mercoledì 4 febbraio 2015

"Un Papa dallo stile diverso" - JESUS, gennaio 2015 La bisaccia del mendicante di ENZO BIANCHI


JESUS, gennaio 2015
La bisaccia del mendicante

Rubrica di ENZO BIANCHI


Un Papa dallo stile diverso



Nella bisaccia del mendicante che porto a tracolla e che in cammino sovente mi batte sul cuore, raccolgo cose preziose che conservo amorosamente anche per tirarle fuori al tempo opportuno, ma ce ne sono anche altre che, dopo un attento discernimento, lascio cadere a terra: non sono degne di essere conservate. Tra questi oggetti a volte ci sono pietre che alcuni tirano per colpirmi: qualcuna mi raggiunge e mi fa male, altre mi passano accanto. Ma tutte cadono a terra e io non le raccatto per non aver la tentazione di rilanciarle al mittente. In questo mi aiuta anche la vecchiaia e il suo conoscere l’accumulo di azioni che non lasciano tracce. A essere sincero, non sono tentato neppure di difendermi: solo se fossero calunnie attinenti alla fede o alla morale reagirei, per interrogarmi e valutare un’eventuale difesa.
Pensando a questo, emerge davanti a me l’immagine di papa Francesco, questo vescovo di Roma che, inatteso dai più, ha fatto divampare nuovamente il fuoco del Vangelo che non era spento ma covava sotto la cenere accumulatasi negli ultimi decenni, dopo il fiammeggiare dell’ora del Concilio. Papa Francesco ha molti nemici o, meglio, sa che molti lo avversano, non riescono ad avere per lui simpatia, non sono disposti ad ascoltarlo: sono costoro a sentirsi suoi nemici, anche se lui, proprio in nome del Vangelo che vuole vivere ogni giorno con radicalità, rifiuta di considerarli tali e di agire di conseguenza, secondo la strategia umana richiesta dalla contrapposizione. L’unica difesa che compie è la denuncia delle “chiacchiere” – io le definirei “mormorazioni” – che egli fa sovente, commentando il Vangelo nella messa mattutina a Santa Marta. Chiacchiere che non sono critica a viso aperto, esercizio di parresia e franchezza, ma parole scagliate come frecce nel buio, ripetute in conciliaboli, accuse a mezza voce che ipotizzano addirittura una sua infedeltà alla tradizione della chiesa e alla dottrina cattolica.

Dobbiamo riconoscerlo: c’erano critiche anche verso Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma per Francesco c’è anche un sottile disprezzo. Lo si giudica “non teologo”, lo si legge con diffidenza, soprattutto si prova fastidio verso i suoi gesti semplici e spontanei, umani e così poco ieratici da sembrare populisti. Eppure Francesco vive come ha sempre vissuto – lui stesso confessa di essersi proposto di non cambiare vita diventato papa – nella semplicità, lasciando che la passione del Vangelo lo muova, senza badare troppo a stili consolidati di potere e di corte. È certamente un papa diverso nello stile da chi lo ha preceduto, ma questa è una ricchezza per la chiesa che è universale e non può continuare a esprimersi solo in atteggiamenti molto legati alla cultura europea. L’operazione di discernimento autentico con l’aiuto dello Spirito santo che andrebbe fatta è invece quella sull’elemento che più propriamente gli compete: il confermare i fratelli nella fede, lo stare in mezzo a loro come colui che serve, il pascere i suoi fratelli e le sue sorelle amando il Signore più di tutte le cose proprie.
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