mercoledì 9 dicembre 2015

Nuova strage degli innocenti: MILLE bambini morti nel Mediterraneo nel 2015

La strage è infinita, e continua ad essere dei più piccoli, perché il mare ha restituito altri corpi di bambini. Le ultime vittime sono di un naufragio della notte scorsa: cinque i piccoli morti nell’affondamento di una imbarcazione nell’Egeo a largo dell’isola di Farmakonissi, in totale 11 i morti e una decina di dispersi. Ieri il mare aveva ucciso altri sei bambini, tra loro un neonato, al largo della costa turca di Cesme. Non si conosce il numero esatto di persone a bordo del natante rovesciatosi, soltanto in otto sono stati salvati, tutti afgani. 
Nelle stesse sempre a Cesme, sulla spiaggia, veniva ritrovato il corpicino di Sajida, 5 anni, bimba siriana morta in un naufragio di qualche giorno prima, sempre sulla stessa rotta, quella tra Turchia e Grecia, quest’anno attraversata da oltre 750mila persone, di cui un quarto minori. E mentre Ankara, d’accordo con l’Unione europea, continua a rafforzare i controlli alle frontiere per bloccare i migranti pronti a imbarcarsi, per l’Italia è in arrivo una procedura d’infrazione da parte della Commissione Ue per il mancato rispetto delle regole su Eurodac, il sistema europeo di raccolta delle impronte digitali dei migranti. Intanto, i ministri dell’interno di Francia e Germania, in una lettera alla commissione europea si sono detti fermamente convinti che il flusso di migranti in arrivo in Europa debba essere ridotto. (fonte: Radio Vaticana)

Sei bambini sono morti ieri mattina su un gommone naufragato tra la città costiera turca di Cesme e l’isola greca di Chios. Il più piccolo era ancora in fasce e il più grande aveva 12 anni, così dice, seccamente, il dispaccio della guardia costiera turca che ha recuperato i loro corpi nelle buste nere che siamo stati abituati a vedere in naufragi simili a Lampedusa. Ma c’è qualcosa di strano in questa «tragedia dell’immigrazione» apparentemente uguale a tante altre che i dispacci non dicono. Altri 11 morti si contano alle Canarie, provenieti dal Sahara.

Il tratto di mare tra Cesme e Chios è di poco più di un miglio, 20 minuti di viaggio con il traghetto Erturk Lines per un costo medio di una famiglia di vacanzieri europei con auto al seguito di appena cento euro. Il dispaccio dell’agenzia di Stato turca Anadolu riferisce che sul gommone pieno di migranti all’improvviso hanno ceduto le doghe di legno di rinforzo del fondo del gommone, si sono spezzate, forse per il peso eccessivo o perché il gommone aveva imbarcato acqua appesantendosi ulteriormente.
Ma anche così ciò che non torna è che non ci sia stato un tempestivo intervento della guardia costiera o dell’unità di Frontex che proprio ieri mattina, dal Portogallo, ha iniziato a pattugliare quel tratto di mare fino all’isola più a nord di Lesbo.

È di appena due giorni fa la denuncia dell’ong internazionale Human Right Watch sulle incursioni di uomini vestiti di nero, mascherati in voltocon passamontagna e armati che «a bordo di motoscafi veloci dalla costa turca attaccano i barconi di rifugiati e migranti che cercano di raggiungere le isole greche dell’Egeo». Human Right Watch ha raccolto nove testimonianze tra i migranti dei barconi affondati in questo modo e tornati in Turchia, nella città di Izmir. Dicono che gli uomini neri mascherati si rivolgevano ai migranti in inglese — «Stop, stop», intimavano ai guidatori -, prendevano a manganellate i padri e le madri che imploravano pietà almeno per i loro figli e speronavano le imbarcazioni sovraccariche di persone, mandandole a picco. Bill Frelick, direttore del settore Rifugiati di Human Right Watch si chiede come è possibile che le unità di Frontex non intervengano e come può l’Unione europea far finata di niente di fronte a queste denunce invece di impegnarsi a far luce sulla vicenda.

In base ai dati dell’Unicef un migrante su cinque che quest’anno ha cercato di attraversare il Mediterraneo per raggiungere la ricca Europa è un bambino. Ma quando si va al conteggio dei morti, la percentuale sale a un terzo: dei 3.563 naufraghi accertati di quest’anno nel Mediterraneo, mille erano bambini e minori. 
Mille Aylan Kurdi, il bambino di quattro anni la cui foto, riverso sulla spiaggia di un’isola greca, ha commosso il mondo intero. In quel pezzo di mare prima di questa ultima strage, altri 185 Aylan erano affogati nello stesso modo. 
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