costanza Romano avvenuta ieri sera in Kenya. L'unità di crisi della Farnesina è al lavoro con l'ambasciata d'Italia a Nairobi per risolvere la vicenda nell'interesse della volontaria che lavora per la onlus Africa Milele». Così in una nota Sabrina De Carlo, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Esteri alla Camera. «Esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia che sta vivendo ore di grande apprensione e assicuriamo di tenere alta l'attenzione su questo rapimento, pur nel rispetto del riserbo che dobbiamo a Silvia Costanza Romano e ai suoi familiari».

(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Eugenio Arcidiacono 21/11/2018))