venerdì 21 settembre 2018

Conferenza mondiale sul tema Xenofobia, razzismo e nazionalismo populista nel contesto delle migrazioni mondiali (Roma, 18-20 settembre 2018) Messaggio finale: "Iniziative populiste incompatibili con i valori evangelici" - Papa Francesco: "La gravità di questi fenomeni non può lasciarci indifferenti. Chi sfrutta i migranti ne renderà conto a Dio."

Papa Francesco giovedì 20 settembre nella Sala Clementina riceve in udienza i partecipanti alla Conferenza internazionale su «Xenofobia, razzismo e nazionalismo populista nel contesto delle migrazioni mondiali» promossa a Roma dal Dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale.





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Xenofobia, razzismo e nazionalismi. Papa Francesco: 
“La gravità di questi fenomeni non può lasciarci indifferenti”

Si è conclusa oggi a Roma la “Conferenza mondiale su xenofobia, razzismo e nazionalismi populisti nel contesto delle migrazioni globali”. Papa Francesco ai partecipanti: “Viviamo tempi in cui sembrano riprendere vita e diffondersi sentimenti che a molti parevano superati. Sentimenti di sospetto, di timore, di disprezzo e, perfino, di odio nei confronti di individui o gruppi giudicati diversi in ragione della loro appartenenza etnica, nazionale o religiosa e, in quanto tali, ritenuti non abbastanza degni di partecipare pienamente alla vita della società”


La politica non “ceda alla tentazione di strumentalizzare le paure” per “miopi interessi elettorali”. E “coloro che traggono giovamento economico dal clima di sfiducia nello straniero”, “dovrebbero fare un profondo esame di coscienza, nella consapevolezza che un giorno dovranno rendere conto davanti a Dio delle scelte che hanno operato”. Usa parole durissime Papa Francesco per denunciare ogni forma di xenofobia e populismo che si sta diffondendo, ovunque nel mondo, in stretta correlazione con il fenomeno migratorio. Il Papa parla ai partecipanti alla Conferenza mondiale su “xenofobia, razzismo e nazionalismi populisti nel contesto delle migrazioni globali” che ha riunito, dal 18 al 20 settembre, a Roma leader, esponenti ed esperti di diverse Chiese cristiane. A promuovere l’incontro per la prima volta insieme sono il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e il World Council of Churches (WCC), in collaborazione con il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, nella consapevolezza della gravità di questi fenomeni che stanno avendo un impatto, forte e crescente, sulla vita sociale e politica a livello globale. In un discorso consegnato ai partecipanti, il papa scrive: “Viviamo tempi in cui sembrano riprendere vita e diffondersi sentimenti che a molti parevano superati. Sentimenti di sospetto, di timore, di disprezzo e perfino di odio nei confronti di individui o gruppi giudicati diversi in ragione della loro appartenenza etnica, nazionale o religiosa e, in quanto tali, ritenuti non abbastanza degni di partecipare pienamente alla vita della società”.

“La gravità di questi fenomeni non può lasciarci indifferenti”.

Il Papa chiama tutti a collaborare per contrastare queste derive ideologiche e promuovere in ogni contesto il rispetto della dignità di ogni persona umana.Chiama la famiglia, “luogo in cui si imparano fin dalla tenerissima età i valori della condivisione, dell’accoglienza, della fratellanza e della solidarietà”. Chiama i leader religiosi e i responsabili delle Chiese cristiane perché “contribuiscano a costruire società fondate sul principio della sacralità della vita umana”. Creati a immagine e somiglianza di Dio e pertanto tutti “membri di un’unica famiglia, fratelli e sorelle”, la tolleranza “si trasforma in amore fraterno, in tenerezza e solidarietà operativa” e ciò – prosegue il Papa – “vale soprattutto nei confronti dei più piccoli dei nostri fratelli, fra i quali possiamo riconoscere il forestiero, lo straniero, con cui Gesù stesso si è identificato. Nel giorno del giudizio universale, il Signore ci rammenterà: ‘Ero straniero e non mi avete accolto’. Ma già oggi ci interpella”:

“Sono straniero, non mi riconoscete?”.

Tre giorni di dibattiti, confronto, prospettive. La Conferenza di Roma ha riunito circa 200 rappresentanti delle Chiese cristiane di tutti i continenti. I lavori hanno alternato momenti in sessione plenaria dove si sono analizzati i fenomeni della paura e del populismo, legati alle migrazioni, a momenti di condivisione divisi per aree geografiche. Un dato è emerso evidente: nonostante le tragiche storie del passato, anche recente, xenofobia e razzismo stanno riemergendo in tutti i Paesi del mondo e stanno influendo come un’onda di disprezzo e odio su cultura, media e politica. In un messaggio finale, che è stato diffuso al termine della Conferenza, le Chiese sono state chiare: “Rifiutare di ricevere e aiutare chi è nel bisogno è contrario all’esempio e alla chiamata di Gesù Cristo”.

“Pretendere di proteggere i valori cristiani e le comunità cristiane escludendo coloro che cercano un rifugio sicuro dalla violenza e dalla sofferenza, è inaccettabile”.

Leader ed esponenti delle Chiese invitano “tutti i cristiani e tutti coloro che sostengono i diritti umani fondamentali a respingere tali iniziative populiste incompatibili con i valori del Vangelo”, soprattutto – aggiungono – “al momento delle elezioni”.

Parole molto dure vengono espresse anche riguardo al razzismo. Divide “i gruppi di persone in base al colore della loro pelle” e “nel nome di una falsa nozione della purezza e della superiorità di una specifica comunità” e come tale “il razzismo è un peccato”, “radicalmente incompatibile con la fede cristiana”. “Tutti gli esseri umani sono uguali in dignità e diritti e devono essere ugualmente rispettati e protetti”, scrivono le Chiese aggiungendo: “La migrazione è una caratteristica intrinseca della condizione umana. Appartiene all’intera storia dell’umanità – passato, presente e futuro – e all’intero racconto biblico.

Siamo tutti migranti e residenti, e siamo tutti membri dell’unica famiglia umana”.

(fonte: Sir articolo di M. Chiara Biagioni 20/09/2018)


DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALLA CONFERENZA MONDIALE SUL TEMA 

"XENOFOBIA, RAZZISMO E NAZIONALISMO POPULISTA,

NEL CONTESTO DELLE MIGRAZIONI MONDIALI"
Sala Clementina
Giovedì, 20 settembre 2018
Introduzione a braccio

Cari amici, buongiorno!

Ho scritto un discorso da leggere, ma è un po’ lunghetto… Per questo preferisco dirvi due o tre parole dal cuore e poi salutarvi ad uno ad uno: questo per me è molto importante. Vi prego di non offendervi.

Leggi il testo integrale del discorso consegnato

Signor Cardinale,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle,

Sono lieto di accogliervi in occasione della Conferenza mondiale sul tema Xenofobia, razzismo e nazionalismo populista nel contesto delle migrazioni mondiali (Roma, 18-20 settembre 2018). Saluto cordialmente i rappresentanti delle istituzioni delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa, delle Chiese cristiane, in particolare del Consiglio Ecumenico delle Chiese, e delle altre religioni. Ringrazio il Cardinale Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, per le cortesi espressioni che mi ha rivolto a nome di tutti i partecipanti.

Viviamo tempi in cui sembrano riprendere vita e diffondersi sentimenti che a molti parevano superati. Sentimenti di sospetto, di timore, di disprezzo e perfino di odio nei confronti di individui o gruppi giudicati diversi in ragione della loro appartenenza etnica, nazionale o religiosa e, in quanto tali, ritenuti non abbastanza degni di partecipare pienamente alla vita della società. Questi sentimenti, poi, troppo spesso ispirano veri e propri atti di intolleranza, discriminazione o esclusione, che ledono gravemente la dignità delle persone coinvolte e i loro diritti fondamentali, incluso lo stesso diritto alla vita e all’integrità fisica e morale. Purtroppo accade pure che nel mondo della politica si ceda alla tentazione di strumentalizzare le paure o le oggettive difficoltà di alcuni gruppi e di servirsi di promesse illusorie per miopi interessi elettorali.

La gravità di questi fenomeni non può lasciarci indifferenti. Siamo tutti chiamati, nei nostri rispettivi ruoli, a coltivare e promuovere il rispetto della dignità intrinseca di ogni persona umana, a cominciare dalla famiglia – luogo in cui si imparano fin dalla tenerissima età i valori della condivisione, dell’accoglienza, della fratellanza e della solidarietà – ma anche nei vari contesti sociali in cui operiamo.

Penso, anzitutto, ai formatori e agli educatori, ai quali è richiesto un rinnovato impegno affinché nella scuola, nell’università e negli altri luoghi di formazione venga insegnato il rispetto di ogni persona umana, pur nelle diversità fisiche e culturali che la contraddistinguono, superando i pregiudizi.

In un mondo in cui l’accesso a strumenti di informazione e di comunicazione è sempre più diffuso, una responsabilità particolare incombe su coloro che operano nel mondo delle comunicazioni sociali, i quali hanno il dovere di porsi al servizio della verità e diffondere le informazioni avendo cura di favorire la cultura dell’incontro e dell’apertura all’altro, nel reciproco rispetto delle diversità. 

Coloro, poi, che traggono giovamento economico dal clima di sfiducia nello straniero, in cui l’irregolarità o l’illegalità del soggiorno favorisce e nutre un sistema di precariato e di sfruttamento – talora a un livello tale da dar vita a vere e proprie forme di schiavitù – dovrebbero fare un profondo esame di coscienza, nella consapevolezza che un giorno dovranno rendere conto davanti a Dio delle scelte che hanno operato.

Di fronte al dilagare di nuove forme di xenofobia e di razzismo, anche i leader di tutte le religioni hanno un’importante missione: quella di diffondere tra i loro fedeli i principi e i valori etici inscritti da Dio nel cuore dell’uomo, noti come la legge morale naturale. Si tratta di compiere e ispirare gesti che contribuiscano a costruire società fondate sul principio della sacralità della vita umana e sul rispetto della dignità di ogni persona, sulla carità, sulla fratellanza – che va ben oltre la tolleranza – e sulla solidarietà.

In particolare, possano le Chiese cristiane farsi testimoni umili e operose dell’amore di Cristo. Per i cristiani, infatti, le responsabilità morali sopra menzionate assumono un significato ancora più profondo alla luce della fede.

La comune origine e il legame singolare con il Creatore rendono tutte le persone membri di un’unica famiglia, fratelli e sorelle, creati a immagine e somiglianza di Dio, come insegna la Rivelazione biblica.

La dignità di tutti gli uomini, l’unità fondamentale del genere umano e la chiamata a vivere da fratelli, trovano conferma e si rafforzano ulteriormente nella misura in cui si accoglie la Buona Notizia che tutti sono ugualmente salvati e riuniti da Cristo, al punto che – come dice san Paolo – «non c’è giudeo né greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti [… siamo] uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28).

In questa prospettiva, l’altro è non solo un essere da rispettare in virtù della sua intrinseca dignità, ma soprattutto un fratello o una sorella da amare. In Cristo, la tolleranza si trasforma in amore fraterno, in tenerezza e solidarietà operativa. Ciò vale soprattutto nei confronti dei più piccoli dei nostri fratelli, fra i quali possiamo riconoscere il forestiero, lo straniero, con cui Gesù stesso si è identificato. Nel giorno del giudizio universale, il Signore ci rammenterà: «ero straniero e non mi avete accolto» (Mt 25,43). Ma già oggi ci interpella: “sono straniero, non mi riconoscete?”.

E quando Gesù diceva ai Dodici: «Non così dovrà essere tra voi» (Mt 20,26), non si riferiva solamente al dominio dei capi delle nazioni per quanto riguarda il potere politico, ma a tutto l’essere cristiano. Essere cristiani, infatti, è una chiamata ad andare controcorrente, a riconoscere, accogliere e servire Cristo stesso scartato nei fratelli.

Consapevole delle molteplici espressioni di vicinanza, di accoglienza e di integrazione verso gli stranieri già esistenti, mi auguro che dall’incontro appena concluso possano scaturire tante altre iniziative di collaborazione, affinché possiamo costruire insieme società più giuste e solidali.

Affido ciascuno di voi e le vostre famiglie all’intercessione di Maria Santissima, Madre della tenerezza, e di cuore imparto la Benedizione apostolica a voi e a tutti i vostri cari.

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Xenofobia e razzismo sono 
"incompatibili con l'essere cristiani"
Le Chiese sono in prima linea nella lotta contro la xenofobia e il razzismo. E’ quanto emerge dal messaggio finale della Conferenza internazionale “Xenofobia, razzismo e nazionalismo populista nel contesto della migrazione globale” che si conclude oggi a Roma.


Nel messaggio finale della conferenza, i partecipanti affermano che “la base comune per le nostre riflessioni è la convinzione che tutti gli esseri umani sono uguali in dignità e diritti e in ugual misura devono essere rispettati e protetti”. La migrazione, in fondo, appartiene a tutti, è una caratteristica intrinseca della condizione umana. Si è verificata sempre, nel corso della storia, e si verifica oggi, purtroppo, a causa di guerre, estrema povertà, carenza di cibo e mancanza di opportunità. “Per questo – proseguono i rappresentanti delle Chiese cristiane – “sosteniamo l’istituzione dell’asilo per coloro che fuggono da conflitti armati, persecuzioni o calamità naturali”.

Xenofobia: l’ansia di perdere se stessi

La xenofobia è la “paura dello straniero”, che si esprime in un atteggiamento di rifiuto, di esclusione, addirittura di odio nei confronti dell’altro. Questa paura però è spesso rivelatrice di un altro genere di ansia, che riguarda in realtà la paura di perdere se stessi, “la propria identità, sicurezza, il possesso e il potere nell’affrontare le sfide della vita e del futuro”. Lo straniero, il diverso, l’altro, inevitabilmente spaventano, perché mettono in discussione le certezze personali e collettive.

Razzismo: un peccato basato su una costruzione sociale

La razza è una costruzione sociale, che pretende di spiegare e giustificare la separazione tra i gruppi umani sulla base di criteri fisici, sociali, culturali e religiosi. Dalla questa costruzione deriva l’atteggiamento razzista “che separa le persone le une dalle altre nel nome di una falsa nozione di purezza e superiorità di una specifica comunità”. Attraverso i comportamenti razzisti si creano e si mantengono le vulnerabilità dei membri di certi gruppi, negando i loro diritti e la loro esistenza, e si cerca di giustificarne la loro oppressione. “In questo senso il razzismo è un peccato, – riporta il messaggio – sia nella sua espressione personale che sistemica, radicalmente incompatibile con l’essere cristiano”.

Nazionalismo populista promotore del rifiuto

Il nazionalismo populista è una strategia politica che cerca di far leva sulle paure delle persone per promuoversi e per proteggere gli interessi di un determinato gruppo sociale o etnico all’interno di un paese. “In nome di questa protezione i leader populisti giustificano il rifiuto di offrire rifugio, di accogliere e integrare individui di altri paesi o di diversi contesti culturali e religiosi”, scrivono i partecipanti. Un rifiuto che è figlio della diffusione di concetti quali la xenofobia e il razzismo. “Invitiamo tutti i cristiani – continuano - e tutti coloro che sostengono i diritti umani fondamentali a respingere iniziative populiste incompatibili con i valori evangelici”.

L’appello alle Chiese

L’ospitalità è un dovere, che “chiama tutti i credenti ad accogliere lo straniero, in un atto di amore ispirato dalla fede”, riporta il messaggio. Per questo le Chiese sono chiamate ad essere “luoghi in cui si sperimenta e si impara il rispetto per la diversità e in cui ci si rallegra per la possibilità di incontro e di reciproco arricchimento”. In conclusione: “Le chiese sono attori importanti della società civile e della vita politica, per questo le esortiamo a partecipare, in stretta collaborazione con i partner interreligiosi ed altri partner, alla vita politica, agli affari economici e sociali, nella cura del pianeta, che è la nostra casa comune”.
(fonte: Vatican News, articolo di Claudia Valenti 20/09/2018)