giovedì 22 settembre 2016

Dal Nepal arriva l'offerta più generosa per Amatrice...

Leggendo l'articolo che riportiamo non si può non pensare a questo brano del Vangelo di Luca... 
Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse: «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere». (Luca 21, 1-4)


La piccola-grande generosità dei nepalesi che aiutano Amatrice

Mille euro, ma che valgono molto di più. Una goccia nell’oceano fra le tante donazioni blasonate e milionarie che arrivano in aiuto delle vittime del sisma reatino, ma certamente è una goccia d’oro a 24 carati quella che raggiunge Amatrice da Bodgaun, paese di 2300 anime sperduto sulle pendici dei monti del Nepal centrale, a 70 km da Katmandu, vittima a sua volta del terribile terremoto del 25 aprile dello scorso anno, che ha fatto più di diecimila vittime.

Attraverso la fondazione dell’associazione Jay Nepal, Risorgi Nepal, Alberto Luzzi, imprenditore romano, ha voluto trasformare un paese di majhi, gli intoccabili, in un villaggio modello, per dimostrare che anche i più svantaggiati ce la possono fare. Oggi Bodgaun, che grazie a lui e a centinaia di volontari da lui ispirati, ha la sua scuola, un programma agricolo seguito da studenti universitari, una squadra sportiva e a breve un centro medico, vuole restituire qualcosa all’Italia che le ha ridato speranza e la possibilità di rinascere.

«Ho ricevuto decine di messaggi il 24 agosto. Hanno mandato le loro preghiere e i loro incoraggiamenti all’Italia tramite Facebook: “We know how you feel. Sappiamo come vi sentite. COME ON ITALY, YOU CAN DO IT!!!”. Hanno rivissuto nella loro memoria la devastazione cui sono sopravvissuti e hanno subito voluto fare qualcosa. All’inizio pensavo non fosse giusto, perché in Italia hanno tutta l’eccellenza del soccorso e là non hanno niente, ma poi ho pensato che fosse bellissimo che tra i potenti del mondo, gli USA, la Russia, e gli altri paesi europei che sono vicini all’Italia, potesse affiancarsi anche il Nepal: un paese povero, una popolazione stremata, ma un luogo pieno di dignità umana».

Parte la colletta, tutti danno di più di quello che potrebbero, perché tra i majhi non esiste il superfluo, ma raggiungono l’incredibile cifra di 90,000 rupie, pari allo stipendio medio di un anno. Un’operatrice sociale dona da sola 13,000 rupie, quasi due mensilità mentre la nuova squadra di calcio riceve una donazione di 35,000 rupie e ne devolve la metà. Fanno un totale di mille euro, una cifra altisonante per chi vive con 2 euro al giorno, che gli amici nepalesi desiderano dare per la ricostruzione della scuola amatriciana. Si parla direttamente col Comune e la preside per assicurarsi che tali preziose risorse non vengano perdute e perché questo gesto generoso possa dare inizio a un gemellaggio di anime nella condivisione, quanto mai compresa, di una tragedia da cui ci si vuole solo risollevare.

Mille euro preziosissimi, perché porteranno con loro anche una coscienza solidale, questo spirito d’aiuto che è scevro della logica di quanto si possiede ma pensa per prima cosa al bisogno dell’altro.
(fonte: Corriere della Sera, articolo di Simona Valesi)