lunedì 22 febbraio 2016

Milano intitola una via a Carlo Maria Martini: per Pisapia 'un sogno che si avvera' per Scola 'un segno'



Da oggi i milanesi potranno chiamarla via cardinale Carlo Maria Martini: all'arcivescovo di Milano scomparso nel 2012 è stata intitolata via dell'Arcivescovado, strada a lato del Duomo. 
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La targa è stata scoperta dal sindaco Giuliano Pisapia, dal cardinale e arcivescovo della città Angelo Scola e dal nipote di Martini. Il sindaco nel suo discorso ha detto che è stato portato «a compimento quello che i milanesi e non solo, i credenti e non solo, volevano da tempo: ricordare un grande uomo» e tra i messaggi lasciati dal cardinale alla città, Pisapia ha sottolineato quello della «capacità di ascoltare senza giudicare». 
Dedicare via dell'Arcivescovado al cardinal Martini è «un segno per la chiesa ambrosiana, per la città tutta e il territorio ambrosiano che sono certo avrà eco in Italia e non solo», ha affermato Scola dal palco.
«È una strada che in 22 anni ha attraversato tante volte», ha ricordato anche la sorella del cardinale scomparso, Marisa Martini. 
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Il dramma dei migranti e l'accoglienza da parte della città di Milano sono stati temi toccati dal sindaco Giuliano Pisapia nel discorso della cerimonia di intitolazione di via dell'Arcivescovado al cardinale Carlo Maria Martini. 
«Oggi la sua voce si alzerebbe roca per il disagio, il dolore di vedere che c'è ancora chi vuole alzare i muri quando si dovrebbero costruire ponti», ha detto Pisapia parlando del cardinal Martini e ricordando il richiamo al dovere «irrinunciabile» della solidarietà. «Milano è stata capace di unire» e «capace di essere se stessa», ha affermato ancora il sindaco definendo quella dell'accoglienza dei profughi una «sfida immensa e bellissima che abbiamo vinto».
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A Milano la via dell’Arcivescovado è diventata la via Carlo Maria Martini. Sono proprio contento. Mi tornano alla mente le tante volte in cui l’ho percorsa per andare a trovare il cardinale. Ero sempre un po’ emozionato, specie se l’appuntamento era stato fissato per un’intervista, ma ero anche pieno di gioia intellettuale e morale. Che cosa voglio dire? Sapevo che l’incontro con l’arcivescovo sarebbe stato un utilissimo esercizio di ginnastica mentale e che ne avrei ricavato consolazione. Qualunque fosse l’argomento affrontato, Martini era in grado di mostrarlo da una prospettiva nuova, mai scontata. Ma la sua non era la lezione del professore che, dall’alto di una cattedra, ti annichilisce con la sua sapienza. Era piuttosto la mano tesa dell’amico che ti aiuta a vedere le cose in modo diverso, senza lasciarti prendere dallo sconforto ma, al contrario, con tanta fiducia.
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Ecco perché, percorrendo la via dell’Arcivescovado, ero contento, come adesso sono contento che sia diventata via Carlo Maria Martini. E penso che anche il cardinale lo sia. Non certo perché amasse essere celebrato, ma perché era affezionato a Milano e alla sua gente, una città che, persino nei momenti più bui, per lui è sempre stata ciò che Milano veramente è: non un luogo in cui arroccarsi e incarognirsi, ma una vera terra di mezzo, laboratorio di fraternità, luogo ideale per incontrare rispettosamente le diversità e metterle in dialogo.



Per approfondire la figura del Cardinale Martini vedi il nostro Speciale: