domenica 4 settembre 2016

"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 40/2015-2016 (C) di Santino Coppolino

'Un cuore che ascolta - lev shomea'
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere
giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: 
Lc 14,25-33 



Passare per la porta stretta (13,24) è molto difficile, solo "poveri, storpi, zoppi e ciechi" (14,13), solo gli ultimi sono in grado di entrarci perché sono come Gesù, e per questo prediletti dal Padre. Adesso Gesù si rivolge ai discepoli dicendo loro di discernere bene se si trovano tra quelli, se anche essi hanno scelto l'ultimo posto (14,10), condizione necessaria per stare con Lui. Non si tratta di volontà o pretesa umana, non si tratta di uno sforzo stoico: solo ci viene chiesto di accogliere, mossi solo dall'amore per il Signore e per il suo Regno, il dono di Grazia che ci viene consegnato nella povertà e nell'umiltà. Se nella vita cristiana trascuriamo di vivere come Gesù: da poveri, umili e casti, diventiamo "sale insipido" (14,35), buono solo per essere gettato via. Consegnandoci a Gesù senza riserve, assumendo nella nostra esistenza il suo vissuto, "avremo la forza" (14,29.30) per  "sollevare la nostra croce",  il coraggio cioè di essere perseguitati nel suo Nome, di accettare ed affrontare la derisione e il disprezzo del mondo. Oggi la Chiesa è fortemente tentata di usare, sempre "a fin di bene", il potere, facendo quasi a gara con il mondo. Essa ricerca una visibilità vana, come non sapesse che la sua identità con il Signore Crocifisso è l'unica sua forza.  "Gesù ha scartato tutto questo come tentazione diabolica (4,1-12), e lasciarsi vincere dalle lusinghe del potere ritarda la venuta del Regno più di ogni altro male. Il discernimento evangelico - purtroppo - non è un genere che abbondi sul mercato; oggi certo non più di una volta". Se il desiderio di chi ama il mondo è la ricchezza, quello dei discepoli deve essere la povertà. Il Regno appartiene ai poveri, perché Gesù stesso si è fatto povero.