giovedì 26 novembre 2015

PAPA FRANCESCO VIAGGIO APOSTOLICO IN KENYA, UGANDA E NELLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA /1 (cronaca, foto, testi e video) PARTENZA, SALUTO AI GIORNALISTI, ARRIVO A NAIROBI



 25 novembre 2015 
Con la sorveglianza dall’alto di un elicottero della polizia, il Pontefice alle 7,40 è giunto a bordo della Ford Focus del Vaticano che si è fermata in pista, a pochi metri dall’airbus A330-200 dell’Alitalia “Giotto”, con cui raggiungerà Nairobi. 
Papa Francesco, sempre con la consueta borsa nera nella mano sinistra, è stato accolto, tra gli altri, da mons. Reali, vescovo della diocesi di Porto-Santa Rufina, nella cui giurisdizione si trova l’aeroporto di Fiumicino e da altre autorità civili e militari, con le quali si è intrattenuto cordialmente. Subito dopo il Pontefice, sorridente, è salito di buona lena sulla scaletta e prima di entrare nell’airbus ha salutato i presenti con un cenno della mano. Il volo è decollato alle 8,01.
"Buongiorno, voglio salutarvi e ringraziarvi per la vostra presenza e il vostro lavoro in questo viaggio. Vado con gioia a trovare kenyani, ugandesi e i fratelli della Repubblica Centrafricana. Vi ringrazio per tutto quello che farete perché questo viaggio dia i frutti migliori, che siano spirituali o materiali". Lo ha detto Papa Francesco salutando i settantaquattro giornalisti di diverse testate internazionali a bordo dell'aereo. Dopo il consueto giro tra i giornalisti, durante il quale ha scambiato qualche parola con ognuno, ha ripreso la parola e ha detto: "buon viaggio e a ritrovarci tutti al ritorno".



"Voglio andare in Centrafrica, se non ci riuscite datemi un paracadute". Si sarebbe rivolto così, secondo quanto riporta l'Osservatore Romano, Papa Francesco al comandante dell'aereo che lo ha portato a Nairobi, in Kenya, e che lo accompagnerà anche nelle altre due tappe del suo viaggio in Africa: Uganda e Repubblica Centrafricana.
Il Papa aveva già scherzato: "Sono più preoccupato per le zanzare che non per le persone". a un giornalista inglese che gli chiedeva se fosse preoccupato per il viaggio e per la sua incolumità.



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Prima dell'arrivo in Kenya, il Papa ha twittato per salutare tutta la popolazione keniota: 
Mungu abariki Kenya! Che Dio benedica il Kenya!

Danze tradizionali, balli e canti moderni e tanti costumi colorati: così è stato accolto a Nairobi Papa Francesco al suo arrivo alla prima tappa del viaggio africano.
Al suo arrivo alla State House di Nairobi per la cerimonia di benvenuto, ai piedi della scala dell’aereo Papa Francesco è stato accolto dal Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta.
 Tra i presenti al Benvenuto le massime Autorità dello Stato, Vescovi del Kenya, gruppi di fedeli, cori e danzatori e un gruppo di militari per il tradizionale Saluto di stato con 21 salve di cannone.



Dopo l'esecuzione degli inni, gli onori militari e la presentazione delle rispettive Delegazioni, il Papa è entrato nel Palazzo Presidenziale per i saluti ufficiali.
Firmato il Libro d'oro, Papa Francesco si recato nello studio del presidente per l'incontro privato.
Contemporaneamente ha avuto luogo un incontro bilaterale tra le delegazioni vaticana e keniota al quale erano presenti, da parte vaticana, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, i cardinali Filoni, Turkson e Njue e gli arcivescovi Becciu, Balvo e Anyolo. Al termine del colloquio privato, la famiglia del Presidente è stata ammessa nello Studio dove ha luogo lo scambio dei doni.

Ad accogliere Papa Francesco a Nairobi, in Kenya, nella strada che va dall'aeroporto alla State House, centinaia di persone. Il traffico sulle strade della capitale è rimasto bloccato al passaggio dell'auto del pontefice e della sua scorta e gli abitanti hanno colto l'occasione per radunarsi sul ciglio delle vie per attendere un saluto del Papa. Ai bordi delle strade anche tanti maxi cartelloni dedicati proprio al pontefice con delle sue foto giganti e la scritta: 'Karibu Pope Francis', cioè 'Benvenuto Papa Francesco'.

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Poi 19 chilometri di strada che lo portano nel giardino dello State House di Nairobi per la Cerimonia di benvenuto. 
Nel suo discorso di benvenuto il presidente keniano ha detto: «Io ho frequentato la scuola cattolica», e ha ricordato che la Chiesa è stata ed è un «forte partner dello Stato per lo sviluppo sociale ed economico del Paese». Kenyatta ha anche assicurato: «Vogliamo combattere il vizio della corruzione e i profitti illegali che provengono dallo sfruttamento dell'ambiente». E ha concluso chiedendo al Papa di pregare per lui e per il Paese.

Dopo il discorso del presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, Bergoglio parla in inglese.
Circa dieci minuti di discorso per ricordare che le autorità devono operare per costruire una società più giusta, mostrando «una genuina preoccupazione per i bisogni dei poveri, per le aspirazioni dei giovani e per una giusta distribuzione delle risorse umane e naturali con le quali il Creatore ha benedetto il vostro Paese». In questo il Papa assicura anche l’impegno della comunità cattolica.
E poi conclude in swahili dicendo: «Mungu abariki Kenya!», «Dio benedica il Kenya».





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