lunedì 3 settembre 2018

La prefazione di Roberto Saviano al libro PREGHIERA DEL MARE di Khaled Hosseini - «Dammi la mano. Non ti succederà niente di male»

PREGHIERA DEL MARE

Preghiera del mare di Khaled Hosseini arriva in libreria a settembre in contemporanea con Usa e Regno Unito.

Preghiera dal Mare raccoglie in forma di lettera le riflessioni di un padre che guarda il proprio figlio dormire durante il viaggio che sperano li porterà verso una vita migliore. L’uscita avviene in occasione del terzo anniversario della morte di Aylan Kurdi, il bambino siriano di 3 anni il cui corpo era stato sospinto dalla marea su una spiaggia turca.

Un libro che nasce in collaborazione con l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati UNHCR ed è la risposta all’attuale crisi internazionale dei rifugiati.

“Ci troviamo nel mezzo di una crisi migratoria di enormi proporzioni. Preghiera del Mare vuole essere anzitutto un tributo a milioni di famiglie che, come quella di Aylan, sono state costrette ad abbandonare il proprio paese e la propria vita.” dice Hosseini che devolverà l’intera somma derivante dalla vendita del libro all’UNHCR e alla Fondazione Hosseini per finanziare azioni umanitarie a supporto dei rifugiati di ogni paese.

La preghiera di Hosseini
per il popolo del mare
 
Anteprima mondiale / Un padre sussurra al figlio prima di partire per la traversata verso una vita migliore: "Non ti succederà niente di male". Il dramma dei migranti e il coraggio che ci manca nel nuovo libro dell'autore del "Cacciatore di aquiloni". La prefazione di Roberto Saviano

«Dammi la mano. Non ti succederà niente di male» sono le parole più semplici che un genitore possa dire al proprio bambino per rassicurarlo, e le più efficaci. Spesso non c’è nemmeno bisogno di dirle, queste parole, basta un corpo adulto, amato, caldo. Basta percepirne il contatto per stare bene. Per tranquillizzarsi, per dormire. 
Nei miei ricordi «non ti succederà niente di male» mi veniva detto per esorcizzare un brutto sogno o per placare la paura del lupo, quella del diavolo. Non erano pericoli reali ma, senza quella rassicurazione, qualcosa mi diceva che forse sarei anche potuto morire. 
Che abisso incolmabile esiste tra un pericolo solo percepito e uno reale. Un abisso ai bambini ignoto. 
Oggi la storia chiede a tutti noi – adulti e bambini – di essere migliori di quello che siamo, di essere più grandi dell’epoca buia che stiamo vivendo. Di essere più forti di quanto sarebbe umano pretendere da un uomo e più umani di quanto non sia stato necessario fino a questo momento. Oggi dall’abisso salgono ombre, ombre che non riusciamo a ricacciare nelle viscere della terra perché ne abbiamo paura, perché siamo atterriti da ciò che potrebbe accadere se prendessero il sopravvento. E più aumenta la nostra paura, più quelle ombre si ingigantiscono, ci sembrano incombenti. Più noi ci rintaniamo in un angolo credendo di ripararci, più ci scopriamo intrappolati. E la storia, oggi, ci chiede una prova di coraggio, ci chiede di mostrare che siamo in grado di meritare ciò che stiamo vivendo. Ma come, direte, dobbiamo meritarci una storia che ci fa male, una storia che ci ferisce? Una storia iniqua? Perché oggi lo sappiamo cosa accade, conosciamo l’inferno che vivono i migranti per tentare la via dell’Europa. Come facciamo, dunque, a fingere di non sapere niente? Oggi esistono strumenti per leggere ciò che accade, ecco perché questa storia dobbiamo meritarcela. Dobbiamo meritarla perché abbiamo lenti sofisticate attraverso cui dissipare le ombre che ci spaventano. 
Se apriamo bene gli occhi, se li spalanchiamo fino quasi a farci venire i crampi, tutto diventa evidente. Ecco dunque la prova alla quale siamo chiamati: riuscire a guardare, guardare oltre, portare l’occhio al di là della linea dell’orizzonte, non fermarsi dove il mare e il cielo si toccano, perché la terra non finisce lì, anzi è proprio lì che comincia. E immaginiamo che oltre la linea dell’orizzonte ci siano persone come noi, identiche. Non più buone o più cattive, non più innocue o più pericolose: esattamente come noi. E poi andiamo ancora più lontano e immaginiamo i luoghi in cui quelle persone sono nate: le case, i sorrisi dei loro genitori, le domeniche con i nonni. Famiglie numerose, tanti bambini. E poi la scuola, i libri, la televisione, il lavoro. 
Tutto potrebbe essere così. O tutto questo potrebbe essere cambiato repentinamente. Un colpo di Stato. Siccità. Minoranze etniche o religiose costrette a fuggire. Ma chi fugge? Chi può, chi ce la fa, chi riesce a trovare le risorse per affrontare mesi di viaggio. E i libri? E i bambini? E i nonni? E le abitudini di ogni giorno? Tutto questo c’è, oltre quella linea, e tutto questo abbiamo il dovere di conoscere, avendo oggi gli strumenti per farlo. 
Ecco la prova che la storia ci chiede: essere all’altezza di questa sfida e fare, ciascuno, la propria parte. Incontreremo, durante il viaggio, sirene. Ci troveranno stanchi, spossati dal lungo cammino, affamati ci troveranno e assetati. Ci troveranno forse sofferenti e, se sarà così, dovremo coprirci meglio le orecchie e non dare ascolto. «State male? Soffrite? Fidatevi di noi, troveremo per voi il colpevole». Questo ci diranno, e se riusciremo a proseguire avremo trovato la formula per uscire dal labirinto. Avremo trovato la strada, questa: smetterla di cercare il colpevole, perché in quella ricerca partiamo Abele per ritrovarci Caino. 
E allora dammi la mano ché, se vorrai conoscere il mondo oltre l’orizzonte, questo libro è il posto giusto per iniziare. E se poi riuscirai a riconoscere, in una piazza affollata di persone che hanno la pelle di un colore diverso dal tuo, una umanità pulsante e non nemici da cui guardarti, non ti succederà niente di male. Mai.
(fonte: La Repubblica 02/09/2018)