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mercoledì 17 gennaio 2018

La Chiesa resiste a Francesco sui teologi della liberazione

Josè Maria Castillo
La Chiesa resiste a Francesco sui teologi della liberazione
di Paolo Rodari

America Latina I vescovi e le università Il cileno Costadoat:
"Se le strutture non mutano andrà avanti la persecuzione"

 Il gesuita Castillo: 
"Ero abbandonato da tutti, il Papa mi ha telefonato"





SANTIAGO DEL CILE  - «Voglio essere chiaro: senz' altro Francesco rappresenta un momento favorevole per i teologi latinoamericani della liberazione.
Ma se non cambia le strutture della Chiesa, la persecuzione nei nostri confronti probabilmente andrà avanti col prossimo Papa. Il cuore della persecuzione sta nel rapporto tra la Congregazione per la Dottrina della fede e i vescovi delle diocesi dove ci sono le università cattoliche. Le strutture della Chiesa sono premoderne, di fatto appartengono al tempo delle monarchie assolute. E così rendono possibile la violazione dei diritti umani nei confronti di certi teologi. Anni fa ho dovuto difendermi con la Congregazione senza aver diritto a un giusto processo. È stato un incubo. Mi sono ammalato». Sono trascorsi diversi anni dalle persecuzioni subite da diversi teologi della liberazione sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, ma poco è cambiato. Molti vescovi conservatori continuano, come accadeva in Argentina anche ai danni di Bergoglio, a trovare sponda oltre il Tevere e a bloccare, de facto, carriere e insegnamenti. In sostanza, quei teologi ritenuti non allineati subiscono censure spesso senza conoscerne il motivo. Fra questi il teologo gesuita cileno Jorge Costadoat. Professore dell' Università cattolica del Cile e direttore del Centro teologico Manuel Larraín, Costadoat fa parte degli scrittori di Reflexión y Liberación che tanto clamore aveva suscitato con la pubblicazione del resoconto dell' incontro del Papa con i vertici della Clar, la Confederazione latinoamericana dei religiosi, il 6 giugno 2013 e gli accenni attribuitigli sull' esistenza di una «lobby gay» in Vaticano. Da tre anni Costadoat, pur avendo una cattedra, non può insegnare dopo che il vescovo Ricardo Ezzati Andrello, arcivescovo di Santiago del Cile, gli ha tolto la cattedra perché il suo insegnamento è troppo in libertà. Dice: «Ho chiesto al rettore dell' università, al decano, al provinciale, nessuno ha saputo dirmi perché il vescovo mi ha cacciato dal piano di studi».
Oltre a Costadoat, Josè Maria Castillo, 87 anni, uno dei più prestigiosi teologi europei.
Gesuita, già docente di teologia a Granada e visiting professor alla Gregoriana, nell' 88 per le sue posizioni critiche verso la Chiesa fu allontanato dall' insegnamento.
Nel 2005, con altri 11 teologi europei e americani, firmò un "Appello alla chiarezza" nel tentativo di contrastare il processo di beatificazione di Wojtyla. Fu costretto a emigrare all' Universidad Centroamericana «José Simeon Cañas», in San Salvador, dove ha inseganto per anni. Racconta: «Nel 1988 Joseph Ratzinger, allora prefetto dell' ex Sant' Uffizio, l' arcivescovo di Madrid Ángel Suquía Goicoechea e il preposito generale dei gesuiti Peter Hans Kolvenbach si incontrarono e parlarono di me.
Non so cosa si dissero. Sta di fatto che senza alcun processo e senza darmi alcuna spiegazione mi fu tolto l' insegnamento. Per anni ho vissuto con questa maledizione sulle spalle, guardato con sospetto da tutti. Ho atteso in silenzio, abbandonato da tutti.
Fino a poche ore fa quando è suonato il telefono di casa. Era Francesco. Mi ha detto: "Prega per me". È consapevole delle ingiustizie che tanti teologi hanno subìto senza motivo».
Secondo Castillo le censure sono ancora vive. Ritiene che Francesco sappia bene che esistono centinaia di teologi a cui la Chiesa ha proibito l' insegnamento per libri ritenuti dissonanti con la dottrina. E che se potesse riabiliterebbe tutti.
«Ma le forze che lo contrastano sono molteplici», dice. Castillo pensa, ad esempio, a un episodio recente: «Non molto tempo fa sono stato invitato a tenere una conferenza in una diocesi italiana.
Il vescovo, sentendo del mio arrivo, ha proibito a tutti gli istituti cattolici di ospitarmi. E ha avvisato tutti che non era opportuno venissero ad ascoltarmi. È questo il clima di paura che ancora esiste. Come esistono preti e vescovi che fanno la guerra al Papa». I motivi sono molteplici. Fra questi, problemi di carriera e prestigio personale.
Dice Castillo: «Francesco vede intorno a sé una Chiesa che si fa bella della sua liturgia, che vive di denaro e ricchezze, che propone una religione pulita e linda senza incarnarsi nelle sofferenze degli uomini. Per lui non è facile.
Incontra le stesse resistenze che incontrò Gesù dai leader religiosi del suo tempo». Per Costadoat il centro del problema sono le facoltà pontificie, per il rapporto che hanno con la Dottrina della fede: «Si tratta di un vincolo diabolico».

(Fonte: pubblicato su La Repubblica del 16.01.2018)