mercoledì 18 gennaio 2017

«Siate coraggiosi!» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
17 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 



Papa Francesco:
Divieto di parcheggio”

Il cristiano, consapevole che «Dio non delude», deve sempre avere «orizzonti aperti» alla speranza. Anche di fronte alle avversità non deve rimanere «parcheggiato» o «pigro», senza la «voglia di andare avanti». Contiene un deciso invito al «coraggio» la meditazione svolta da Papa Francesco nella messa celebrata a Santa Marta martedì 17 gennaio. Lo spunto è giunto dalla prima lettura della liturgia del giorno, nella quale l’autore della Lettera agli Ebrei (6, 10-20) ammonisce appunto «di essere coraggiosi». Tant’è, ha detto il Pontefice, che «se noi volessimo scrivere un titolo a questo passo dovremmo dire: “Siate coraggiosi”».

Quindi il coraggio. Del quale nella Scrittura si dice: «Che ciascuno di voi dimostri lo zelo — cioè, ha detto il Papa, “il coraggio per andare avanti” — e questo zelo vi porterà al compimento fino alla fine». Del resto, ha spiegato Francesco, coraggio «è una parola che piace tanto a san Paolo». Così, ad esempio, quando l’apostolo riflette sull’atteggiamento del cristiano nei confronti della vita «ci parla dell’allenamento che fanno nello stadio, nella palestra, quelli che vogliono vincere», e spiega che ci vuole «coraggio, andare avanti senza vergogna». Perché, ha aggiunto il Pontefice, «vita coraggiosa è quella del cristiano».

Ma l’apostolo delle genti scrive anche un’altra cosa: «perché non diventiate pigri». Si sofferma, cioè, anche sull’atteggiamento «contrario: la pigrizia, non avere coraggio». E il Papa ha tradotto il concetto con un’immagine concreta presa dalla vita quotidiana: «vivere nel frigo, così, perché tutto rimanga così». Il riferimento è ai «cristiani pigri, i cristiani che non hanno la voglia di andare avanti, i cristiani che non lottano per fare le cose che cambiano, le cose nuove, le cose che ci farebbero bene a tutti, se queste cose cambiassero».

Sono, ha aggiunto utilizzando un’altra immagine efficace, «i cristiani parcheggiati», quelli che «hanno trovato nella Chiesa un bel parcheggio. E quando dico cristiani dico laici, preti, vescovi... Tutti». E, purtroppo, «ce ne sono di cristiani parcheggiati! Per loro la Chiesa è un parcheggio che custodisce la vita e vanno avanti con tutte le assicurazioni possibili».

«Questi cristiani fermi» hanno ricordato al Papa «una cosa che da bambino dicevano a noi i nonni: “Stai attento che l’acqua ferma, quella che non scorre, è la prima a corrompersi”». E costoro, «che non lottano», che «vivono nella sicurezza che loro pensano la religione dia loro», finiscono proprio così. Al contrario, l’invito dell’apostolo e del Pontefice è: «siate coraggiosi!». E per questo, si legge nel passo biblico, «abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza», che ci rende «cristiani coraggiosi e non pigri».

Ha spiegato il Papa: «un cristiano pigro non ha speranza, è chiuso lì, ha tutti i vantaggi, non deve lottare, è in pensione». Ora, se è vero che «dopo tanti anni di lavoro andare in pensione è giusto, è bello pure», è anche vero che «passare tutta la tua vita in pensione è brutto». E «i cristiani pigri sono così. Perché? Perché non hanno speranza».

Ecco allora il messaggio proposto dalla liturgia: «la speranza, quella speranza che non delude, che va oltre». Si legge infatti che essa è «un’ancora sicura e salda per la nostra vita». Dunque «la speranza è l’ancora: l’abbiamo buttata e noi siamo aggrappati alla corda». Ma non per restare fermi: «La speranza è lottare, aggrappato alla corda, per arrivare là». E «nella lotta di tutti i giorni» la speranza «è una virtù di orizzonti, non di chiusura». Forse, ha aggiunto Francesco, la speranza «è la virtù che meno si capisce ma è la più forte» perché ci consente di vivere «sempre guardando avanti con coraggio».

Qualcuno — ha detto a questo punto il Papa — potrebbe obbiettare: «Sì, padre, ma ci sono momenti brutti, dove tutto sembra buio, cosa devo fare?». La risposta è: «Aggrappati alla corda e sopporta». Dobbiamo infatti essere consapevoli che «a nessuno di noi viene regalata la vita, dobbiamo lottare per avere la vita o sopportare». Non a caso, ha sottolineato il Pontefice, “coraggio” e “sopportare” sono due parole «che Paolo usa tanto tanto nelle sue lettere».

I cristiani devono essere «coraggiosi», avere il «coraggio per andare avanti». È vero — ha aggiunto Francesco — «i cristiani tante volte sbagliano; ma chi ti ha promesso che nella tua vita tu non sbaglierai mai? Tutti sbagliamo. Sbaglia quello che va avanti, quello che cammina, quello che sta fermo sembra non sbagliare». Perciò oltre al coraggio serve la capacità di sopportare: «nel momento in cui non si può camminare perché tutto è buio, tutto è chiuso, sopportare». Si tratta di quella costanza attraverso la quale, è scritto, si diventa «eredi delle promesse». È la «costanza nei momenti brutti».

Per questo il Pontefice ha invitato tutti a fare un esame di coscienza e a chiedersi: «Sono un cristiano parcheggiato, pigro o un cristiano coraggioso? Sono un cristiano che voglio tutte le sicurezze o sono un cristiano che rischia? Sono un cristiano chiuso o un cristiano di orizzonti, di speranza?». E ancora: «Come va la mia speranza? Il mio cuore è ancorato nell’orizzonte, io sono aggrappato alla corda e ci credo anche nei momenti brutti? E nei momenti brutti sono capace di sopportare perché so che Dio non delude, so che la speranza non delude?».

Si tratta, in definitiva, di una domanda più profonda, e cioè: «Come sono io? Come è la mia vita di fede? È una vita di orizzonti, di speranza, di coraggio, di andare avanti, o una vita tiepida che neppure sa sopportare i momenti brutti?».

La preghiera al Signore, ha concluso il Papa riprendendo l’orazione liturgica della colletta del giorno, è che «ci dia la grazia di superare i nostri egoismi perché i cristiani parcheggiati, i cristiani fermi, sono egoisti. Guardano soltanto se stessi, non sanno alzare la testa a guardare lui».
(fonte: L'Osservatore Romano)

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