domenica 11 febbraio 2018

L'11 febbraio 2013 Benedetto XVI rinunciava al ministero petrino - I ricordi di Padre Federico Lombardi e di mons. Alfred Xuereb

L'11 febbraio 2013 Benedetto XVI rinunciava al ministero petrino.

Il gesto di Papa Benedetto XVI per alcuni è stato rivoluzionario, per altri illuminato, ma senza dubbio "profetico". Esso ha cambiato in modo radicale il volto della Chiesa e la storia del mondo intero.



«Certo che l’ho saputo prima, ma quanto tempo prima e in che circostanze non l’ho detto allora e non lo dico neanche oggi». Padre Federico Lombardi, gesuita, presidente della Fondazione Ratzinger e direttore della Sala stampa vaticana dal 2006 al 2016, sorride sornione. Fu lui a dover gestire, e lo fece con la serenità che lo ha sempre contraddistinto, uno dei momenti cruciali nella storia della Chiesa.

«Una situazione del tutto nuova che stiamo affrontando momento per momento», disse ai giornalisti la mattina dell’11 febbraio 2013, distribuendo la traduzione del discorso con il quale Benedetto XVI aveva annunciato le dimissioni e dando le prime indicazioni di quel che sarebbe successo nelle settimane a venire. La notizia era già stata battuta dall’agenzia di stampa Ansa, dalla giornalista Giovanna Chirri, l’unica vaticanista a capire subito le parole in latino con le quali il Papa informava i cardinali, presenti al Concistoro per le canonizzazioni, che per la sua «ingravescente aetate» le forze non erano «più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino».

Ma, fino alla conferma di padre Lombardi, in tutte le redazioni si stentava ancora a credere all’accaduto. «Personalmente non sono stato sorpreso dalla decisione di Benedetto XVI», spiega oggi il gesuita accogliendoci nel salone della Fondazione. «Ne aveva già parlato in Luce del mondo spiegando anche la prospettiva in cui si poneva: quella di valutazione, di fronte a Dio, del rapporto tra le forze di cui disponeva e il compito che doveva svolgere per la Chiesa. Con il suo testo, con il testo di quello che aveva detto tre anni prima e con le tre righe di diritto canonico sull’argomento ce n’era a sufficienza per capire quel che succedeva. E non ho avuto mai il benché minimo dubbio che la vera spiegazione della sua decisione fosse esattamente quella che lui stesso ha dato l’11 febbraio».

Un grande ritratto di Ratzinger alle spalle, i tomi dell’opera omnia del Papa teologo in fondo al tavolo, padre Lombardi spazia nei ricordi.
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Lombardi ripensa agli anni della Sala stampa vaticana, ai viaggi, ai colloqui, soprattutto dopo gli incontri con i capi di Stato: «Sempre molto discreto, con una grandissima capacità di sintesi e di chiarezza insieme», aggiunge il gesuita. Una dote che «incantava anche i giovani, a dispetto di quel che si pensa. Uno dei ricordi più intensi che ho è quello della Giornata mondiale della gioventù a Madrid. La sera del 20 agosto, durante la grande veglia del sabato ci fu una forte tempesta. Saltarono gli altoparlanti. Lui però rimase fermo, al suo posto. La tempesta si placò e alla fine riuscì a parlare ai ragazzi. Lo ascoltarono senza fiatare. E poi si misero a vegliare. Ho davanti l’immagine di questo milione di giovani in assoluto silenzio davanti al Santissimo Sacramento nel meraviglioso ostensorio della cattedrale di Toledo, bagnati, ma totalmente presi dal momento di preghiera e di adorazione. Per me resta forse il momento più indimenticabile di tutto il Pontificato».
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L’11 febbraio di 5 anni fa, Benedetto XVI annunciava la decisione di rinunciare al ministero petrino. 

Un gesto straordinario di amore verso la Chiesa, che con il passare del tempo viene sempre più compreso nella sua grandezza dai fedeli e non solo. Su questa ricorrenza e il suo significato, abbiamo intervistato il segretario generale della Segreteria per l’Economia, mons. Alfred Xuereb, che – per 5 anni e mezzo – dal 2007 alla fine del Pontificato è stato al fianco di Benedetto XVI come suo segretario in seconda:

R. - Sono tantissimi i ricordi che ho di Papa Benedetto e non voglio dimenticarli per conservare viva la memoria di questi anni, di questo periodo che ho vissuto con lui… Quali sono i momenti più forti? Ovviamente, quelli legati alla sua rinuncia. Ecco, ricordo benissimo il 5 febbraio del 2013 quando Papa Benedetto mi invita ad accomodarmi nel suo studio e mi annuncia la grande decisione della sua rinuncia. A me, lì per lì, quasi veniva spontaneo di chiedergli: “Ma perché non ci pensa un po’?”. Ma poi mi sono trattenuto perché ero convinto che aveva pregato a lungo. Anzi, proprio in quel momento mi è venuto alla mente un particolare. C’era un periodo abbastanza lungo, quando lui, in sacrestia, prima di iniziare a celebrare la Messa nella cappella privata, rimaneva a lungo in preghiera; e nonostante i rintocchi dell’orologio che segnava l’ora dell’inizio della Messa, lui ignorava questo e rimaneva raccolto davanti al Crocifisso che c’è nella sacrestia. Ero convinto, allora, che stesse pregando per qualcosa di molto importante. Quel 5 febbraio, quando io ascoltavo da Papa Benedetto la sua grande decisione, ho pensato: “Allora, molto probabilmente, pregava proprio per questo!” Poi, ovviamente, un altro momento forte è stato l’annuncio pubblico durante il Concistoro dell’11 febbraio. Io piangevo tutto il tempo e anche durante il pranzo lui ha capito che ero molto emozionato e gli ho detto: “Santo Padre, ma lei era tranquillo, era sereno?”. E lui dice un deciso “sì”, perché il suo travaglio lo aveva già fatto. Lui era sereno proprio perché era sicuro di aver vagliato bene la cosa e che era nella pace, nella volontà di Dio!
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D. – Pensa che in questi 5 anni la gente abbia capito meglio il gesto sorprendente di Benedetto XVI?
R. – Alcune persone, sì. Anche se penso che qualcun altro deve capire un po’ meglio questo gesto… E’ stato un gesto grandioso. Lui ha capito specialmente durante il volo in Messico che non era più in grado di fare lunghi viaggi. E da lì a poco arrivava la Giornata Mondiale della Gioventù in Brasile e quindi si rendeva conto che non era più in grado di viaggiare, di fare tutti questi sforzi… Ha fatto un atto eroico, secondo me, perché pensava piuttosto alla Chiesa, all’amore per la Chiesa che era molto più grande dell’amore per se stesso, per il suo ego. Non ha badato a quello che persone o ambienti potevano dire sul suo conto, che magari non aveva il coraggio di andare avanti… Lui sempre è rimasto sereno, una volta che ha capito che Dio gli ha chiesto di fare questo atto di governo, amando più la Chiesa che se stesso.

D. – Lei è stato anche, per un anno, segretario particolare di Papa Francesco. Come descriverebbe, anche per averlo visto da vicino, il rapporto tra Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio?

R. - Papa Francesco ha subito dato la definizione giusta: “Abbiamo il privilegio di avere il ‘nonno’ in casa”. Abbiamo, quindi, una memoria storica vivente alla quale possiamo attingere. E sono sicuro che Papa Francesco fa questo. Poi, ovviamente, parlano anche i gesti. Prima ancora che Papa Francesco esca davanti al mondo, alla Loggia della Basilica di San Pietro, lui cerca di telefonare a Papa Benedetto per salutarlo. Noi eravamo nella sala della televisione, dove il telefono è sempre silenziato, quindi non abbiamo sentito questo e ciò spiega perché il ritardo di Papa Francesco nell’uscire alla Loggia. Poi, ci hanno chiamato di nuovo durante la cena e ci hanno chiesto: “Ma voi dove eravate?” – “Eravamo davanti alla TV!…” – “Papa Francesco vi chiamerà dopo la cena”. Io ho portato con me il portatile, arriva questa telefonata e passo il telefono a Papa Benedetto e lo sento dire: “Santità, fin d’ora prometto la mia totale obbedienza e la mia preghiera”. Sono momenti che io non posso dimenticare.
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DOMENICA SERA IN ONDA SU RAI STORIA UNO SPECIALE SU BENEDETTO XVI

A cinque anni dall’annuncio della rinuncia al pontificato da parte di Papa Benedetto XVI, domenica 11 febbraio alle ore 23 Rai Storia propone lo Speciale “Benedetto XVI un rivoluzionario incompreso” di Antonia Pillosio.

Il documentario si avvale del materiale delle Teche Rai e propone diverse testimonianze, tra le quali quelle dei cardinali Gerhard Ludwig Müller e Gianfranco Ravasi, dei giornalisti Andrea Tornielli e Sandro Magister, del teologo Elio Guerriero, degli storici Andrea Riccardi e Roberto Regoli, di Antonio Paolucci, già direttore dei Musei Vaticani e padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 2006 al 2016 e oggi presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI. (fonte: Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger)


Vedi anche Speciale di TEMPO PERSO