mercoledì 28 novembre 2018

Anche le Congregazioni religiose femminili di tutto il mondo rompono il silenzio e prendono posizione contro la violenza sulle donne invitando con coraggio e compassione alla denuncia



L’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), costituita da 2000 superiore generali delle Congregazioni religiose femminili di tutto il mondo, che rappresentano oltre 500.000 religiose, esprime il suo profondo dolore e l’indignazione per la serie di abusi perpetrati nella Chiesa e nella società odierna.
L’abuso di ogni sorta – sessuale, verbale, emotivo, o un uso improprio del potere all’interno di una relazione – lede la dignità e il sano sviluppo della persona che ne è vittima.

Siamo accanto alle donne e agli uomini che hanno dimostrato coraggio, denunciando i casi di abuso alle autorità. Condanniamo i fautori della cultura del silenzio e dell’omertà, che si servono spesso del pretesto di “tutelare” la reputazione di un’istituzione o che definiscono tale atteggiamento “parte della propria cultura”. Sosteniamo una trasparente denuncia di abuso alle autorità civili e penali, sia all’interno delle congregazioni religiose che nelle parrocchie o diocesi, o in qualsiasi spazio pubblico.

Chiediamo che ogni donna religiosa che sia stata vittima di abusi denunci quanto accaduto alla superiora della propria congregazione e alle autorità ecclesiali e civili competenti. Se la UISG riceve una denuncia di abuso, sarà presente con l’ascolto e l’accompagnamento della persona perché abbia il coraggio di denunciare quanto vissuto alle organizzazioni competenti.

Ci impegniamo a collaborare con la Chiesa e le autorità civili per aiutare le vittime di ogni forma di abuso a sanare le ferite del passato attraverso un processo di accompagnamento e di richiesta di giustizia e ad investire nella prevenzione dell’abuso attraverso una formazione collaborativa e programmi educativi per bambini, donne e uomini. Desideriamo costruire reti di solidarietà per contrastare queste situazioni disumanizzanti e contribuire a una nuova creazione nel mondo.


Profonda compassione
di Lucetta Scaraffia


L’appello diffuso dall’Unione internazionale delle superiore generali in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne costituisce una novità per molti aspetti. Innanzi tutto, è la prima volta che all’interno della Chiesa un’istituzione femminile — e la più numerosa e importante — si pronuncia su questo argomento, ricollegandosi così a tutte le altre che in questi giorni si sono pronunciate in proposito. Per la prima volta, poi, la voce collettiva che si alza è quella delle donne religiose, di solito silenziose.

Ma il testo contiene anche un altro importante elemento: l’invito a tutte le donne che hanno subito o subiscono violenze a denunciare. Cioè a comportarsi in modo contrario a quello assunto finora. La salute mentale delle vittime viene dunque indicata come più importante dell’immagine di ogni istituzione.

Le religiose possono proporre con coraggio questo comportamento perché sentono una profonda compassione per ogni vittima di abuso sessuale. Come aveva scritto Jean-Jacques Rousseau a metà Settecento, «non si compiangono mai negli altri che i mali di cui non ci si sente personalmente esenti». Le donne sanno di essere tutte vittime potenziali.

Proprio per questo la voce delle donne, la loro esperienza, e soprattutto la loro compassione sono indispensabili nella lotta contro gli abusi. 
(fonte: L'OSSERVATORE ROMANO 26-27 novembre 2018)