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sabato 9 aprile 2011

"Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta. Liberiamoci della precarietà"

"Il precariato sia sempre una fase estremamente transitoria, il più possibile breve, per poter diventare lavoro a tempo indeterminato e per dare anche la possibilità di un futuro, di un progetto di vita": è l'augurio che rivolge ai giovani e alla società contemporanea il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, commentando l'organizzazione delle manifestazioni previste oggi in diverse piazze italiane e straniere (Da Bruxelles a Washington D. C.) "Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta. Liberiamoci della precarietà"

Il 9 aprile sarà una grande giornata di mobilitazione in cui finalmente noi precari, disoccupati, lavoratori autonomi, studenti, noi giovani senza diritti scenderemo in piazza per manifestare, uniti, la nostra esistenza, per rivendicare i diritti che oggi ci sono negati, per far sentire la nostra voce e raccontare chi siamo, perché vogliamo un altro paese, un paese che investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità di realizzazione personale.
Per fare questo dovremo essere in tanti e dovremo essere ovunque.
Non una sola grande manifestazione a Roma, ma centinaia di piazze in tutta Italia da cui gridare la nostra esistenza e il nostro desiderio non più rinviabile di vivere la vita.
Consulta Le piazze del 9 aprile .


Sono impiegati nei call center, studenti, a paghe da fame in qualche (magari bellissimo) laboratorio. Sono il 30% della forza-lavoro giovanile (un record, triste). E hanno un unico comune denominatore: la precarietà.

Sbagliano le migliaia di ragazzi che manifesteranno oggi in alcune piazze italiane contro il precariato? Certamente no. Dal lavoro alla previdenza, passando per gli ammortizzatori sociali, la generazione dei 20-30enni è sicuramente penalizzata.