lunedì 21 maggio 2018

Lunedì dopo Pentecoste da quest'anno memoria liturgica obbligatoria della «Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa» - Riflessioni di p. Gian Matteo Roggio e Cristiana Dobner

Lunedì dopo Pentecoste. Maria «Madre della Chiesa», la prima festa liturgica

Papa Francesco ha fatto inserire da quest’anno nel Calendario Romano la memoria liturgica obbligatoria della «Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa», accolta anche in quello ambrosiano

Papa Francesco davanti a un'icona in San Pietro
Una memoria liturgica che celebra la «maternità di Maria nei confronti della Chiesa» ma che richiama anche «un dono e un segno della presenza e dell’azione dello Spirito Santo» e che ci fa scoprire grazie a questo «Maria come educatrice di ogni credente» in grado di svelarci il «“segreto” di Cristo». È la prima impressione con cui il mariologo padre Gian Matteo Roggio, appartenente alla Congregazione dei missionari di Nostra Signora de La Salette, spiega la scelta «innovativa e unica» di papa Francesco e della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti di inserire da quest’anno nel Calendario Romano la memoria liturgica obbligatoria della «Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa» da celebrarsi ogni anno nel lunedì dopo Pentecoste.

Il decreto del dicastero vaticano è stato firmato l’11 febbraio scorso dal cardinale prefetto Robert Sarah e dall’arcivescovo segretario Arthur Roche, ma è stato reso pubblico nel marzo scorso. L’indicazione del Papa è stata accolta anche nel Calendario Ambrosiano con la stessa data e, mentre l’arcidiocesi di Milano sta avviando la pratica per la recognitio della Sede Apostolica, l’arcivescovo Mario Delpini chiede agli ambrosiani di celebrare già la ricorrenza.

La memoria liturgica è legata alla solennità che si festeggia questa domenica, ossia quella in cui si fa memoria della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti con la Madonna nel Cenacolo, avvenuta cinquanta giorni dopo la Risurrezione di Cristo. «Non è un caso che lo Spirito ha chiamato Maria – è la riflessione del teologo e docente alla Facoltà Teologica Marianum di Roma – a costruire con forza la Chiesa della Pentecoste attraverso la sua singolare testimonianza di donna che ha saputo stare presso la Croce e da lì ha attinto il “segreto” più profondo dell’identità di quel Figlio avuto per opera del medesimo Spirito, ora risuscitato dai morti. Questa sua singolare testimonianza fa parte dell’annuncio apostolico e non se ne può fare a meno: è permanente e appartiene alle fondamenta stessa della Chiesa. Ed è per questo che il popolo di Dio, riconoscendo il debito che ha nei confronti di questa donna, la onora e la accoglie come “Madre”».

Un titolo quello della Vergine «Madre della Chiesa» che ci riporta a quella definizione pronunciata nel 1964 proprio dal predecessore di papa Bergoglio sulla Cattedra di Pietro, il prossimo santo Paolo VI (sarà canonizzato il prossimo 14 ottobre) a conclusione della terza sessione del Concilio Vaticano II. «Quando Montini a nome di tutto il popolo di Dio, volle che Maria fosse onorata e accolta come “Madre della Chiesa”, egli aveva davanti a sé la Costituzione dogmatica sulla Chiesa approntata dal Concilio Vaticano II, la Lumen gentium – è l’argomentazione del sacerdote classe 1967 ed esperto di apparizioni mariane –. In essa il capitolo VIII è dedicato alla Madre di Dio, perché non si possono separare Maria e la Chiesa.

L’una e l’altra sono indissolubilmente legate per via della fede nel Cristo: è questa comune fede che dà unità alla loro vocazione, alla loro testimonianza e al loro servizio. Essa altro non è se l’abitare e il rimanere nel “segreto” del Cristo, colui che ha fatto della Risurrezione dai morti la misura del perdono e della riconciliazione che provengono dal Padre delle misericordie». E annota a questo proposito: «Con la sua scelta, Paolo VI volle dire fermamente che la dottrina conciliare era radicata nella più genuina tradizione apostolica; e che la stessa tradizione apostolica non smette mai di guardare a Maria. Non perché sia Maria a generare la Chiesa: la Chiesa nasce dallo Spirito ed è lo Spirito che ci rende fratelli e sorelle del Cristo, coeredi della sua Croce e Risurrezione».

Una scelta dunque da vivere e custodire come un filo rosso di continuità con il magistero montiniano. «Oggi 54 anni dopo, papa Francesco – osserva il teologo – ribadisce così due esigenze che il Vaticano II è il riferimento normativo della Chiesa del III millennio e che il popolo di Dio onora e accoglie Maria come “Madre” nella misura in cui fa trasparire stabilmente, nei suoi volti e nelle sue opere, ovunque si trovi e viva, la “rivoluzione della tenerezza” di cui lei è singolare beneficiaria, testimone ed educatrice». Una memoria liturgica, secondo il missionario salettino, che permetterà così di scoprire, incontrare, amare e onorare la «maternità di Maria come un segno provocante di questa autenticità spirituale di cui la Chiesa ha sempre bisogno per essere se stessa».


Maria Madre della Chiesa è matrice feconda per tutti i popoli
di Cristiana Dobner

Nel grembo di Maria, in questo kairos incandescente, nasce una novità che i Padri della Chiesa hanno saputo intercettare e amare: per Agostino “Maria è madre delle membra di Cristo, perché ha cooperato con la sua carità alla rinascita dei fedeli nella Chiesa”; per Leone Magno “la nascita del Capo è anche la nascita del Corpo” quindi “Maria è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa”. Siamo tutti a Gerusalemme con lei nell’attesa, vigilanti e trepidi per quella novità che ci viene donata ma che potremo riconoscere solo in Lei, Madre della Chiesa appunto. Ancora una volta ai piedi della Croce, solo per noi, per ciascuno di noi. Se la invochiamo con questo titolo possiamo raccogliere quel Soffio che dal Cenacolo ha trapassato i secoli ed innumerevoli coscienze, vivere quel momento iniziale di e a Gerusalemme e radicarlo qui e ora, dovunque ci troviamo, con la consapevolezza di incarnare quanto il Signore Gesù voleva.


I passi antichi e lontani e quelli più moderni e vicini a noi che hanno portato all’istituzione della festa liturgica dal titolo “Maria Madre della Chiesa”, sono ben noti, rimane da comprenderne, per meglio aderire e fare proprio l’invito ad una celebrazione eucaristica che ormai sta per entrare nel nostro anno liturgico, la ragione profonda.
Le invocazioni a Maria Madre di Gesù sono innumerevoli e sempre relative all’esperienza del singolo credente oppure di qualche gruppo che ha sperimentato la protezione della Vergine in qualche difficile frangente dell’esistenza.

Perché dovremmo insignire o meglio lodare ed invocare la Vergine Maria proprio con il titolo di Madre della Chiesa?

Papa Paolo VI è stato esplicito:
Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima

Così si chiudeva la terza Sessione del Vaticano II, ma così si apriva una nuova stagione per chi guardava alla Chiesa e nel suo grembo voleva vivere.
Paolo VI non voleva in questo modo legarsi ad un evento storico determinato, circoscritto. Sottesa alla sua, semplice e nitida, affermazione stava un’asserzione radicale che, oggi, a maggior ragione, dopo i passi compiuti nelle relazioni ecumeniche, questo titolo scuote profondamente la coscienza cristiana e si apre ad una dimensione universale e che attraversa i secoli.
Gli apostoli e Maria sono riuniti tutti nel Cenacolo. Potrebbe sembrare la consueta riunione di famiglia, capace di mettere al bando i dissidi perché urge un qualche cosa che, pur sfuggendolo, incombe o sovrasta su tutto il gruppo.
Un dato però, ben presente per due volte, negli Atti degli Apostoli mentre viene descritto questo momento, sposta l’attenzione e qualifica il gruppo stesso: “con una mente sola”. Il cuore quindi non era diviso, non vi giocavano pulsioni oppure ottiche personali, tutti convergevano all’unisono, mentre sostavano in preghiera.

Maria era con loro.

“Attendevano” specifica il testo. Chi? Che cosa?
Questo è il momento del kairos, cioè di quel punto storico cronologico che muta e trasforma il suo stesso essere temporale in un punto in cui, con sana prepotenza, irrompe lo Spirito e lo rende gravido del mistero di Dio e trasparente alla Sua accoglienza. Un punto rovente, incandescente.
Sta per nascere quella realtà, dono di Dio, che conosciamo con il nome di Chiesa.
Una realtà che, vista da un lato assomiglia ad un gruppo umano che condivida intenti e servizi e dall’altro mostra un volto che fa traslucere il Volto del Salvatore.
Maria non solo è presente, non solo condivide e quindi rientra nel gruppo di quelli che vibrano nell’attesa “con una mente sola”, Maria è lì, ancora una volta, pronta ad accollarsi un carico non indifferente che richiede tutta la sua vigilanza e la sua dedizione. Verrebbe da pensare: Non ha fatto abbastanza? Non ha sofferto abbastanza? Lasciamola in pace, prenda fiato.

Lo Spirito invece la rende nuovamente matrice feconda, lei Vergine, per tutti i secoli a venire, per tutti i popoli e per chiunque in questa moltitudine immensa rivolga a Lei lo sguardo e voglia che la propria mente possa lasciarsi penetrare dal mistero della comunione con tutte le altre menti.
Ci troviamo dinanzi a quel piccolo nucleo primitivo, alla Chiesa di Gerusalemme, che sta per germinare ed inserirsi come seme vitale in quel vorticoso scorrere di anni e di secoli che formeranno la storia della Chiesa.
Nel grembo di Maria, in questo kairos incandescente, nasce una novità che i Padri della Chiesa hanno saputo intercettare e amare: per Agostino “Maria è madre delle membra di Cristo, perché ha cooperato con la sua carità alla rinascita dei fedeli nella Chiesa”; per Leone Magno “la nascita del Capo è anche la nascita del Corpo” quindi “Maria è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa”.
Siamo tutti a Gerusalemme con lei nell’attesa, vigilanti e trepidi per quella novità che ci viene donata ma che potremo riconoscere solo in Lei, Madre della Chiesa appunto.
Ancora una volta ai piedi della Croce, solo per noi, per ciascuno di noi.
Se la invochiamo con questo titolo possiamo raccogliere quel Soffio che dal Cenacolo ha trapassato i secoli ed innumerevoli coscienze, vivere quel momento iniziale di e a Gerusalemme e radicarlo qui e ora, dovunque ci troviamo, con la consapevolezza di incarnare quanto il Signore Gesù voleva.
(fonte: Sir)