Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



venerdì 20 settembre 2013

L'intervista a Papa Francesco - Riflessioni e commenti / 1

«Intervista? Macché intervista, è stata un’esperienza di vita spirituale, il Papa non si intervista». 
«Ero andato lì con delle domande, registratore, carta e penna, ma ho subito smesso di prendere appunti. Ascoltavo, io gesuita e direttore di Civiltà Cattolica, il Papa, il primo Papa gesuita, la commozione e l’interesse hanno preso il sopravvento». Inutile fare i complimenti a padre Antonio Spadaro per lo scoop mondiale – dal sito del «New York Times» a twitter, old e new media paralizzati dal suo colloquio con papa Francesco - la sola cosa che gli stia a cuore, nel bailamme delle telefonate, delle mail, dei visitatori che bussano al suo studio romano, è «che cosa il Papa ha detto, il suo messaggio, il suo tono. Se facciamo a pezzetti quel che dice per un titolo qui, un titolo lì, ne disperdiamo le verità». ..
Spadaro si commuove perché il Papa gli dice «Dio sta prima… sempre…Dio è un po’ come il fiore del mandorlo della tua Sicilia… che fiorisce …per primo» e riflette quando papa Francesco rivoluziona, con un sorriso, biblioteche teologiche secolari... 

Ecco, questo sono io: un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi». Nella sua lunga intervista, raccolta dal confratello gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica" e pubblicata dalle riviste dei gesuiti nel mondo, il Papa risponde così alla domanda: «Chi è Jorge Mario Bergoglio?». Domanda diretta, e persino impertinente, da fare a un Papa. In questo caso, però, è una domanda singolarmente pertinente, e quasi inevitabile. Tutti sentiamo, infatti, che c’è un legame particolarmente diretto tra il fondo dell’anima di quest’uomo che è diventato Papa e il suo modo di confermarci nella tradizione della fede che abbiamo ricevuto, ancorata sin dall’inizio alla roccia di Pietro. Tutti i commentatori, nella diversità del loro orientamento religioso o laico, ci comunicano questa intuizione di fondo: il papa Francesco, mentre ci istruisce e ci ammonisce sul modo con cui la fede della Chiesa deve toccare il cuore dell’uomo (di ogni uomo, dell’uomo che c’è ora, secolarizzato e vaccinato, e anche dato per perso) fa sempre intravedere il modo in cui questa fede lo tocca nella sua stessa sensibilità. Nel gesto, nella parola, nel tratto, nel lampo improvviso e sorpreso dello sguardo. 
Leggi tutto: Il tocco di Dio

Non è forse un caso che la lunga intervista a Papa Francesco, realizzata da Antonio Spadaro e che ha fatto subito il giro del mondo, sia uscita alla vigilia di una data importante nella vita di Jorge Mario Bergoglio. Come il vescovo di Roma ha confidato ai suoi preti, fu proprio nella festa di san Matteo di sessant’anni fa — era il 21 settembre 1953 — che all’improvviso scoprì la propria vocazione. Il diciassettenne si confessò e, come ha raccontato a Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, «mi capitò una cosa strana. Non so cosa fosse esattamente, ma mi cambiò la vita».
È lì la radice del gesuita e del vescovo che poi volle come suo motto episcopale una singolare espressione latina usata dal monaco Beda per descrivere la chiamata dell’apostolo Matteo, quando Gesù «ebbe misericordia di lui e lo scelse» (miserando atque eligendo). Espressione che esprime perfettamente il cuore del Papa, manifestato con chiarezza nell’intervista: la coscienza di essere amato da Dio e l’esigenza di rispondere a questo sguardo.
Leggi tutto: Il cuore del Papa