domenica 12 aprile 2015

"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 17/2014-2015 (B) di Santino Coppolino


'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino

Vangelo: 
Gv 20,19-31




La pagina del Vangelo di questa 2° Domenica di Pasqua ci presenta una comunità che, dopo aver fatto la terribile esperienza della morte atroce e infamante subita dal suo Signore e Maestro, invece di aprirsi al mondo come Gesù aveva fatto e predicato, si è rinchiusa nel cenacolo preda della paura di essere aggredita, colta dal terrore di fare la stessa fine di Gesù.
E' una comunità monca, mancante, impoverita dalla perdita di Giuda e dalla momentanea assenza del temerario Tommaso, quello che non ha paura di morire, quello che aveva esclamato:
"Andiamo a morire con lui"(11,16). E' una comunità chiusa in se stessa perché, nonostante ha contemplato il sepolcro vuoto, ancora non riesce a credere che la Vita è più forte della morte e torna a rinchiudersi, vinta dalle sue paure (20,10). E' una comunità che piange perché va' in cerca di un cadavere che non riesce a trovare (20,13.15) e non del Vivente. Ma l'irrompere "in mezzo" ai discepoli del Crocifisso Risorto ribalta la situazione e muta radicalmente la vita e i cuori dei presenti:
"Shalom Alejem - La Pace sia con voi" è il saluto e il dono che il Signore Risorto fa ai discepoli e a tutti noi. E' il "primo giorno della settimana", il giorno della Nuova Creazione, il giorno della consegna dello Spirito Santo, la stessa Vita di Dio che ha animato Gesù e che ora è consegnata anche a noi. E' il "primo giorno della settimana", il giorno che inaugura "l'anno di Grazia del Signore" (Is 61,1-2), tempo di grazia durante il quale tutti siamo chiamati a condonare, a rimettere i peccati gli uni degli altri, come Gesù ha fatto per tutta la sua vita, perfino perdonando dall'alto della croce i suoi carnefici. E così contemplando quelle ferite aperte, segni del suo martirio e del suo infinito amore per tutti gli uomini, possiamo anche noi con l'Apostolo Tommaso esclamare: 
"Mio Signore e mio Dio !"