lunedì 3 febbraio 2014

Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - «non negoziare la nostra appartenenza, accettare la penitenza e affidarsi a Dio» - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
3 febbraio 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.



Papa Francesco: 
Non negoziare Dio e la nostra appartenenza

Nei momenti difficili della vita non si deve «negoziare Dio» usando gli altri per salvare se stessi: l’atteggiamento giusto è fare penitenza, riconoscendo i propri peccati e affidandosi al Signore, senza cedere alla tentazione di «farsi giustizia con le proprie mani». Nella messa celebrata lunedì mattina, 3 febbraio, nella cappella della Casa Santa Marta, Papa Francesco ha riproposto la testimonianza del re Davide, «santo e peccatore», nel «momento buio» della fuga da Gerusalemme per il tradimento del figlio Assalonne. 
Al termine della celebrazione, nel giorno della memoria liturgica di san Biagio, due sacerdoti hanno impartito al Papa e poi a tutti i presenti la tradizionale benedizione con due candele poste sulla gola in forma di croce.

Ma che cosa fa Davide davanti al tradimento del figlio? Il Papa ne ha indicato «tre atteggiamenti». Innanzitutto, ha spiegato, «Davide, uomo di governo, prende la realtà come è. Sa che questa guerra sarà molto forte, sa che ci saranno tanti morti del popolo», perché c’è «una parte del popolo contro l’altra». E con realismo compie «la scelta di non far morire il suo popolo». Certo, avrebbe potuto «lottare in Gerusalemme contro le forze di suo figlio. Ma ha detto: no, non voglio che Gerusalemme sia distrutta!». E si è opposto anche ai suoi che volevano portare via l’arca, ordinando loro di lasciarla al suo posto: «L’arca di Dio rimanga in città!». Tutto questo mostra «il primo atteggiamento» di Davide, che «per difendersi non usa né Dio né il suo popolo», perché per entrambi nutre un «amore tanto grande».
«Nei momenti brutti della vita — ha notato il Pontefice — accade che, forse, nella disperazione uno cerca di difendersi come può», anche «usando Dio e la gente». Invece Davide ci mostra come suo «primo atteggiamento» proprio «quello di non usare Dio e il suo popolo».
Il secondo è un «atteggiamento penitenziale», che Davide assume mentre fugge da Gerusalemme.
...
Ecco il terzo atteggiamento: Davide «si affida al Signore».
Proprio «questi tre atteggiamenti di Davide nel momento del buio, nel momento della prova, possono aiutare tutti noi» quando ci troviamo in situazioni difficili. Non si deve «negoziare la nostra appartenenza». Poi, ha ripetuto il Pontefice, bisogna «accettare la penitenza», comprendere le ragioni per cui si ha «bisogno di fare penitenza», e così saper «piangere sui nostri sbagli, sui nostri peccati». Infine, non si deve cercare di farsi giustizia con le proprie mani ma bisogna «affidarsi a Dio».
Papa Francesco ha concluso l’omelia invitando a invocare Davide, che noi «veneriamo come santo», chiedendogli di insegnarci a vivere «questi atteggiamenti nei momenti brutti della vita». Perché ciascuno possa essere «un uomo che ama Dio, ama il suo popolo e non lo negozia; un uomo che si sa peccatore e fa penitenza; un uomo che è sicuro del suo Dio e si affida a lui».


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