venerdì 23 ottobre 2015

Bergoglio: Nessun complotto … è "character assassination". Attacchi periodici e concentrici per delegittimare il prestigio e l’autorevolezza di Papa Francesco il cui magistero non piace ad alcuni gruppi e forze potenti


Bergoglio: Nessun complotto … è "character assassination". Attacchi periodici e concentrici per delegittimare il prestigio e l’autorevolezza di Papa Francesco il cui magistero non piace ad alcuni gruppi e forze potenti

di Luis Badilla

Premesse necessarie per capirsi bene fin dall’inizio. Il nostro è un ragionamento basato su fatti dimostrabili. Resta però sempre un'ipotesi e dunque è una "verità" personale che può essere rifiutata o criticata.
(1) La prima va ribadita non solo in onore alla verità ma per affetto e solidarietà: Papa Francesco, che gode di una cagionevole salute di ferro, sta bene e porta con gioia e leggerezza gli acciacchi della sua età e non risparmia fatica e impegno nel suo servizio alla Chiesa e al mondo. 
(2) La seconda va sottolineata per necessità del ragionamento che segue: in trenta mesi Jorge Mario Bergoglio è diventato il leader morale e religioso più importante del mondo e le sue parole non solo sono ascoltate, ma ogni giorno raggiungono “platee” inattese, superando ogni tipo di barriera religiosa, linguistica, culturale, politica e culturale. La sua è fuori dubbio la leadership più autorevole, solida e convincente nel mondo odierno, e ciò non accadeva nel panorama internazionale da molti anni.
(3) Alla base di questa realtà della quale è protagonista Francesco, riconosciuta dai suoi peggiori detrattori, ci sono solo la verità della sua parola e la sua coerenza di vita. Francesco parla come un profeta (incarnando la missione profetica della Chiesa) senza badare ai calcoli diplomatici, ai giochi di poteri spesso oscuri, alle convenienze del momento, e lo fa facendo uso della denuncia ma anche della speranza, riportando all’oggi - dai sotterranei delle biblioteche – Gesù e il suo Vangelo.
(4) Ovviamente tutto ciò lo ha fatto diventare il leader più amato, riconosciuto come pastore e guida, e quindi ascoltato da milioni e milioni di persone, fuori e dentro la Chiesa, ma è accaduto al contempo dell’altro, naturale e scontato: poco a poco la schiera dei suoi avversari è andata crescendo in numero, aggressività e consistenza. Sono le forze, diverse e composite, che vanno dai pietosi “atei devoti” ad alcunecorporation, ai conservatori e reazionari, ai corrotti di ogni pelame, ai benpensanti per convenienza carrierista, ai pusillanimi che sono sempre “moderati” (quando si tratta dei loro interessi), ai nostalgici educati male ad una fede che dovrebbe sottostare sempre al potere. 
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Cosa sta accadendo attorno al Papa?
Le quattro considerazioni precedenti – incontestabili – consentono di capire un bel po’ di cose che si sono palesate apertamente negli ultimi mesi dopo almeno un paio di anni in cui giravano in modo subdolo, silente e apparentemente timoroso. Ora è chiaro, ed è naturale e normale: il Papa è amato, seguito e accettato dall’immensa maggioranza delle persone, credenti e non, che a lui e al suo magistero s’interessano, e ovviamente, ha non pochi “nemici” che hanno abbandonato il basso profilo e sono usciti allo scoperto usando mezzi occulti.
Di ciò si deve prendere atto perché siamo di fronte a uno scontro, che forse è all'inizio, tra “ il corso e il senso della storia” e “l’anti-storia”. Ciò coinvolge la Chiesa di Cristo e il mondo che lui ha redento con la sua morte e quindi i cattolici, i cristiani, i credenti, non si possono sottrarre. 
Da qualche tempo ad oggi a causa del moltiplicarsi di attacchi diretti o indiretti, quasi sempre pretestuosi e basati su delle falsità o verità manipolate a piacere, si è andata consolidando in molti la convinzione dell'esistenza di operazioni mediatiche precise e orchestrate contro Papa Francesco. Tecnicamente ciò che vediamo periodicamente emergere in modo carsico si chiama "character assassination", e cioè, assassinio (metaforico) del personaggio, ma con ricorso a tecniche e mezzi per niente metaforici come le bugie, le veline, i sospetti, i rumori, esagerazioni, ironie, insinuazioni e altro. 
Gli esperti, che nel 2011 si sono riuniti per la prima volta presso l'Università di Heidelberg, Germania, per avviare studi scientifici sul "character assassination", in particolare nell'ambito politico e nell'ultimo secolo, definiscono questa pratica come una vera "tecnica" per usare la diffamazione con efficacia scientifica e quindi raggiungere il suo scopo in modo magari graduale ma inesorabile.
Il "character assassination" dunque è (a) un'operazione intenzionale, voluta e organizzata; (b) destinata a distruggere o danneggiare severamente la reputazione e/o credibilità di una persona, istituzione, Paese o gruppo sociale; (c) avvalendosi di metodi occulti oppure palesi; (d) usando in modo particolare la stampa o altri mezzi di amplificazione.
E ciò che vediamo da alcuni mesi a questa parte è che, a volte, queste operazioni hanno avuto qualche "aiutino" dall'interno della Chiesa.
Non è un complotto
Il Papa non è vittima di un complotto. Non c’è nessun “grande vecchio” rintanato, insieme a carbonari anti-Bergoglio, in una stanza segreta dove, giorno e notte, si pianificano attacchi al Pontefice. Non c’è nessun piano di “intelligence” per distruggere il Papa. 
Ciò che accade è semplice e non dovrebbe causare sorprese. Il magistero del Papa – in particolare quello sociale, che varrebbe la pena ricordare ad alcuni uomini di Chiesa che fa parte del magistero pontificio a pieno titolo (l’Enciclica Laudato si’, per esempio, “non è un documento con delle opinioni personali”) - a molti non piace perché non corrisponde ai loro interessi e alle loro convinzioni, alle loro percezione della Chiesa, del Vangelo e anche di Gesù. Queste forze, economiche, religiose, sociali, politiche … si riconoscono in un’altra chiesa e in un altro magistero e si sentono gravemente minacciate da Francesco proprio perché è una persona ascoltata, rispettata e amata. Per queste forze, Bergoglio, è un "nemico" temibile e difficile da contrastare.
E’ legittimo che non pochi la pensino così.
Queste forze, ciascuna in modo autonomo, in difesa della propria visione del mondo, sentendo che il magistero di Francesco mette a repentaglio il loro potere, i loro assiomi e le loro quote di dominio sociale ed economico, rispondono con i propri mezzi, da quelli piccoli e modesti fino a quelli potenti e a volte di portata planetaria. E così gli attacchi, senza che ci sia il comando di un “grande vecchio” capo del complotto, finiscono per raggiungere in modo concentrico, periodico e rapsodico, la figura del Pontefice e il suo magistero. Queste forze e questi attacchi, negli ultimi mesi, si sono tutti sintonizzati sulla medesima nota (ed è questa la novità): la delegittimazione della persona del Santo Padre.
Si è provato ad accusarlo di volere travolgere la dottrina della Chiesa e l’operazione è fallita miseramente (era questo il can-can che c’era e c’è attorno al Sinodo). 
A questo punto i critici hanno alzato il tiro passando al "character assassination" e di questa tattica fa parte l’infamia del “Quotidiano nazionale” (dietro al quale non sappiamo ancora chi c’è: un gruppo di ingenui un tantino stupidi?, gruppi massonici fiorentini conosciuti?, professionisti vanitosi e desiderosi di fama?)
Il ruolo di una certa stampa
Si sa che la vociferata “libertà della stampa" è una chimera, un luogo comune stantio, alla quale credono in pochi e non sappiamo per quanto tempo.
La stampa ha sempre un padrone e purtroppo non è vero che questo padrone sia la verità, l'obbiettività, i fatti. La stampa ha proprietari e linee editoriali (politiche-ideologiche) di gruppi industriali - locale, nazionali o internazionali - che al tempo stesso producono e commerciano armi, patatine fritte, pornografia, e dunque vi sono anche interessi (extra-giornalistici) da difendere. Continuare a "credere e far credere" che la stampa è sinonimo di libertà vera è una fandonia ipocrita.
Una stampa così non è difficile trascinarla dentro le operazioni di "character assassination"; anzi, in non pochi casi sono certi giornalisti che si offrono “volontariamente” per prendere parte al “tiro al piccione” e lo fanno con l’illusione di guadagnare qualcosa, materiale e immateriale. Per fortuna non tutti. Anzi, la stragrande maggioranza dei giornalisti è composta di persone libere e oneste (anche perché con il loro lavoro si guadagnano il pane per sé e per i figli). Il problema è che il potere in questi mezzi è nelle mani dei proprietari dell'industria giornalistica e non nelle mani degli operatori che alla fin fine sono dei salariati.
Diciamo qui una cosa che sanno tutti e che è tema di discussioni e indiscrezioni in tutte le redazioni, salvo poi negarlo e fare finta del contrario.
Dunque il “tumore al cervello” di Papa Francesco è solo l’ultima operazione del "character assassination". 
Fino alla prossima delegittimazione che già qualcuno starà preparando. (fonte: Il Sismografo)