sabato 18 ottobre 2014

Le levatrici d’Egitto/3 - Mosè non è perfetto, ma sa ascoltare Dio e riconoscersi fratello

Le levatrici d’Egitto/3
Riflessione sul libro dell'Esodo

Mosè non è perfetto, 
ma sa ascoltare Dio 
e riconoscersi fratello

di Luigino Bruni





"Il parlare eloquente spesso accompagna i falsi profeti, i sofisti che usano talenti e tecniche per manipolare gli altri e le promesse. Cembali risonanti. La percezione soggettiva (e a volte oggettiva) della propria inadeguatezza a svolgere il compito cui si è chiamati, è il primo segnale dell’autenticità di una vocazione. Dubitare della propria voce è essenziale per credere alla verità della Voce che ci chiama. Occorre allora guardare con sospetto chi attende di essere inviato a salvare qualcuno perché si è formato a tale scopo, ha appreso il ‘mestiere del profeta’ e si sente pronto per esercitarlo.
...
Non liberiamo nessuno se prima non sentiamo nella nostra carne il dolore per la sua sofferenza. Gandhi, Madre Teresa, Don Oreste, e migliaia di altri ‘liberatori’, sono stati capaci di rispondere un giorno “Eccomi” ad una chiamata di liberazione di altri, perché prima avevano sofferto e sentito il dolore per la condizione di schiavitù del loro ‘popolo’. Erano fuori dalla fossa, ma soffrivano per e con chi era dentro, si sentivano parte dello stesso popolo, provavano veramente lo stesso dolore.
Non sono i faraoni a liberarci dai lavori forzati. La liberazione degli oppressi viene dagli oppressi: dal popolo, da un suo figlio, da un ‘fratello’ naturale o da chi diventa fratello per vocazione – fratelli si può diventare. Senza provare indignazione, dolore, mal di cuore e di anima, per la sorte dei nostri fratelli oppressi da qualsiasi forma di ‘schiavitù’, senza vivere esuli per fuggire dai faraoni, senza rischiare di finire in tribunale per le denunce dei potenti (e spesso finirci realmente), non si libera nessuno – e qualche volta si scopre che i ‘liberatori’ erano sul libro-paga dei faraoni. Gli imprenditori o i politici che hanno liberato e liberano veramente poveri dalle trappole in cui si trovano, sono quelli che hanno provato dolore spirituale e fisico incontrando e abbracciando gli abitanti delle periferie del mondo. Si sono sentiti solidali, qualche volta sono diventati loro fratelli, e quando hanno udito forte una voce sono stati capaci di diventare altro, di rispondere e di partire. Senza questi dolori, abbracci, ascolti, fraternità, si può fare forse un po’ di filantropia o lanciare una campagna mediatica. Ma le vere liberazioni nascono da un grido, da un ascolto, da un dolore, e da un “Eccomi”. ..


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Mosè non è perfetto, ma sa ascoltare Dio e riconoscersi fratello di Luigino Bruni