mercoledì 12 febbraio 2014

Un anno fa la scelta di Benedetto XVI che ha cambiato la storia / 3

L’11 febbraio di un anno fa, la Chiesa e il mondo venivano scossi dalla rinuncia di Benedetto XVI al ministero petrino. Quello che sulle prime fu un annuncio accolto con stupore e grande turbamento, nei giorni successivi venne lentamente compreso come un atto di lungimirante sapienza, possibile – nella sua sostanziale unicità – solo a un uomo e a un Pontefice di straordinaria intelligenza spirituale. Alessandro De Carolis rievoca in questo servizio le tappe che hanno scandito un mese ormai passato alla storia...

È passato un anno dalla rinuncia di Benedetto XVI. Un evento storico, che ha dato ai credenti una Chiesa ringiovanita e al mondo una sponda più solida per chi vuole sottrarsi all’omologazione individualista, nichilista, liberista. Ratzinger non sapeva che i cardinali avrebbero eletto Bergoglio, il primo papa dell’emisfero sud del mondo, il primo a prendere il nome di Francesco. Ma ha voluto, cercato, preparato quella rottura. Non basta certo il diritto canonico per spiegare le dimissioni. E non bastano neppure gli scandali, l’ingovernabilità della curia, l’accerchiamento mediatico, la viltà e l’incoerenza di tanti ecclesiastici, l’affanno di fronte alla secolarizzazione dell’Occidente cristiano.
In quell’atto di umiltà e di fede che è stata la rinuncia al papato, c’era un’intelligenza del tempo. E c’era anche lo spirito del Concilio, quello che tanti conservatori e reazionari volevano comprimere e sterilizzare, pensando che proprio il grande teologo Ratzinger fosse il giusto normalizzatore. Invece papa Benedetto ha riaperto alla Rivelazione la porta della storia. Come fece il Vaticano II chiamando i cristiani a cogliere con speranza i «segni dei tempi». E Ratzinger lo ha fatto – qui sta la grandezza del gesto – riconoscendo un proprio limite, anzi una propria impossibilità. Non ha rinnegato nulla del suo magistero, dei suoi scritti, dell’incessante ricerca di un nuovo dialogo tra fede e ragione, di quell’idea di verità che contrasta il relativismo assoluto: ma la dottrina stava diventando impronunciabile in un contesto di crescente ostilità verso la Chiesa, di fronte a incoerenze interne che il vecchio papa non riusciva più a governare, di fronte a pregiudizi che i fatti concreti (gli episodi di pedofilia, i dossier di Vatileaks, le inchieste sullo Ior, gli scontri interni alla gerarchia) confermavano e incrementavano. La rottura – cioè la scelta di spalancare le finestre davanti all’assedio – era il solo modo per riconsegnare intatto il patrimonio apostolico alla comunità cristiana.
Papa Francesco è stato eletto in questo contesto, creato consapevolmente da Benedetto...


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