giovedì 19 marzo 2015

Un'altra strage in Tunisia... Basta violenza in nome di Dio!!!

Strage terroristica con vittime italiane in Tunisia, Paese che sembrava avviato sulla strada della normalità democratica dopo le elezioni presidenziali e politiche. Cinque uomini armati travestiti da militari hanno assaltato il celebre museo del Bardo, nel cuore di Tunisi, accanto al Parlamento, che forse era il loro obiettivo originario, dal quale sarebbero stati respinti. C'è stata una sparatoria, un assedio con decine di turisti presi in ostaggio - drammatiche le immagini di ragazzi e bambini seduti a terra nel museo twittate dagli stessi ostaggi - e poi si è consumata la strage: 24 i morti, secondo l'ultimo bilancio, e almeno una cinquantina di feriti. La Farnesina, in serata, ha confermato che quattro italiani sono stati uccisi, e altri 13 sono rimasti feriti. Ma il bilancio, avvertono dal ministero, "è ancora in evoluzione"...


Padre Jean Fontaine, sacerdote dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi): "Bisogna separare completamente la religione da queste azioni, portate avanti da persone che vogliono prendere il potere con la forza, indipendentemente dal fatto che invocano la religione". 
Adnane Mokrani, docente di studi islamici presso la Pontificia Università Gregoriana: "La Tunisia non può avere pace se non c’è pace in Libia"


Nella generale turbolenza del Medio Oriente, la Tunisia odierna non è un Paese qualunque. Anzi, è un Paese speciale. E' qui, innanzitutto, che la Primavera Araba è partita e ha avuto il decorso più rapido ed efficace.
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L'attentato del Museo del Bardo a Tunisi, però, testimonia che la battaglia contro l'estremismo islamico e la deriva terroristica è tutt'altro che conclusa.


"Un fatto crudelissimo, inumano, inconcepibile e da condannare nei termini più assoluti". Così il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolinha definito l'attacco terroristico di Tunisi. "È da sperare - aggiunge - che in nome di Dio non si commettano più violenze". 

"A Torino ci sentiamo tutti colpiti", ha detto l'arcivescovo Cesare Nosiglia. "Invito tutti a unirsi nella preghiera e nel ricordo per le persone uccise o cadute, e nella solidarietà con le loro famiglie". Stiamo uniti, ha aggiunto "a quei valori di civiltà, di rispetto della vita e di dignità della persone che sono alla base della nostra tradizione cristiana e cultura civile".