lunedì 11 giugno 2012

JESUS, giugno 2012: "Caro Diogneto - 42" di Enzo Bianchi

JESUS, giugno 2012
Caro Diogneto - 42
Rubrica di ENZO BIANCHI 

Fin dalla mia giovinezza ho letto e meditato con assiduità Ignazio di Antiochia, il grande padre della chiesa: dopo le sante Scritture, le sue lettere sono state il messaggio che ha maggiormente ispirato la mia vita di cristiano e di membro tra le membra della chiesa. Il vescovo e martire insiste nell’affermare che nella vita cristiana principio è la fede, fine o scopo è l’amore. Per questo chi professa di appartenere a Cristo sarà riconosciuto per quello che opera: quindi, scrive Ignazio, “è meglio tacere di essere cristiano ed esserlo che professarsi cristiano e non esserlo” (cf. Lettera agli Efesini XIV,1 – XV, 1). Questa esigenza che Ignazio ribadiva all’inizio del II secolo vale tuttora, anche se ultimamente noi l’abbiamo sottovalutata o dimenticata e qualcuno l’ha perfino contestata.

Essere cristiani, certo, è possedere la fede, ma in alcuni casi questa fede – che viene detta certezza e magari si esprime in una militanza eloquente e aggressiva – solleva dubbi più che attirare gli uomini e richiamarli alla conversione. Ora, solo persone che sanno mostrare una conversione avvenuta per loro stessi, che sanno testimoniare la “differenza cristiana” possono narrare con la vita ciò che predicano. 


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