giovedì 14 luglio 2011

Quante volte, figliolo? di Mirella Camera

Non pensate subito male. Non c'è alcuna allusione ai peccati contro il sesto comandamento. Quello che è successo è molto meno datato. Direi, anzi, una novità. E' stata, forse involontariamente, la contestatissima Finanziaria di Tremonti a metterlo sul tavolo aprendo, almeno potenzialmente, un discorso enorme: perché calcolare quante volte un reddito contenga il minimo pensionistico con cui vive il 50% dei nostri anziani (467,42 euro al mese) per stabilire le soglie sulle quali applicare o meno l'adeguamento al costo della vita, significa stabilire innanzi tutto una unità di misura. E da che mondo è mondo una unità di misura serve a valutare un sacco di cose. 
Se la cosiddetta "minima" , chiamata in gergo tecnico proprio "minimo vitale" è un metro, adesso ognuno di noi può calcolare facilmente il proprio grado di ricchezza non più in modo soggettivo, secondo il proprio desiderio individuale o il modello di vita cui aspira senza alcun riferimento concreto e reale, ma confrontandosi con questi pensionati che campano con < 500 euro/m, cioè l'unità di misura 1. Ogni multiplo non può più prescindere da questo confronto vivo e reale. Il bello è che il primo multiplo, cioè il doppio (un po' meno di 1.000 euro pro capite), viene definito dall'Istat "soglia di povertà"...

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