martedì 6 febbraio 2018

Wilson Kofi, Omar Fadera, Jennifer Otiotio, Gideon Azeke, Mahamadou Toure, Festus Omagbon - La loro colpa? essere stranieri di colore! - MACERATA, QUELLA BANDIERA "IMBRATTATA"



Nella foto l'auto di Luca Traini, all'interno la pistola con cui sono stati esplosi i colpi
Una città tranquilla si è trasformata per una mattina in un far west. Una serie di sparatorie in diversi punti. I colpi di pistola esplosi sono partiti da un'Alfa Romeo 147 nera, a sparare Luca Traini, che sabato mattina ha scatenato il panico a Macerata, ma di lui volutamente scegliamo di non mostrare il volto e non è il suo nome che vogliamo ricordare, piuttosto desideriamo fare in questo post i nomi dei feriti che spesso negli articoli comparsi in questi giorni vengono per lo più definiti solamente come "immigrati di colore", quasi non avessero un'identità.

Sono tutti ragazzi, il più giovane è Wilson Kofi, ha 20 anni e viene dal Ghana. Poi ci sono Omar Fadera, 23enne del Gambia; Jennifer Otiotio, l'unica ragazza, nigeriana 25enne, colpita a una spalla, mentre si trovava alla fermata del bus e che racconta di essere stata salvata dal fidanzato; Gideon Azeke, anche lui nigeriano, ha 25 anni ed è stato ferito a una gamba. Mahamadou Toure, l'unico ferito del Mali, ha 28 anni,è il più grave, ricoverato in rianimazione con un ematoma al fegato. Infine il più grande è Festus Omagbon: viene dalla Nigeria e ha 32 anni.

La loro colpa? essere stranieri di colore!

“Se sono finito qui è solo per il colore della mia pelle. Non è giusto, siamo esseri umani come tutti gli altri e non si può rischiare di morire senza avere nessuna colpa”, ha detto Gideon, dal suo letto d’ospedale. Il clima che si vive in queste ore è di paura e la sensazione di non essere al sicuro, come dopo ogni attentato terroristico che si rispetti.

“La ferita che mi fa piangere non si vede, non è quella che ho sul corpo, dentro sto molto peggio di come possa apparire esternamente. Non ho mai fatto del male a nessuno, stavo parlando e ridendo con altre tre persone, ora non sarò più libera di girare tranquilla”, ha detto l’unica delle ragazze dei sei feriti, Jennifer.

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MACERATA, QUELLA BANDIERA "IMBRATTATA"

È un vero oltraggio alla bandiera quel tricolore indossato da Luca Traini prima di salire sull’auto dei carabinieri al termine del suo folle raid contro gli immigrati. Una bandiera "imbrattata" da chi si dice italiano, ma ignora i valori su cui si basa la convivenza civile del nostro Paese sanciti dalla Carta Costituzionale. Per lui due ore di “caccia al nero” tra le strade di Macerata, sgommando sulla sua Alfa Romeo, conclusasi in piazza della Vittoria, con tanto di saluto fascista ai piedi del monumento dedicato ai caduti.

«I caduti, di ogni nazione e di ogni tempo, ci chiedono di agire, con le armi della politica e del negoziato, perché in ogni parte del mondo si affermi la pace. Si tratta del modo più alto per onorare, autenticamente commossi, il tanto sangue versato», aveva ricordato nel 2015 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella commemorando i 100 anni dall’entrata in guerra dell’Italia. Parole che, evidentemente, il giovane tolentino non ha ascoltato. O non ha capito. Testa rasata e odio nel cuore ha cercato i suoi bersagli sparando a caso per uccidere quanti più stranieri possibile. Solo per una combinazione non ci sono stati morti, ma solo feriti. Un gesto gravissimo, con una tecnica che tanto somiglia a quella usata dai terroristi dell’isis.

La politica si è subito lanciata a strumentalizzare una vicenda che proprio gli anni di odio seminato e coltivato hanno contribuito a produrre. A caccia di voti, da una parte e dall'altra, non si sono fatti scrupolo di continuare a incrementare il conflitto. Attingendo ai particolri più truci sulla morte della povera Pamela e sui trascorsi leghisti di Traini

Tanto si sa, l'opinione pubblica si fa tirare di qua e di là a seconda di chi riesce meglio a sollecitare i suoi umori “di pancia”. Senza tener conto dei dati reali e del contesto.

Ha buon gioco chi parla di invasione perché ormai è radicata, nella gente comune, l’opinione di trovarsi di fronte a orde di stranieri. Una presenza stimata, nella percezione degli italiani, quattro volte in più di quella reale. Su una popolazione di poco più di 60 milioni di italiani gli stranieri sfiorano, considerando anche i richiedenti asilo, i sei milioni. Sono soprattutto di religione ortodossa, dunque cristiani, e delinquono percentualmente in misura non superiore a quanto facciano gli italiani. A differenza di questi ultimi, però, difficilmente accedono alle misure alternative al carcere o possono permettersi un avvocato che li tiri in fretta fuori dai pasticci. E così gli istituti di pena vanno riempiendosi di immigrati e poveri.

Con il solito coro che chiede sempre più sicurezza – ignorando i dati che dicono che la microcriminalità è andata diminuendo – e porte chiuse ai migranti.

«L’episodio di Macerata», ha commentato il presidente della Cei cardinale Gualtiero Bassetti, «è segno di un disagio sociale che nasce dall’insicurezza e dalla paura: non può trovare giustificazione alcuna, né essere sottovalutato nella sua oggettiva gravità. La Giornata per la vita ci impone di operare per custodire la qualità della vita delle nostre città, favorendo inclusione e sicurezza».


Il gesto di un folle? No, il raid terroristico di Macerata è stata un'azione lucida e ben organizzata. Al di là dei problemi personali, Luca Traini è riuscito a realizzare quanto hanno invocato, in questi giorni della rabbia per l'atroce delitto di Pamela, migliaia di haters scatenati nei social network

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