lunedì 15 maggio 2017

PELLEGRINAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DI FÁTIMA - Il secondo giorno

PELLEGRINAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DI FÁTIMA

in occasione del centenario delle Apparizioni della Beata Vergine Maria alla Cova da Iria
(12-13 maggio 2017)

Papa Francesco, prima dell'incontro con il primo ministro portoghese Antonio Da Costa, aveva incontrato nella Casa "Nossa Senhora do Carmo", dove ha alloggiato in questo soggiorno portoghese, una famiglia di profughi di origine palestinese, che aveva incontrato due anni fa quando celebrò il rito della lavanda dei piedi nel Giovedì santo al Cara di Castelnuovo di Porto. 
La famiglia Dardir, che tutti chiamano famiglia "Amina" dal nome della bisnonna che fuggì dalla Palestina nel 1950 , è da un anno in Portogallo e aveva chiesto di incontrare papa Francesco pellegrino a Fatima.
"È già la seconda volta che ci incontriamo, non c'è due senza tre, ma la terza non sarà qui, ma a Gerusalemme", ha detto Amina a papa Francesco, che quando ha sentito queste parole si è portato le mani al cuore e le ha risposto: "Sì, sì, ma dobbiamo pregare molto per reincontrarci a Gerusalemme". 
Il Papa si è mostrato molto contento di rivederli, li ha riconosciuti, ha chiesto loro come stavano e li ha incoraggiati ad andare avanti. Ha inoltre baciato con affetto i bimbi, alcuni dei quali indossavano un bel cappellino rosso, e ha scherzato con loro.
La famiglia Dardir ha una storia emblematica del dramma delle migrazioni: è profuga dal 1950, quindi da quattro generazioni. Nel 1950 ha lasciato la Palestina per l'Iraq; è stata costretta a fuggire da Baghdad nel 2003, rifugiandosi in Libia, dove ha sopportato violenze di vario tipo, fino a viaggio in barcone verso Lampedusa. Da Lampedusa la famiglia è giunta al Cara di Castelnuovo di Poeto e ora in Portogallo. Ad accompagnare la famiglia Dardir dal Papa c'erano anche padre Enzo Fortunato e il presidente della Cooperativa Auxilium, Angelo Chiorazzo.


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Poco prima dell'inizio della Messa il Papa aveva sostato in preghiera davanti alle tombe dei due pastorelli che ha proclamato santi ad essi cento anni fa era apparsa la Vergine: la memoria liturgica di Francesco e Giacinta Marto si celebrerà il 20 febbraio, giorno della morte di Giacinta. Sono i primi bambini santi, non martiri, della storia della Chiesa.



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SANTA MESSA CON IL RITO DELLA CANONIZZAZIONE
DEI BEATI FRANCISCO MARTO E JACINTA MARTO
Solennità della Beata Vergine Maria di Fátima
Sagrato del Santuario
Sabato, 13 maggio 2017

A cento anni dalla prima apparizione della Vergine a Fatima papa Francesco celebra la liturgia, nella Solennità della Beata Vergine di Fatima, al Santuario di Fatima e tutti i pellegrini che vi partecipano potranno ottenere l'indulgenza plenaria.

“Abbiamo una Madre!”. Con questa esclamazione è iniziata la Messa celebrata oggi dal Papa nel Santuario della Madonna di Fatima, per la canonizzazione dei due primi santi bambini non martiri della storia della Chiesa, i due pastorelli Francesco e Giacinta Marto, destinatari cento anni fa – insieme a suor Lucia – delle visioni della Signora. 

Interminabile a vista d’occhio la folla di fedeli venuti da ogni parte del mondo e radunatisi sulla spianata antistante al Santuario, la sera precedente illuminato da centinaia di migliaia di candele accese.




 
  
Durante la Messa sono stati il piccolo Lucas Maeda de Oliveira, con i genitori e la sorellina a portare al Papa i doni dell'Offertorio. Provengono dalla diocesi brasiliana di Campo Mourao, nello Stato di Paraná.


OMELIA DEL SANTO PADRE

«Apparve nel cielo [...] una donna vestita di sole»: attesta il veggente di Patmos nell’Apocalisse (12,1), osservando anche che ella era in procinto di dare alla luce un figlio. Poi, nel Vangelo, abbiamo sentito Gesù dire al discepolo: «Ecco tua madre» (Gv 19,26-27). Abbiamo una Madre! Una “Signora tanto bella”, commentavano tra di loro i veggenti di Fatima sulla strada di casa, in quel benedetto giorno 13 maggio di cento anni fa. E, alla sera, Giacinta non riuscì a trattenersi e svelò il segreto alla mamma: “Oggi ho visto la Madonna”. Essi avevano visto la Madre del cielo. Nella scia che seguivano i loro occhi, si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista. La Vergine Madre non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in Cielo.

Ma Ella, presagendo e avvertendoci sul rischio dell’inferno a cui conduce una vita – spesso proposta e imposta – senza Dio e che profana Dio nelle sue creature, è venuta a ricordarci la Luce di Dio che dimora in noi e ci copre, perché, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il «figlio fu rapito verso Dio» (Ap 12,5). E, secondo le parole di Lucia, i tre privilegiati si trovavano dentro la Luce di Dio che irradiava dalla Madonna. Ella li avvolgeva nel manto di Luce che Dio Le aveva dato. Secondo il credere e il sentire di molti pellegrini, se non proprio di tutti, Fatima è soprattutto questo manto di Luce che ci copre, qui come in qualsiasi altro luogo della Terra quando ci rifugiamo sotto la protezione della Vergine Madre per chiederLe, come insegna la Salve Regina, “mostraci Gesù”.

Carissimi pellegrini, abbiamo una Madre, abbiamo una Madre! Aggrappati a Lei come dei figli, viviamo della speranza che poggia su Gesù, perché, come abbiamo ascoltato nella seconda Lettura, «quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo» (Rm 5,17). Quando Gesù è salito al cielo, ha portato accanto al Padre celeste l’umanità – la nostra umanità – che aveva assunto nel grembo della Vergine Madre, e mai più la lascerà. Come un’ancora, fissiamo la nostra speranza in quella umanità collocata nel Cielo alla destra del Padre (cfr Ef 2,6). Questa speranza sia la leva della vita di tutti noi! Una speranza che ci sostiene sempre, fino all’ultimo respiro.

Forti di questa speranza, ci siamo radunati qui per ringraziare delle innumerevoli benedizioni che il Cielo ha concesso lungo questi cento anni, passati sotto quel manto di Luce che la Madonna, a partire da questo Portogallo ricco di speranza, ha esteso sopra i quattro angoli della Terra. Come esempi, abbiamo davanti agli occhi San Francesco Marto e Santa Giacinta, che la Vergine Maria ha introdotto nel mare immenso della Luce di Dio portandoli ad adorarLo. Da ciò veniva loro la forza per superare le contrarietà e le sofferenze. La presenza divina divenne costante nella loro vita, come chiaramente si manifesta nell’insistente preghiera per i peccatori e nel desiderio permanente di restare presso “Gesù Nascosto” nel Tabernacolo.

Nelle sue Memorie (III, n. 6), Suor Lucia dà la parola a Giacinta appena beneficiata da una visione: «Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di persone che piangono per la fame e non hanno niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, in preghiera? E tanta gente in preghiera con lui?». Grazie, fratelli e sorelle, di avermi accompagnato! Non potevo non venire qui per venerare la Vergine Madre e affidarLe i suoi figli e figlie. Sotto il suo manto non si perdono; dalle sue braccia verrà la speranza e la pace di cui hanno bisogno e che io supplico per tutti i miei fratelli nel Battesimo e in umanità, in particolare per i malati e le persone con disabilità, i detenuti e i disoccupati, i poveri e gli abbandonati. Carissimi fratelli, preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini; e rivolgiamoci agli uomini con la certezza che ci soccorre Dio.

Egli infatti ci ha creati come una speranza per gli altri, una speranza reale e realizzabile secondo lo stato di vita di ciascuno. Nel “chiedere” ed “esigere” da ciascuno di noi l’adempimento dei doveri del proprio stato (Lettera di Suor Lucia, 28 febbraio 1943), il cielo mette in moto qui una vera e propria mobilitazione generale contro questa indifferenza che ci raggela il cuore e aggrava la nostra miopia. Non vogliamo essere una speranza abortita! La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita. «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24): lo ha detto e lo ha fatto il Signore, che sempre ci precede. Quando passiamo attraverso una croce, Egli vi è già passato prima. Così non saliamo alla croce per trovare Gesù; ma è stato Lui che si è umiliato ed è sceso fino alla croce per trovare noi e, in noi, vincere le tenebre del male e riportarci verso la Luce.

Sotto la protezione di Maria, siamo nel mondo sentinelle del mattino che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua, e riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore.

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Prima della Benedizione, il Papa ha voluto rivolgere alcune parole particolari agli ammalati: 




Cari fratelli e sorelle malati,

come ho detto nell’omelia, il Signore sempre ci precede: quando passiamo attraverso una croce, Egli vi è già passato prima. Nella sua Passione, Egli ha preso su di sé tutte le nostre sofferenze. Gesù sa cosa significa il dolore, ci capisce, ci consola e ci dà la forza, come ha fatto a San Francesco Marto e Santa Giacinta, ai Santi di tutti i tempi e luoghi. Penso all’apostolo Pietro, incatenato nella prigione di Gerusalemme, mentre tutta la Chiesa pregava per lui. E il Signore ha consolato Pietro. Ecco il mistero della Chiesa: la Chiesa chiede al Signore di consolare gli afflitti come voi ed Egli vi consola, anche di nascosto; vi consola nell’intimità del cuore e vi consola con la fortezza.

Cari pellegrini, davanti ai nostri occhi abbiamo Gesù nascosto ma presente nell’Eucaristia, come abbiamo Gesù nascosto ma presente nelle ferite dei nostri fratelli e sorelle malati e sofferenti. Sull’altare, noi adoriamo la Carne di Gesù; in questi fratelli, noi troviamo le piaghe di Gesù. Il cristiano adora Gesù, il cristiano cerca Gesù, il cristiano sa riconoscere le piaghe di Gesù. Oggi la Vergine Maria ripete a tutti noi la domanda che fece, cento anni or sono, ai Pastorelli: “Volete offrirvi a Dio?”. La risposta – “Sì, lo vogliamo!” – ci dà la possibilità di capire e imitare la loro vita. L’hanno vissuta, con tutto ciò che essa aveva di gioia e di sofferenza, in un atteggiamento di offerta al Signore.

Cari malati, vivete la vostra vita come un dono e dite alla Madonna, come i Pastorelli, che vi volete offrire a Dio con tutto il cuore. Non ritenetevi soltanto destinatari di solidarietà caritativa, ma sentitevi partecipi a pieno titolo della vita e della missione della Chiesa. La vostra presenza silenziosa ma più eloquente di molte parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione con quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e persino gioiosa della vostra condizione sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana. Non vi vergognate di essere un prezioso tesoro della Chiesa.

Gesù passerà vicino a voi nel Santissimo Sacramento per manifestarvi la sua vicinanza e il suo amore. Affidategli i vostri dolori, le vostre sofferenze, la vostra stanchezza. Contate sulla preghiera della Chiesa, che da ogni parte si innalza verso il Cielo per voi e con voi. Dio è Padre e non vi dimenticherà mai.

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Il Papa dopo aver recitato il Regina Coeli con i fedeli ha sventolato, come tutti i presenti, dall'altare un fazzoletto bianco: si tratta del tradizionale omaggio per salutare la Vergine di Fatima che si avvia in processione verso la Cappellina delle Apparizioni. 





Anche il Pontefice si congeda dalla Cova da Iria per far ritorno nella Casa “Nossa Senhora do Carmo” per il pranzo con i vescovi del Portogallo.



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Lasciata la Casa “Nossa Senhora do Carmo” di Fátima, il Santo Padre si è trasferito in auto alla Base aerea di Monte Real per la cerimonia di congedo dal Portogallo. Al suo arrivo, il Papa è stato accolto dal presidente della Repubblica, Marcelo Nuno Duarte Rebelo de Sousa, nell’edificio della Torre di Controllo. Alla cerimonia di congedo erano presenti circa 700 fedeli. Francesco è salito a bordo di un A320/TAP che è decollato alle ore 15.50 per rientrare in Italia.

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Sul volo di ritorno da Fatima, Papa Francesco ha avuto il tradizionale colloquio, cordiale, sincero e schietto come sempre, con i giornalisti che hanno seguito questo intenso e toccante viaggio in uno dei luoghi simbolo della cattolicità, dal quale promana una forte speranza di pace per tutto il mondo.
Tanti i temi affrontati dal Pontefice, da quelli strettamente legati al suo 19° viaggio apostolico, appena concluso, all’imminente incontro con il presidente degli Usa, Donald Trump. Bergoglio parla anche di Medjugorie e di ecumenismo, facendo il punto anche sui rapporti tra Chiesa cattolica e lefebvriani.


Domenica mattina presto il Santo Padre si è recato nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Davanti all’Icona di Maria Salus populi romani, il Papa ha sostato in preghiera silenziosa per oltre 20 minuti. Ha poi offerto un omaggio floreale di rose bianche per ringraziare la Madonna per l'esito felice del suo viaggio a Fatima.

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