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martedì 8 ottobre 2013

Dopo l'immane tragedia di Lampedusa a Noto si riaprono conventi per accogliere i migranti e le Caritas di tutta la Sicilia si riuniscono a Lampedusa

Una lunga fila di sacchi verdi, allineati sulla banchina. È l’istantanea, tragica, dell’ultima strage del mare che il 3 ottobre si è consumata appena a largo di Lampedusa. I sopravvissuti sono 151, ma sul barcone erano in 500...
Tristezza ed indignazione sono state espresse al Sir da mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione episcopale per le Migrazioni (Cemi). “Una notizia che fa sorgere sentimenti di tristezza e indignazione perché non possiamo continuare a contare morti come se fossimo semplicemente testimoni”. “Le storie di persone che si mettono in viaggio, come ha detto il Papa a Lampedusa - ha aggiunto mons. Montenegro -, sono storie che si intrecciano con le nostre e quindi ci interessano. Papa Francesco ci ha interrogato se questi morti ci causano lacrime. Ecco perché non possiamo solo tenere una contabilità o rassegnarci passivamente”.
L’Ue deve intervenire. Lo chiede mons. Domenco Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, delegato per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Siciliana, che con un tweet ha espresso il proprio cordoglio per la morte degli immigrati a Lampedusa. “L'UE e l'Italia si impegni per seria politica d'accoglienza. Quest’ennesima tragedia addolora me e tutta la mia Chiesa che è in Mazara del Vallo – prosegue mons. Mogavero – ma, ritengo, riaccende i riflettori su una questione prioritaria: l’Unione Europea deve intervenire, così come il governo italiano, affinché i flussi migratori non siano affidati ai singoli territori, come Lampedusa o la Sicilia stessa. Se qualcuno pensa di trovarsi di fronte a emergenze limitate nel tempo che spera di scongiurare in breve, si sbaglia. Ci troviamo di fronte a un fenomeno più complesso che durerà negli anni, legato all’intrinseca condizione dell’uomo. È normale che ciascuno voglia migliorare se stesso, occupando gli spazi più liberi”.
“Una mattanza che deve essere fermata, non so come, ma non è possibile che questi fratelli e sorelle in umanità, muoiano in questo modo”. A parlare è don Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa, che commenta così la tragedia di Lampedusa dove un barcone con a bordo almeno 500 persone tra uomini, donne e bambini è naufragato. Appena appresa la notizia don Stefano si è recato sulla panchina del molo Favarolo, lo stesso luogo in cui lo scorso 8 luglio Papa Francesco sbarcò dopo avere deposto una corona di fiori e pregato per le tante vittime del mare Mediterraneo trasformatosi ormai da anni in un cimitero liquido. Tra i cadaveri anche i corpi di bambini. “Non ho avuto il coraggio - prosegue don Stefano - di accostarmi ad essi. È la più grande tragedia del mare che i lampedusani ricordino a memoria d’uomo. Ma adesso è necessario che questa mattanza venga fermata e subito!”. “È uno dei momenti più tragici della storia delle migrazioni degli ultimi anni”, conferma il direttore della Caritas della diocesi di Agrigento, Valerio Landri. “È paradossale - afferma Landri - che ci siano voluti i morti per ricominciare a parlare dell’argomento ed è triste che si sentano anche delle considerazioni da parte di alcuni esponenti politici che indicano nella presidente Boldrini e nel ministro Kyenge i responsabili morali di questa tragedia. Si continua a fare politica sulla pelle della gente. È un momento di grande sofferenza - prosegue Landri - in cui ogni parola è superflua, questo è il momento di fermarsi e riflettere su una legge che va rivista. Ci auguriamo che questo ulteriore versamento di sangue possa essere l’occasione propizia per lanciare diversamente un nuovo sistema di politiche dell’accoglienza”. Intanto per volere dell’arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, che nella Conferenza Episcopale Siciliana è Vescovo delegato per la Carità e la Salute, il 7 e l’8 ottobre avrà luogo proprio a Lampedusa l’incontro della delegazione regionale delle Caritas diocesane per una riflessione sui temi dell’immigrazione e per “pensare a un sistema di accoglienza unitario integrato, capace di intervenire nelle emergenze degli sbarchi come nella quotidianità dei flussi migratori”...

Alla 'Porta d'Europa' la preghiera di 

Caritas per i morti del mare a Lampedusa
Agli incontri sono presenti, oltre a monsignor Francesco Montenegro, l'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, il direttore della Fondazione Migrantes, don Giancarlo Perego, e il responsabile dell'Ufficio immigrazione della Caritas Oliviero Forti. Sull'isola di Lampedusa è presente anche monsignor Konrad Krajewski, elemosiniere della Santa Sede, inviato da papa Francesco per portare la sua vicinanza a seguito della tragedia e il sostegno ai soccorritori e quanti sono impegnati quotidianamente nelle operazioni di accoglienza. Un programma intenso che prevede due giorni di visite, incontri, riflessioni. (fonte: Avvenire)

Appello Vescovo di Noto: apriamo i conventi ai migranti

«È di grande conforto per tutti sapere che Papa Francesco è così vicino a noi in questo drammatico momento. È un incoraggiamento a raddoppiare gli sforzi per soccorrere in ogni modo i superstiti e per pregare per le vittime». Per questo, spiega padre Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa, i soccorritori hanno voluto che l’elemosiniere pontificio, l’arcivescovo Konrad Krajewski — già da alcuni giorni a Lampedusa per volere del Pontefice — questa mattina, lunedì 7 ottobre, fosse imbarcato sulla motovedetta della Capitaneria di porto dalla quale si calano i sommozzatori per recuperare le vittime, ancora imprigionate nello scafo affondato.
La presenza dell’elemosiniere sull’isola è stata colta come il segno della volontà del Papa di dare seguito alle promesse fatte l’8 luglio scorso, quando si recò personalmente nell’isola a pregare per le vittime dei continui naufragi. Aveva assicurato la sua costante attenzione e vicinanza. E così, a poche ore dall’ultima tragedia, ha inviato il suo elemosiniere a rappresentarlo in quella che lo stesso monsignor Krajewski ha definito una “celebrazione di misericordia”.
A nome del vescovo di Roma il presule ha benedetto le salme recuperate nei giorni precedenti e allineate nell’hangar dell’aeroporto locale. Con l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, e don Stefano, ha recitato il rosario. Poi è andato a visitare i superstiti, alloggiati nel centro di accoglienza. Si è intrattenuto a lungo con loro e li ha assicurati della vicinanza del Papa, il quale tra l’altro ha inviato, suo tramite, a ciascuno un consistente aiuto affinché possa provvedere alle esigenze più immediate.
In questi giorni l’elemosiniere è rimasto sulla banchina del porto vecchio per benedire le salme recuperate in mare. «È come se avessimo il Papa in persona qui accanto a noi — dicono i soccorritori — e la cosa ci conforta perché abbiamo la certezza di una vicinanza concreta e non di facciata». Non a caso questa mattina hanno chiesto a monsignor Krajewski di uscire in mare con loro: ci sono da recuperare le salme di tanti bambini che con le loro mamme avevano cercato rifugio nella stiva del barcone affondato. Ogni sommozzatore che scende porta con sè una coroncina del rosario benedetta da Papa Francesco. (fonte. L'Osservatore Romano)

L'intervista a don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana