lunedì 26 febbraio 2018

CHI CREDE NON ABUSA MAI DEI SIMBOLI DELLA FEDE


CHI CREDE NON ABUSA MAI DEI SIMBOLI DELLA FEDE

Lo show del leader leghista in piazza Duomo a Milano è stato grottesco e offensivo, soprattutto dopo le critiche al mondo cattolico che accoglie i migranti. La Parola di Dio non si impugna in un comizio per carpire voti.


Tutti i credenti, nel senso autentico del termine, non possono non sentirsi offesi per l’abuso del Vangelo e del rosario, agitati dal leader dei leghisti (non lo nomino volutamente) nel corso di un grottesco giuramento da premier “in pectore” sabato scorso durante il comizio in Piazza del Duomo.

Giustamente l'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, pure di carattere mite, si è indignato, puntualizzando: “Nei comizi parli solo di politica”. Ma il politico, dimentico delle smargiassate con la ruspa, delle invettive contro gli ecclesiastici accoglienti con gli extracomunitari e di altri gesti davvero poco cristiani, ha replicato ergendosi a paladino della cultura cattolica e dei suoi simboli, in tv, promettendo che una volta al governo farà in modo che “gli ultimi siano i primi”. Se veramente gli stesse a cuore il vangelo non violerebbe il comandamento di non nominare il nome del Signore invano. Non per carpire voti, non per ingannare il prossimo.

Il Vangelo è la Parola di Dio, un dono per la salvezza dell’anima e il rosario uno strumento di preghiera intima, che non si impugna nei comizi. Neppure se, come lui dice, gli è stato donato da un sacerdote ed è opera di una donna che ha lottato in strada e poi si è redenta grazie a una comunità. Fa bene la Chiesa a porre un argine a simili scempi. Molto toccante e risoluto anche l’appello della diocesi di Lecce, guidata da monsignor Michele Seccia, contro i populismi alla vigilia delle elezioni. Vi invito a leggerlo sul nostro sito.

Il Vangelo secondo Matteo (Salvini) fa infuriare i cattolici. 
Le reazioni da Spadaro a Bentivogli

Il giuramento sul testo caro ai credenti non è piaciuto. Il direttore di Civiltà Cattolica e numerosi altri esponenti del mondo cattolico hanno affidato la loro contrarietà ai social

Durante il suo comizio in piazza Duomo a Milano Matteo Salvini dice di giurare sul Vangelo e sulla Costituzione italiana, brandendoli in mano e mostrandoli alla folla, immaginandosi futuro presidente del Consiglio, e subito la comunità cattolica democratica si mobilità per prendere le distanze, o quantomeno per raddrizzare la mira del leader leghista. Il primo a farlo è stato infatti proprio l’arcivescovo di Milano Mario Delpini: “Nei comizi si parli di politica”, ha commentato laconico poche ore dopo l’irreale giuramento. Oggi, invece, è arrivata la sciabolata del direttore de La Civiltà Cattolica, il gesuita padre Antonio Spadaro, rilanciando il rumoroso articolo comparso sulla sua rivista e scritto assieme al pastore protestante argentino Marcelo Figueroa, in cui viene duramente attaccato l’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon,e si lancia l’allarme per la formazione di inediti “fondamentalismi evangelicali e integralismi cattolici”, in cui la politica si arrogherebbe la pretesa di esternare giudizi morali di carattere sempre più assoluto.
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