sabato 24 settembre 2016

La misericordia dono gratuito di Dio di p. Felice Scalia SJ

La misericordia dono gratuito di Dio 
di p. Felice Scalia, SJ


Riflessione tratta da HOREB
tracce di spiritualità a cura dei Carmelitani, 
anno XXV - 2016 - n. 2 
La misericordia, volto di Dio, volto dell’uomo




Gli anziani ricordano di avere iniziato il percorso catechistico con una domanda innocente: «Chi è Dio?». Ricordano pure la risposta ovvia diPio X: «L’Essere perfettissimo, creatore del cielo e della terra». In realtà si affrontava un problema che percorre i millenni e li attraverserà. Per esprimerci in termini biblici, di Dio noi conosciamo solo “le spalle” (cf. Es 33,23). Non lo vedremo mai nella sua misteriosa infinita ricchezza. Potremo intuire qualcosa di chi è Lui, solo contemplando con grato amore quello che fa per noi, che relazioni intesse per noi, che ci chiede, verso cosa ci chiama. Il tetragramma sacro propriamente non è un “nome” di Dio, ma indica solo la via per saperne qualcosa dei suoi tratti: «Ti accorgerai di ciò che io sono man mano che camminiamo insieme, nella storia che insieme tesseremo». In questa prospettiva qualcosa di certo la acquisiamo su Dio: è proteso ad esprimersi ed a donarsi in un moto di amore gratuito alle sue creature. Tutto fa con sapienza ed amore. Tutto modella secondo una sua eterna Parola, e tutto diventa “parola” che lo esprime, lo rende presente. Dio stes- so è dono libero gratuito di sé all’uomo nel suo Verbo. È amore senza ripensamenti e ritorni, unilaterale, per sempre, generatore di vita perennemente nuova, liberata da ogni schiavitù. Questo lo sappiamo. Tuttavia la bella lapidaria espressione di Giovanni nella sua prima lettera: «Dio è amore» (1Gv 4,7), ci induce a non fermarci a queste considerazioni. La creatura che Dio ama è, appunto, una creatura. Immagine limitata di Lui. Questa creatura anzi, più che nascere “immagine di Dio” viene al mondo come vocazione a divenire tale. E diverrà “figlio”, “immagine e somiglianza di Dio” nel corso della sua storia, nel lento evolversi dei giorni, con tutte le incertezze ed i limiti imposti dalle leggi della crescita e dell’inevitabile ritorno “alla polvere”. Questo lento cammino, che porta ...
... “il misericordioso” non è uno dei tanti nomi di Dio, è “il nome”. Papa Francesco lo ribadisce nell’intervista ad Andrea Tornielli: «Il nome di Dio è Misericordia»1 . Misericordia è la chiave per intuire qualcosa di Dio2 . La Misericordia è dono gratuito di Dio perché Dio stesso è dono gratuito di sé a noi. Se “Dio è amore”, per puro amore, cioè per un ovvio moto “allocentrico” e disinteressato, Egli volge i suoi occhi su di noi, ci destina al suo splendore e ad una profonda intimità con Lui, geme per le nostre schiavitù, gioisce per le nostre esultanze, lotta per la nostra liberazione (cf. Is 62,1-5; Es 3,7-8). Ne segue che i doni non si contano più, anche se la Tenerezza amorevole rimane la sorgente infinita. È dono gratuito del Misericordioso l’averci creati, il fatto che esistiamo, mentre il mondo può fare tranquillamente a meno di noi. È dono averci fatto partecipi della sua vita. È dono avere voluto il nostro libero, problematico assenso nel lento divenire di ciò che siamo chiamati ad essere. È dono che Lui cammini con noi, con tutti noi, bianchi e neri, ortodossi ed eretici, gaglioffi o galantuomini. È dono che lui “conti i capelli del nostro capo”, che non si stanchi mai di starci accanto, perfino quando diamo l’impressione di avere man- dato al macero ogni briciolo di umanità. Certamente il dono dei doni è l’averci voluto “figli nel Figlio”, “amici”, ”sposi”, “uno con Lui”, “consumati nell’unità”, “alleati”, partner di un discorso sempre aperto. Questo atteggiamento universale e gratuito di Dio che prescinde dal merito incerto del singolo, ma attiene all’uomo in quanto uomo, rompe d’un colpo la convinzione che è uomo e degno di vivere solo chi se lo merita, e che anche i gesti del Dio-Misericordia (riconciliazione, ri-nascita, risurrezione…), vanno meritati, pena la caduta in un lassismo morale distruttivo di ogni etica.
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L’anno giubilare che stiamo vivendo, centrato tutto sul “volto della Misericordia”, se non lo si vuole ridurre ad un cedimento a sollecitazioni devozionistiche di alcune sante donne, va inquadrato in questa problematica. Il Vaticano II era stato convocato perché la chiesa chiarisse a se stessa e al mondo la sua identità. Ma la prosecuzione di quel Concilio doveva consistere nel fatto che, ritrovato il suo volto gesuano al di là di incrostazioni storiche, la chiesa fosse pronta a riannunciare il volto di Dio apparso nel Figlio dell’uomo. Per motivi diversi questo non è successo se non in misura insufficiente. L’attuale Anno Santo ha avuto inizio proprio nel 50º anniversario del giorno in cui il Vaticano II licenziava i Padri conciliari . Ciò vuol dire che vuole riprendere le fila un po’ ingarbugliate, un po’ neglette, di quell’evento. Siamo cristiani, siamo popolo di Dio chiamati ad annunziare il Regno di Dio, ed è tempo di dire che prima di essere giustizia, Dio è amore, anzi che la sua giustizia è l’Amore-Misericordia. Prima di essere Verità, Dio è Vita, anzi la sua Verità sta nell’essere origine santa e custode di ogni Vita. Prima di essere onnipotente è Padre. Prima di essere un distributore di ricompense e castighi “nel giorno della sua ira”, è un “folle” donatore di amore a chi se lo merita ed a chi non se lo merita. È un “testardo” vecchio Padre che da lontano vede venire il figlio perduto, gli va incontro, lo abbraccia, poco curandosi del lezzo della porcilaia che quello si porta.
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