mercoledì 16 dicembre 2015

Il dolore di una mamma


Il dolore di una mamma
di Myrta Merlino

Quante volte ancora riusciremo a girare la testa dall’altra parte? Quante volte ancora riusciremo a trovare le parole per commentare la morte insensata di un bambino in mare? E adesso che le parole sono finite e che non sappiamo più dove girarci, cosa faremo? 
Che dolore inaccettabile quei piccoli corpi ingoiati dal mare nero delle nostre allegre vacanze estive e poi risputati su una spiaggia qualunque in attesa che un gesto pietoso li porti via. La contabilità funerea avanza senza pietà. Pietà per questi bambini. Pietà per la nostra umanità ferita che diventa troppo spesso indifferenza. La morte di un bambino sembra dirci che il mondo non può continuare, nei loro sorrisi viaggia il nostro futuro. Sono loro a dare gambe ai sogni e alle speranze. Eppure si va avanti. 
Il ricordo di Aylan, il bambino siriano morto solo su una spiaggia con la sua maglietta rossa e i suoi calzoncini blu, è già sbiadito nelle nostre coscienze. Si era detto che quella foto ci avrebbe cambiati per sempre. Si era detto che Aylan, tre anni, affogato in cerca di salvezza, aveva sferrato un pugno nello stomaco dell’Europa. E invece no. 
Due Aylan muoiono ogni giorno. 
E mentre noi contiamo i morti bambini di questo mondo che non ha più senso, non accade nulla. Non si può più balbettare, non si può più oscillare tra paure ed annunci, bisogna fare qualcosa
Non si può più lasciare scorrere la tragedia a pochi metri da noi, continuando a vivere come se nulla fosse. 
L’8 dicembre non è stato un giorno nero, il 9 dicembre non è stato un giorno tragico, sono stati giorni come gli altri in cui quella grande bara liquida che è diventata il Mediterraneo ha inghiottito vite, in alcuni casi promesse di vite. 
E poi ci sono le mamme. I 700 bambini annegati nel Mediterraneo da gennaio a oggi sono prima di tutto la mattanza della maternità. Con loro sono morte le madri. Tante volte li hanno ritrovati sul fondo del mare ancora legati in un disperato abbraccio. In quell’abbraccio della mamma che per i nostri figli rappresenta la consolazione da ogni male e per questi loro fratelli più sfortunati non è servito ad avere salva la vita. Quando sono sopravvissute, dopo quelle notti dentro l’acqua, con quel buio addosso che non ti lascia scampo e che ti toglie il bene più prezioso, queste madri sono morte due volte. Burattini di pezza trascinate dalle onde, con il cuore straziato e senza più un perché. 
Quel viaggio della speranza improvvisamente non ha più senso. Il futuro è finito in fondo al mare con quei piccoli corpi. 
E noi che siamo mamme come loro non possiamo più fare finta di niente. Non possiamo permettere che la grande mattanza continui. 
Madri di tutto il mondo unitevi e fatevi sentire.
(fonte: testo “l'Unità”, immagini dal web a cura dello staff di Quelli della Via)