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giovedì 14 aprile 2016

"Amoris Laetitia" - Mons. Bruno Forte e “La gioia dell’amore” di Papa Francesco



Con il segretario speciale del Sinodo approfondiamo il dibattito nato attorno al lavoro di vescovi e laici, da cui è scaturita l’Amoris laetitia di Francesco: «La famiglia è dove s’impara a vivere relazioni umane e dove si apprende la fede».

«La Chiesa non ha fatto un Sinodo per dare o non dare la Comunione ai divorziati risposati. Pensarla così è riduttivo. Lo scopo è stato quello di poter crescere nella capacità di essere una Chiesa madre che accompagna e integra, aiutando ciascuno a trovare il suo posto nella volontà di Dio».

Monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, è stato segretario speciale del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, nei due appuntamenti del 2015 e del 2016. A poche ore dalla presentazione in Vaticano dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, dialoghiamo con lui su quali siano state le novità emerse nei lavori sinodali che possono avere avuto influenza nella stesura del documento di Francesco. E la principale innovazione, a suo parere, «è l’apertura, uno stile di accoglienza rispetto a tutti, quindi non soltanto in chi è in situazione “irregolare”. Anche la famiglia più riuscita, infatti, ha bisogno di essere accolta, accompagnata e stimolata a riscoprire sempre di nuovo la volontà di Dio per ogni suo membro. La sfida è di largo respiro».

Quali sono i capisaldi che secondo lei hanno ispirato papa Bergoglio nella stesura dell’esortazione?
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“Amoris laetitia”, “La gioia dell’amore”: così si intitola l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco, firmata il 19 marzo e pubblicata l’8 Aprile 2016. Essa è frutto al tempo stesso di un ampio lavoro collegiale e della personale impronta del Papa argentino: la collegialità dei vescovi è stata coinvolta nella maturazione delle idee espresse nel testo attraverso due assemblee sinodali, una straordinaria nell’ottobre 2014, l’altra ordinaria nell’ottobre 2015, precedute entrambe da un’amplissima consultazione in forma di questionario, cui hanno risposto le Conferenze Episcopali di tutto il mondo, oltre che molte istituzioni culturali, organismi pastorali e singole persone. L’impronta personale di Papa Francesco si coglie non soltanto nello stile che ha qualificato l’intero lavoro del Sinodo, caratterizzato per suo esplicito desiderio dalla più ampia libertà di espressione, ma anche dalla presenza di temi teologico-spirituali e di scelte pastorali che gli stanno fortemente a cuore. L’Esortazione comprende nove capitoli, distribuiti secondo un disegno organico, così presentato dallo stesso Francesco: “Nello sviluppo del testo, comincerò con un’apertura ispirata alle Sacre Scritture, che conferisca un tono adeguato. A partire da lì considererò la situazione attuale delle famiglie, in ordine a tenere i piedi per terra. Poi ricorderò alcuni elementi essenziali dell’insegnamento della Chiesa circa il matrimonio e la famiglia, per fare spazio così ai due capitoli centrali, dedicati all’amore. In seguito metterò in rilievo alcune vie pastorali che ci orientino a costruire famiglie solide e feconde secondo il piano di Dio, e dedicherò un capitolo all’educazione dei figli. Quindi mi soffermerò su un invito alla misericordia e al discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore ci propone, e infine traccerò brevi linee di spiritualità familiare” (n. 6). Mi soffermo brevemente sui capitoli secondo e sesto, rispettivamente dedicati a offrire uno sguardo sulla situazione attuale della famiglia nella Chiesa e nel mondo e a indicare proposte pastorali concrete. Il capitolo su “La realtà e le sfide delle famiglie” fa tesoro di molti contributi presentati dai padri sinodali, arricchiti da riflessioni proprie e originali di Papa Francesco: vi si presenta con realismo la situazione attuale della famiglia, mettendo in rilievo una crescente valorizzazione della dignità e del protagonismo di ognuna delle sue componenti, con attenzione ai mutati contesti socioculturali, dove “gli individui sono meno sostenuti che in passato dalle strutture sociali nella loro vita affettiva e familiare” (n. 32).
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