mercoledì 31 agosto 2016

Dio non è onnipotente: la fede e i dubbi davanti al dolore di Alberto Maggi


IL DIO IMPOTENTE
di Alberto Maggi

Il Concilio Vaticano II richiama l’enorme responsabilità, da parte dei cristiani, della presentazione di un Dio che, spesso, in nessun modo corrisponde a quello delvangelo, errata immagine che è una delle cause del rifiuto di Dio. Questo fa sì che molti non credenti “si rappresentano Dio in modo tale che quella rappresentazione che essi rifiutano, in nessun modo è il Dio del vangelo” (GS 19). Una delle cause dell’ateismo è il rifiuto di un Dio onnipotente. La logica non lascia scampo: se Dio è onnipotente allora non è buono, se è buono allora non è onnipotente. Altrimenti come si spiegherebbe l’impassibilità di Dio di fronte alle calamità che affliggono l’umanità? Come può permettere questo Dio onnipotente la sofferenza degli innocenti? E così questo Dio viene rifiutato.

Ma Dio è onnipotente? Vanamente si cercherebbe nella Bibbia questo attributo divino, anche se in certe edizioni confessionali della Scrittura si mantiene il termine per poi negarlo in nota. Esempio clamoroso è la Bibbia di Gerusalemme (testo CEI), dove si legge: “Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse: Io sono Dio l’Onnipotente” (Gen 17,1). Ma poi nella nota al versetto si legge: “La traduzione comune “onnipotente”, seguita dalla BC, è inesatta”.

Ma da dove nasce questa traduzione errata che tanto ha influito (negativamente) nella spiritualità e nella formazione dei credenti invitati a credere in un Dio onnipotente, ma della cui onnipotenza non avevano alcuna esperienza?

Nell’ebraismo, nel lungo cammino verso l’unicità di un solo Dio, JHWH, vennero assunti parecchi tratti delle divinità pagane, che sarà compito poi dei profeti e degli autori dei testi sacri eliminare via via per far risaltare l’originalità di quest’unica divinità. JHWH era il Dio più importante, il Dio nazionale di Israele, ma conviveva con altre divinità fenicie, assire e babilonesi (Es 15,11) e nella figura di JHWH vengono fuse due divinità chiamate Zebaoth e Shaddaj, cioè le schiere celesti, considerate animate, e il dio delle montagne. Questi due nomi vengono assorbiti e fatti proprio da Dio, che viene presentato come JHWH Zebaoth (Signore degli eserciti)

Girolamo, il grande intellettuale incaricato da papa Damaso nel 380 di tradurre in latino l’Antico Testamento dall’ebraico e di rivedere le varie traduzioni dei vangeli, trovandosi di fronte a questi due nomi difficili da interpretare, tradusse entrambi con “Deus Omnipotens” (Gen 17,1; 1 Sam 4,4), pensando così di rendere la traduzione greca (LXX) che aveva tradotto entrambi i termini con pantokrator,“Signore di tutto/Sovrano universale”.

Si può pertanto ancora continuare a sostenere che Dio è onnipotente? Dipende da che cosa s’intende per Dio. Se è il Padre di Gesù, che è Amore, senz’altro l’amore è onnipotente, ma per manifestarsi deve trovare chi accoglie questo amore. Nell’immagine della vite e dei tralci Gesù paragona se stesso a una vigna e i credenti a dei tralci: la linfa vitale scorre nella vite ma per portare frutto deve trovare un tralcio che l’accolga. (Gv 15,1-17), in questo caso l’amore è onnipotente e produce vita. Solo così si comprende lo scandalo dell’impotenza di un Dio che lascia morire l’unico figlio nel patibolo riservato agli infami. La sua onnipotenza non si manifesta facendo scendere il Figlio dal patibolo, ma dandogli la forza di avere sempre e solo risposte d’amore anche verso i suoi carnefici: “Padre, perdona loro…” (Lc 23,43).