sabato 1 novembre 2014

"Frammenti del volto di Dio" di Antonio Savone


Frammenti del volto di Dio
Per prepararsi alla solennità di Tutti i Santi
di Antonio Savone



Viviamo giorni in cui il grigiore raggiunge punte elevate di oscurità e di pessimismo e la nostra fede è messa a dura prova. Tocchiamo con mano l’esperienza della fragilità: un senso di smarrimento pervade la maggior parte delle nostre giornate mentre ci chiediamo se il nostro non è stato solo un bel sogno che ha dovuto fare i conti con la realtà.

Doveva essere la stessa situazione della comunità cristiana cui si rivolge il brano di Apocalisse. Come allora, ci ritroviamo un gruppo piuttosto sparuto con la pretesa di far scorrere un diverso ordine di cose mentre tutto attorno sembra giudicare come insensata una simile aspettativa. Come se non bastasse, la sensazione che più avvertiamo è quella di essere abbandonati a noi stessi in uno scenario in cui tutto sembra affidato alla casualità.

Ho provato, così, ad immaginare come rivolta a me la domanda che l’anziano pone a Giovanni nel libro dell’Apocalisse: Quelli vestiti di bianco, chi sono e donde vengono? È una domanda che ci chiede di ritrovare le proporzioni (operazione che forse facciamo fatica a compiere), quasi un invito a imparare a riconoscere e circoscrivere il male senza mistificazioni e a individuare e custodire i germogli di speranza. Ci manca un profondo sguardo di fede e perciò ci limitiamo a leggere il riscontrabile.
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Quanti ci hanno trasmesso il sapore buono del vangelo! Quanti ci hanno fatto sentire il profumo della tenerezza! Quanti ci hanno insegnato a guardare ogni cosa con occhi limpidi e buoni!

In genere non facciamo caso alla luce se non quando essa restiamo al buio: quando qualcuno dei nostri cari ci viene a mancare, ci accorgiamo di una santità anonima che ha rischiarato non poche delle nostre pagine di vita.

Questa festa restituisce alla santità non il volto dell’eroismo ma quello dell’umiltà e della fedeltà, il volto del lasciar trasparire il bene di cui ciascuno è capace. La santità, infatti, non coincide con la perfezione (quand’anche potessimo vantare una vita integra, chi di noi non porta con sé qualche piccola “tara”?) ma con la disponibilità a lasciarci amare da Dio così come siamo, ad aprire le proprie braccia per accogliere il dono della sua misericordia. Santità è imparare a vivere da figli di Dio: figlio è colui che partecipa della stessa natura del padre. Santità è lasciar scorrere nelle nostre vene la vita stessa di Dio, il suo stesso modo di amare, di sperare e di perdonare.
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Trovo che quella odierna sia una delle feste più belle. Festa che ci riguarda da vicino più di quanto possiamo immaginare: è la festa che ci invita a mettere in luce (non già per vanto infantile) quei momenti in cui noi stessi siamo stati frammenti di speranza per qualcuno. Anche noi abbiamo vissuto momenti in cui abbiamo provato a fare nostro il sogno di Gesù e, nel segreto del nostro cuore, abbiamo toccato con mano che la più grande esperienza di felicità trova il quel sogno la sua sorgente cristallina....