lunedì 8 maggio 2017

La sana vergogna del Papa, la continua impudenza dei potenti e il crescente imbarazzo di tutti noi davanti alla diffusione della cieca cultura del distruggere

La sana vergogna del Papa, 
la continua impudenza dei potenti e
 il crescente imbarazzo di tutti noi 
davanti alla diffusione della cieca cultura del distruggere
di Damiano Serpi



Ieri (06/05/2017) nell’Aula Paolo VI in Vaticano il Santo Padre, rispondendo alle domande di alcuni giovani studenti partecipanti all’incontro per la Pace e i Diritti Umani, ha confessato di aver provato vergogna. Non è la prima volta che un pontefice dichiara pubblicamente di essere stato travolto da questo grave e intimo sentimento. Già in precedenza lo stesso Papa Francesco lo aveva fatto più volte. L’ultima proprio tre settimane fa a conclusione della via crucis del venerdì santo al Colosseo quando, nella sua riflessione finale, lesse con voce greve quei tanti “vergogna” per le cose brutte di questo mondo e per l’indifferenza degli uomini e della Chiesa dinanzi alla sofferenza di tanti nostri fratelli. (Vedi il post La bellissima preghiera di Papa Francesco al termine della Via Crucis al Colosseo -testo e video)
Questa volta però il Papa è andato oltre. Di solito a noi tutti non piace ammettere di aver dovuto provare vergogna e, comunque, anche quando dobbiamo confessarlo lo facciamo sempre per cose che, in qualche modo, dipendono o sono intrinsecamente legate al nostro personale comportamento. Non andiamo mai fieri della nostra vergogna e del nostro intimo pudore che sentiamo il dovere, e talvolta l’obbligo, di esprimere pubblicamente. La vergogna è, infatti, quel sentimento profondo di turbamento e di disagio che ci suscita la nostra coscienza interiore di fronte ad un nostro modo di agire o a una nostra omissione che sappiamo essere sbagliata, riprovevole, offensiva o persino meritevole di disprezzo e di discredito. D'altronde quando proviamo vergogna se non nei casi in cui sappiamo di essere in fallo, di aver sbagliato, di meritare la riprovazione degli altri. Ieri Papa Francesco ci ha voluto raccontare di aver provato vergogna nell’aver sentito che per definire la più potente bomba mai realizzata al mondo si è scelto di chiamarla “madre”. Certo “madre di tutte le bombe”, ma pur sempre “madre”.
Proprio così, il Successore di Pietro ha provato vergogna per qualcosa che né lui né la Chiesa hanno fatto o hanno omesso di fare. Davvero eccentrico questo Papa Francesco nell’aver sentito il bisogno di esprimere questo suo stato d’animo sottolineando come sia davvero un paradosso chiamare “madre”, termine da sempre legato alla vita, una bomba che è stata studiata, progettata, allestita e lanciata per procurare il più alto numero di morti e la più devastante distruzione possibile al suolo del nostro Creato. Perché lo avrà fatto se lui non è stato responsabile di nulla? Avrebbe potuto usare tante altre parole, forse all’apparenza più appropriate, per meglio esprimere il suo personale sentimento di disappunto. Poteva usare il termine “ribrezzo” oppure “disgusto”. Poteva limitarsi a condannare con forza l’accostamento del termine “madre” a qualcosa che invece è destinato a seminare morte, ma non lo ha fatto. Il Papa ci ha parlato con il cuore e ci ha raccontato di aver provato una sana vergogna davanti a quel nome e a quel modo di pubblicizzare quel tipo di ordigno bellico.
Perché lo ha fatto se non ha nessuna colpa in questo? Perché esprimere questo suo sentimento così chiaro e netto per qualcosa che non è dipeso da lui o dalla Chiesa che è stato chiamato a guidare? Chi, di noi, cristiani come lui si è sentito assalito da un siffatto sentimento di genuina vergogna per aver sentito che per la prima volta era stata usata la “madre di tutte le bombe” contro un pezzetto di territorio montano del lontano Afghanistan? Suvvia, confessiamolo senza remore e ipocrisie. Nessuno di noi ha provato vergogna per questo. Forse abbiamo provato fastidio oppure abbiamo sentito dentro di noi il desiderio, anche forte e fervente, di condannare l’uso di quella bomba così potente, tuttavia nessuno di noi si è scandalizzato per l’appellativo “madre” con il quale tutti i media del mondo hanno salutato questa nuova super arma usata, per di più, per uccidere qualche centinaio di terroristi asserragliati dentro dei tunnel. Figuriamoci poi se ce ne siamo addirittura vergognati.
Meno di noi se ne sono vergognati i potenti del mondo che, al contrario, hanno mostrato la loro grande impudenza di sempre quando si tratta di armi e di testare nuovi ordigni super giganti da mostrare come trofei per incutere timore e ottenere la più atavica forma di rispetto dagli altri uomini. Quel rispetto che non deriva dalla saggezza, dalla bontà, dalla capacità di essere equi e solidali nel saper costruire il futuro, ma semplicemente dalla paura che gli altri hanno di te per il tuo essere più forte. C’è stato addirittura chi si è pubblicamente compiaciuto per aver avuto l’onore di tenere a battesimo siffatta potenza militare ora divenuta ufficialmente sinonimo di sicura deterrenza da mettere sulla bilancia quotidiana degli affari e dei rapporti geopolitici. Loro, i potenti che ci governano, avrebbero dovuto e potuto provare vergogna ma non lo hanno fatto minimamente, anzi tutt’altro. Doveva essere tutta loro la vergogna per aver voluto proseguire sempre più la corsa infinita alle armi mentre cercavano in ogni modo di farci credere di essersi impegnati a rincorrere il dialogo, la diplomazia e l’arte dell’incontro. Appartiene tutta a loro la vergogna per essere stati zitti, non tanto davanti all’uso di questa bomba così “fantastica” da far perdere il fiato nell’ammirarne la potenza, ma soprattutto per non aver aperto bocca davanti alla pubblicità e alla fierezza con cui si aveva avuto l’ardore di rendere pubblica notizia al mondo del primo uso di questo gigantesco ordigno, neanche fosse stata la scoperta di un nuovo vaccino salvifico per qualche terribile malattia dell’uomo. 
Nulla ci è stato omesso della conoscenza di questa nuova arma di distruzione di massa, salvo farci vedere i volti dei morti che ha provocato. Ci hanno raccontato come viene fabbricata, come viene lanciata, come esplode, che danni provoca e, addirittura, quanti decessi può provocare. Che grande successo è stato il suo primo uso operativo! I giorni seguenti ci hanno fatto vedere anche le immagini satellitari dello scoppio e le fotografie della distruzione causata al suolo. Che potenza questa “madre” di tutte le bombe. Ora i “cattivi” sono avvisati e quindi sanno che non si avranno più remore ad usarla e, forse, a venderla a chi sarà disposto a pagare il giusto prezzo. Davanti a tutto ciò, i politici e i potenti del mondo sono stati zitti e impudenti perché quando si tratta di armi e di nuove tecnologie belliche bisogna sempre stare sul chi va là, soprattutto se a lanciare le bombe sono i nostri alleati di sempre. 
Che paradossi stiamo vivendo in questa nostra società contemporanea che da una parte vuole conquistare Marte e dall’altra distrugge il pianeta dove vive! I potenti usano, e fanno usare agli altri, armi a più non posso e ne vanno sempre più fieri mentre il Papa se ne vergogna come se fosse sua la responsabilità di questa folle corse al riarmo mondiale che minaccia la stessa esistenza dell’umanità e semina la zizzania della distruzione. Sembra davvero di vivere una drammatica commedia degli equivoci dove l’esaltazione delle eccentricità e la mistificazione della realtà non fa più notizia né sconvolge gli animi di chi assiste impotente, ma divertito, al teatrino dell’assurdo. Mentre in ogni parte del nostro pianeta assistiamo a conflitti violenti, a guerre sempre più cruente, all’uso della tecnologia per sferrare attacchi sempre più distruttivi, i potenti delle nazioni non si vergognano di nulla e, anzi, vogliono a tutti i costi aumentare i budget delle spese militari. Non ci siamo resi ancora conto che nel giro di pochi mesi non si fa altro che parlare di aumentare di 2 o 3 punti Pil la spesa militare degli Stati, di vendere sistemi missilistici di difesa, di testare nuovi razzi e nuovi ordigni nucleari, di costruire moderne portaerei e sommergibili di ultima generazione? Dovunque vi sia una guerra in corso o si abbia timore di futuri ipotetici conflitti si corre all’acquisto di sistemi d’arma preventivi e al dispiegamento di nuove armi. A nessuno sorge neanche più il dubbio, molto concreto, che più si moltiplicano i conflitti in giro per il globo e più qualcuno venderà questi sistemi missilistici e questi armamenti. Basta dire che si fa tutto per la nostra sicurezza “nazionale” e ogni cosa passa con la luce verde.
Ora ci dicono che bisogna farlo perché c’è da combattere la guerra al terrorismo. Già, ora è questa la priorità che fa leva sulle nostre paure più recondite per farci accettare un po’ tutto quello che vogliono pianificare a breve o medio periodo. Come si può essere contro la guerra al terrorismo che porta morte e violenza fin dentro i portoni di casa nostra? Chi di noi non può accettare che il terrorismo deve essere sconfitto in ogni modo? Proprio così, ora l’emergenza è questa e nessuno prova vergogna per averci spinto fino a questo punto. Infatti prima abbiamo pensato bene di armare di tutto punto i terroristi perché ci erano utili in certi frangenti e per tutelare certi interessi “locali”. Ora, però, ci dobbiamo preoccupare di combattere quegli stessi terroristi dando le armi ad altri uomini disperati perché li affrontino sul terreno al posto nostro. Domani, chissà, dovremo poi pensare di ricomprare altre armi per combattere queste nostre ultime “conquiste” che oggi reputiamo amici e alleati nello stesso modo in cui reputavamo quelli che sono per noi oggi solo dei terroristi da eliminare con “la madre di tutte le bombe”. Intanto i bambini, i civili, i vecchi e i malati o muoiono sotto i bombardamenti oppure scappano via con ogni mezzo per finire in qualche campo di accoglienza recintato nei pressi di qualche frontiera frettolosamente chiusa per la paura di essere invasi. E guai accostare questi campi di accoglienza all’immagine dei campi di concentramento perché altrimenti ci sentiamo meno buoni di quanto crediamo di essere stati nell’accoglienza di chi scappa via per salvare se e i propri cari dalle bombe che fanno aumentare la nostra ricchezza pro capite ma desertificano intere parti del mondo. Tutto questo avviene mentre qualcuno, nell’altro capo del mondo, non riesce neanche più a contare gli zeri dei bonifici bancari incassati per aver venduto nuove armi. 
Davanti a questo scenario il Papa ci confida di aver provato vergogna perché, incuranti di tutto ciò che vuol dire vita, hanno addirittura profanato la parola “madre”. Non contenti di tutto lo sfacelo arrecato adesso scomodano anche i termini notoriamente legati alla vita per indicare ciò che invece rappresenta solo morte. Eppure il Papa non ha usato la parola “vergogna” per caso. Non è stato un errore, una inesattezza o una scelta lessicale poco azzeccata la sua. Né tantomeno il Papa ha voluto dimostrare ieri di essere quell’abile comunicatore o esperto di marketing che tanti esperti ci vogliono raccontare per sminuire la portata dei suoi messaggi a meri slogan di chi deve vendere il suo prodotto. Il Papa ieri è voluto scendere dal suo trono di pontefice e parlarci col cuore in mano come uomo di fede e fratello di ognuno di noi. Quel suo richiamare così espressamente il termine “vergogna” vuole suscitare, scuotere, sconquassare la nostra personale coscienza di cristiani e di uomini davanti a ciò che ci sta letteralmente sottraendo la gioia di vivere e la speranza di un futuro di pace e armonia. Se il Papa prova vergogna e i potenti restano impudenti, noi dobbiamo uscire dall’imbarazzo che abbiamo provato ieri ascoltando le parole del Papa. 
È inutile negarlo o far finta di niente. Davanti alle parole di ieri del Papa noi tutti ci siamo sentiti in imbarazzo o, al limite, avremmo dovuto provare questo sentimento. L’imbarazzo di chi, da cristiano, sta vivendo le cose del mondo con troppo distacco da lasciar passare tutto ciò che accade solo perché si ha paura degli altri e sfiducia verso il futuro. L’imbarazzo di chi, da uomo, è troppo preso da altro da non sapersi più neanche indignare e provare vergogna per come stanno andando le cose in un’umanità intera pervasa dall’ideologia di sopraffare l’altro con l’uso di ciò che distrugge per sempre. L’imbarazzo, o in questo caso forse anche il fastidio, di chi, ascoltando le parole di ieri del Papa, non può negare che lui ha ragione nel provare quella sana vergogna per aver sentito la parola “madre” accostata con grande disinvoltura e addirittura con piacere a un’arma da guerra, mentre noi non ci abbiamo neanche fatto caso perché ormai assuefatti a questo disegno di morte che ci sentiamo cucito addosso alla nostra pelle. L’imbarazzo di chi vuole e pretende disperatamente la pace per se stesso, ma non si cura minimamente della pace per gli altri perché oggi ci hanno insegnato ad essere egoisti fino al punto di costruirci dei muri attorno per il solo gusto di crederci protetti e sicuri. 
Chiamare “madre” una bomba che uccide avrebbe dovuto farci indignare tutti e farci provare la stessa vergogna molto prima di ciò che il Papa ci ha voluto spingere a riflettere ieri con le sue parole. Non la vergogna di chi è colpevole per averla chiamata così o per averla progettata, realizzata e usata, ma la vergogna di chi, credendo ancora fermamente nell’uomo e nel valore della vita, sente di subire impotente questo soffio di morte che spira sempre più su un’umanità ormai ostaggio delle più oscure paure. Questa è la nostra colpa, la nostra mancanza che genera quell’imbarazzo crescente davanti alle parole di un Papa che sembrano macigni indigeribili dentro il nostro stomaco di fedeli travolti da troppi disegni di morte e da pochi sentimenti di vita. 
Ogni cristiano ha di norma due madri. La prima è quella che ti da la vita e ti segue ogni giorno nel difficile cammino quotidiano. La seconda è la madre della Chiesa, quella Maria che non perse mai la speranza e la voglia di vivere neanche di fronte alle crudeltà e alle cattiverie dell’uomo mentre guardava con sofferenza e dolore il proprio figlio morire sulla croce nel monte Calvario. Non ci possono essere altre “madri” per chi crede in Gesù Cristo e vuole essere davvero un buon cristiano. Quella mega bomba fatta esplodere su una landa desolata dell’Afghanistan la si può chiamare in tanti altri modi, ma non certo “madre”. Tuttavia dobbiamo stare attenti perché mentre noi discutiamo delle nostre paure e prestiamo il fianco a chi vuole venderci qualche arma da tenere in casa sotto il cuscino, qualcuno sta già progettando qualche altro potentissimo ordigno e, magari, questa volta vorranno chiamarlo “padre di tutti gli ordigni”. Stavolta prepariamoci per tempo affinché il Papa non debba più essere il primo, e forse l’unico, a mostrare al mondo la propria vergogna davanti al nostro più completo imbarazzo.
(fonte testo: Il Sismografo)