lunedì 5 marzo 2012

Tentazioni. Gesù, Satana e il potere dell'orgoglio di Enzo Bianchi

Lc 4,3-4:«Ora, gli disse il diavolo: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». E Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Dt 8,3)».
Occorre in primo luogo mettere l’attenzione sul «se». Gesù è stato definito Figlio di Dio dalla voce venuta dal cielo, ed è su questa condizione che il diavolo fa leva per insidiarlo: se tu sei veramente tale, puoi rifiutare la qualità umana, qualità svelata dalla fame che potrebbe condurti alla morte. Non è un caso che la tentazione primordiale riguardi l’oralità: è su questo terreno che l’uomo e la donna nel giardino dell’in-principio sono tentati e cadono. In altre parole, le tentazioni più forti si radicano nella dimensione «primordiale» della persona: appetito, aggressività, egoismo philautico… Il nostro rapporto con il cibo e il modo in cui mangiamo rivelano infatti le nostre radici, le radici del nostro comportamento in relazione a noi stessi, agli altri e a Dio.
Ma la tentazione: «Se tu sei Figlio di Dio» è tesa anche a sviluppare una falsa immagine di Dio, quella suggerita dal serpente ad Adamo ed Eva: «Voi potete essere Dio» (cf. Gen 3,5). Ovvero: il diavolo insinua a Gesù che, se lui è davvero Figlio di Dio, potrà fare a meno dei limiti, del limite creaturale che segna l’uomo, e perciò sarà capace di trasformare magicamente le pietre in pane! Davanti a Gesù vi è una pietra, e la tentazione è quella di comandarle di diventare pane: dal minerale al cibo, dalla natura alla vita, senza passare attraverso gli altri e senza tenere conto di essi; mangiare piuttosto che avere fame, e farlo in modo immediato, per soddisfare la fame, senza alcun cammino di comunione. È un sogno di onnipotenza: avere accesso e potere immediato, solitario sulle cose!...
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